Intervista a Stefano Palmas

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Come diceva il Principe De Curtis (in arte Totò) “artisti si nasce, ed io, modestamente, lo naqqui”.

Scherzi a parte, mi sono sempre sentito, fin da piccolo, un artista e volevo esserlo, quindi mi cimentavo con la manualità in qualunque cosa.

Mi sono sempre identificato nell’arte visuale, fin da bambino ho disegnato molto a matita e anche a china, ma sono stati gli anni delle medie che mi hanno avvicinato maggiormente alla pittura, ho avuto dei bravi professori.

Dopo le medie avrei voluto iscrivermi all’istituto d’Arte, ma in famiglia hanno fatto di tutto per distogliermi da quell’idea e farmi seguire, invece, studi umanistici, per proseguire poi , all’università, in Giurisprudenza ed intraprendere, in seguito, l’attività forense al fianco di mio padre.

Ricordo che all’epoca pensai, potranno impedirmi di fare studi artistici, ma nessuno potrà mai impedirmi di essere un’artista.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Sono cresciuto nel mito di mio Nonno, di cui porto il nome, che è stato il più grande sarto della mia città Sassari, e di mio zio da parte di madre, Stanis Dessy, che è stato uno dei più grandi incisori e pittori del ‘900 Sardo ed Italiano.

Ma mi hanno influenzato molto, per le arti applicate, il grande Eugenio Tavolara, per la Pittura Giuseppe Biasi, Mario Delitala, e per la scultura Francesco Ciusa, comunque tutti i grandi artisti sardi vissuti a cavallo tra l’800 e il ‘900.

Costoro sono stati i testimoni di un cambiamento del mondo e dell’arte a cavallo dei due secolì.

Loro hanno avuto il compito di traghettare le nuove generazioni, non solo di artisti, da un secolo all’altro e come loro anche noi oggi abbiamo questo compito, sebbene i cambiamenti che ci sono stati dall’ottocento al novecento siano stati di natura epocale, la mia generazione vive il passaggio dal secondo al terzo millennio.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Io non cerco nulla io vivo d’arte, vivere è un’arte.

Un artista non può concepire la propria vita in maniera diversa, non ha percezione di un mondo “altro” che non sia d’arte, l’arte è in tutte le cose, l’arte è, e non può che essere, un fenomeno Culturale, è l’essenza, il distillato della Cultura, per me è primariamente comunicazione e comunicazione del bello e della bellezza che è in tutte le cose, animate ed inanimate, del mondo terreno e ultraterreno.

Non è invece vero il concetto passato, purtroppo, con l’arte contemporanea e l’arte moderna che, il bello è soggettivo e che tutto può essere definito artistico.

Vi sono e vi devono, necessariamente, essere definizioni universalmente riconosciute della bellezza, esistono delle regole auree da osservarsi nelle arti.

L’artista con la propria Arte esprime la propria interiorità e quindi anche la propria Cultura, osservando le opere di un artista, ci si accorge anche del suo bagaglio culturale in ciò che esprime, può esser meno dotato tecnicamente di altri più talentuosi nel suo campo, ma capace di far provare emozioni che altri non danno, far arrivare il messaggio in maniera più efficace.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Ho passato la vita a ricercare attraverso l’arte, la mia arte è continua ricerca e penso di essere condannato, come uomo e come artista, ad ricercare e ricercarmi, fino alla fine dei miei giorni, sono un “Cercatore”.

Non vivendo d’arte, fino a qualche tempo fa, ho potuto permettermi di ricercare a lungo, tecniche, materiali e cimentarmi in più campi delle arti visuali, produrre svariate tipologie di opere, spesso alla continua ricerca del gradimento del mercato, ma non in ottica materialistica, che non ho mai amato, ma per la profonda convinzione, frutto delle mia esperienze personali, che un’opera è bella ed efficace quando incontra il gradimento del pubblico a cui è rivolta, il che avviene, solo quando questo la ammira a tal punto da volerla fare sua acquistandola.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato non esiste, perché in realtà un mercato dell’arte, in questo momento, non esiste né in Italia né all’estero.

O meglio non esiste un rapporto diretto dell’artista con il mercato. Il mercato dell’arte oggi è un mercato di “investitori ” e non di amanti dell’arte o mecenati di un tempo, e forse lo è sempre stato.

Per cui sono i galleristi, che veicolano la loro, spesso solo sedicente, mercanzia artistica, tramite curatori, critici o storici dell’arte, intellettuali, che si prestano come marchettari, raccogliendo le briciole o gli avanzi dei mercanti, portando avanti ora questo ora quello fortunato o sfortunato artista.

I cani sciolti, che operano fuori del “Sistema” ed in antitesi con esso, come il sottoscritto, solo se hanno talento da vendere, grande cultura e preparazione manageriale, se sono bravi imprenditori di sé stessi , riescono in vita a raccogliere qualcosa.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Credo, prima di tutto non sopravvalutare le proprie doti artistiche, crescere sempre culturalmente, la cultura è tutto, soprattutto quella che si apprende con lo studio, ma anche vivendo e facendo esperienza di vita “diretta”, per essere sempre più preparati ad affrontare un mondo dove l’artista è, e non può che essere, un imprenditore come in qualsiasi altro campo lavorativo.

Anche se , purtroppo, mi sono sempre sentito dire, anche dai miei maestri d’arte e di vita, “ricordati che non si può vivere d’arte”, e non ho mai voluto dare ascolto, più passano gli anni e più mi devo rassegnare che forse è proprio così.

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Francesco Cogoni.