INTERVISTA AD ANTONIO MILLEDDU

Donne di Sennori

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Per rispondere alla prima domanda bisognerà andare alle radici.

 Il mio percorso artistico nasce “inconsapevolmente” sin dalla tenera età (presumibilmente attorno al 1957 a 3 – 4 anni – da testimonianze acquisite successivamente in età adulta), radicalmente caratterizzato da uno spiccato e innato senso dell’osservazione di tutto ciò che mi circondava, “studiato nelle forme” ed assimilato con attenzione. L’esigenza inconscia di pasticciare, scarabocchiare o disegnare spesso nell’immediato, ciò che attirava il mio sguardo è stata una delle componenti parallele che hanno contribuito alla mia crescita e forma  di comunicazione.

Quello che metterò in evidenza e citerò farà parte di tutta la mia infanzia, adolescenza, maturità ed età adulta, proprio perché  l’Arte (col senno di poi)  per me non è mai stata un capriccio, un passatempo o un hobby, ma bensì una componente naturale del mio modo di essere e poter comunicare il “mondo interiore”. 

I colori, che a dire il vero non mi sono mai mancati, hanno incentivato e rafforzato questi caratteri.

L’insegnante di Ed. Artistica  della scuola media che frequentavo, (G.B.Tuver – Cagliari – Via Venezia), viste le mie spiccate doti, mi diede la rara opportunità di organizzare  presso la stessa scuola, con mio grande entusiasmo, una mostra personale con un nutrito numero di miei  primi acquarelli e oli su tela. 

Feci in quegli anni, con orgoglio anche una targa commemorativa/bassorilievo di grandi dimensioni, in vari pezzi, in ceramica smaltata sulla figura di G.B.Tuveri, con l’omonimo nome della Scuola, visibile tutt’oggi (firmata) su uno dei suoi ingressi. 

Contribuì alla mia formazione in modo “trasversale” anche la predisposizione al Disegno Tecnico, che non a caso insegnava mio padre con le Applicazioni Tecniche.

Successivamente e contrariamente alle presunte aspettative, agli inviti ed al consiglio  datomi anche dai miei genitori, non  proseguii gli studi presso il Liceo Artistico, senza per questo defraudarne e disprezzarne i pregi e le valenze formative, ma  perché le mie convinzioni e timori strettamente personali, erano di poter incorrere in potenziali  percorsi forvianti e distorsivi sulle mie idee e mondo interiore di cui ero molto geloso. 

Ero certamente immaturo ma, convinto e determinato.

Continuai per conto mio il percorso da inconsapevole autodidatta, inizialmente anche cercando con fervore di copiare sporadicamente le opere dei grandi artisti di Arte figurativa, con il disegno base a matita, matite colorate, pastelli a cera, colori ad acquarello, tempera e primi colori ad olio.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le persone, alcune già citate, e le “figure” che  hanno influenzato la mia crescita e formazione nel campo artistico, probabilmente anche uniti ai fattori innati  ed ereditari, sono stati: 

A- In prime persone: certamente i miei genitori, ambedue  portati per il disegno, la ricerca  progettuale, la manualità e l’interesse in diversi campi. 

Tutto il loro mondo, ricco di passione, ha contribuito  notevolmente e con entusiasmo anche alla mia crescita e maturità artistica. 

B- La maestra delle scuole elementari, molto estrosa nei suoi insegnamenti con programmi  didattici ricchi tra gli altri  di componenti ed espressioni formative di carattere artistico. Fervidi nei miei ricordi : …disegno con matita e carboncino, colori (acquarello-tempera- gessetti e pastelli a cera), collage con carta colorata lucida ed opaca, modellato e dipinto sulle forme con il DAS, musica, e non da meno la  formazione di un nascente  “schema corporeo” e “coscienza di se” con la disciplina fondamentale che oggi prende il nome di Scienze Motorie e Sportive . 

C- L’insegnante di Ed. Artistica delle scuole medie, che incoraggiò notevolmente con i suoi insegnamenti le mie capacità e predisposizioni artistiche al disegno, pittura e modellato ( fu li l’esperienza dell’argilla con relativa cottura in forno e smalti in seconda cottura, anche con la realizzazione della targa commemorativa su menzionata). Ricordo le sue parole quando consegui la Licenza Media e mi raccomandò di non abbandonare mai il campo dell’espressione artistica e la pittura. 

d- Un mio zio, fratello di mia madre, sul quale nutrivo molto apprezzamento ed interesse quando si dilettava con la pittura nella cantina dei miei nonni, in quegli  anni della mia adolescenza, condividevo con lui le prime tele ed i primi colori ad olio.

Durante e dopo gli studi presso la scuola superiore (Industriale Periti Chimici), dopo la rappresentazione pittorica figurativa di paesaggi naturali, nature morte, marine, ritratti ecc., sopraggiunse l’impellente esigenza di realizzare, forse come sfogo interiore e sempre in modo figurato, espressioni pittoriche che risultarono poi essere in chiave Metafisica/Surrealista (stile ibrido tra Giorgio DeChirico e Carlo Carrà ) dettate da valenze profonde: stati d’animo, sensazioni, sentimenti, passioni, esperienze di vita maturate, ecc. Oli su tela conservati tutt’oggi come ricordo, mai esposti e pubblicati forse per riserbo, pudore e affezione. 

Portato per il Disegno Tecnico e la progettazione, iniziavo in quel periodo gli  studi universitari presso la Facoltà di Ingegneria con prospettiva di Architettura, poi abbandonati per quelli susseguenti presso I.S.E.F./ Scienze Motorie e Sportive, che dopo il servizio Militare di Leva, divenne il campo della mia professione come insegnante di ruolo. 

Nacque quindi un’evoluzione che mi avrebbe portato gradualmente alla chiave di lettura pittorica attuale, che ho voluto denominare: “Gli orizzonti della percezione”. 

Gli “Orizzonti” rappresenterebbero la linea di demarcazione ed il limite oltre il quale in determinate condizioni  e situazioni la percezione umana delle immagini, data dal  senso della vista e relativi Intelletto e Ragione, troverebbe oggettivamente difficoltà alla  “lettura” e comprensione. 

Paradossalmente, basti pensare che se non esistesse tale senso, il “TUTTO” non avrebbe significato e valenza, perché  nessuno percepirebbe la “LUCE” e regnerebbe quindi…………….. il “BUIO”  più assoluto e probabilmente non esisterebbe neanche la vita.

In tale contesto, in questa profonda riflessione si potrebbe forse celare la nostra ragione di esistenza: essere in grado di poter ammirare tutte le componenti note del “Creato”. 

L’espressione dell’uomo nell’Arte ne  è  in parte testimonianza storica; dall’Arte rupestre del Paleolitico all’Arte moderna e contemporanea.

Intorno al  1993 iniziai ad uscire dalle mura domestiche, ed iniziai a partecipare a numerosissimi concorsi e mostre collettive in molte parti della Sardegna, in Italia e alcune all’Estero, anche con realizzazioni di alcuni murales (Orgosolo e  Burcei).  In queste esperienze  ho certamente arricchito il mio bagaglio culturale ed artistico, conseguendo gratificanti lodi, premi, riconoscimenti e pubblicazioni.  

Una delle ultime mostre personali  è stata quella allestita e pubblicata con numerose opere futuriste;  gli “Orizzonti della Percezione” sul finire del 2014, presso il Museo  del Territorio “Sa Corona Arrubia” di Villanovaforru, in occasione del Progetto Arte 52 dove esponevano appunto 52 artisti.   

Nel mio percorso, quasi parallelamente agli ultimi lavori, iniziai  ad apprezzare i futuristi italiani dei primi del 900, fra i quali notevolmente Umberto Boccioni . A seguire; Tommaso Marinetti , Mario Sironi, Enrico Prampolini, Luigi Russolo, Ardengo Soffici, Roberto Melli, Leonardo Dudreville, Ottone Rosai, Fortunato Depero e tanti altri.

Per il  Cubismo il celebre Pablo Picasso.

Storicamente il fenomeno Futurista non fu solo italiano ma si allargò anche in altri paesi con numerosi altri artisti del:  Belgio, Spagna, Portogallo, Cecoslovacchia, Ungheria, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Messico, Argentina e Unione Sovietica.  

Il Futurismo, rispetto al  Cubismo, non fu meno influente , ma ne differì per modalità e teorizzazioni.  Se il Cubismo era individualista e contemplativo, il Futurismo era social-politico e aggressivo. Uno degli elementi comuni alle due correnti fu appunto l’interesse al movimento, l’attrazione per la dinamica dell’esistenza. Entrambi avversano la vecchia concezione statica. E’ tanto una nuova concezione della prospettiva quanto uno studio sul movimento e l’atteggiamento di fondo è più psicologico che letterario.

In tale contesto non a caso ho volutamente citato la mia professione, perché la passione per lo Sport anche in prima persona, dove tutto si muove ed è sinonimo di “dinamismo” ha certamente influenzato, rafforzato e dato fondamento alla chiave di lettura dei miei  lavori dell’ultimo ventennio (visionabili in parte sul sito Web: www.antoniomilleddu.it ). 

Oggi più che mai qualcuno lo chiamerebbe secondo Futurismo,  considerato attuale ed attinente alla modernità , dove tutto si muove con dinamismo e velocità.  Basti pensare al fenomeno delle nuove  tecnologie e comunicazioni di massa che avvengono  in tempo reale con tutto il mondo:  PC- File – WiFi –  Wireless – Tablet – Smartphone – Droni – GoPro – mezzi sempre più veloci e innovativi – viaggi interspaziali – ecc., ecc….. 

Prigioniera

Cosa cerchi attraverso l’arte? E c’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Tornando ai concetti  di fondo dei  miei ultimi lavori, dove appunto tutto vuole essere più psicologico che letterario, attraverso l’Arte cerco, come sempre,  di esprimere le valenze  interiori. La forza e le debolezze umane; stati d’animo, bellezza, sensazioni, sentimenti, passioni, esperienze di vita, ecc., principalmente soggettive, ma anche oggettive per tutti quelli che le riconoscono. 

Nello specifico del  “Dinamismo” tutto è articolato attraverso la mia ardua ricerca della illusoria rappresentazione  di grandezze Fisiche per natura astratte ed impalpabili:  Energia – Spazio- Tempo- Luce. 

Tutte  le componenti citate, Psicologiche e Fisiche, sono celate; dentro, attraverso, intorno e all’unisono, nei soggetti  da me volta per volta ripresi, studiati e dipinti. 

Sono convinto che più delle parole o della scrittura, attraverso il disegno, la pittura, la scultura , l’elaborazione fotografica e quant’altro, un artista motivato ed ispirato riesca a mettere “Nero su Bianco”  e mostrare in modo pressoché immediato all’osservatore attento e sensibile, ciò che vede dentro la sua mente e vuole o vorrebbe esprimere.

Nella mia Arte; non più Arte “figurativa” realista o iperrealista con strade già percorse, dove tutti vedono la stessa  “figura” rappresentata in modo univoco o fotografico anche se espressa in modo molto personale, ma  Arte“figurativa – trasfigurata – concettuale” dove gli stessi elementi o figure ripresi/e,  vogliono apparire ricchi/e di valori  articolati ed elaborati mentalmente fra loro; celati, mossi, sezionati, frazionati, segmentati, e trasfigurati appunto dalla Luce, dal Tempo, dallo Spazio e  dall’Energia  insita nella Materia  compositiva.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato? Non ci penso. Per fortuna ho il mio lavoro. Ciò che più è gratificante è il riconoscimento, gli apprezzamenti ma anche le critiche, i premi in concorsi e mostre d’Arte, le coppe, le targhe, le pubblicazioni in quotidiani, riviste d’Arte, cataloghi, albi, ecc.,ecc. 

Dico sempre: ai posteri l’ardua sentenza.

E’ comunque nota la difficile e complicata strada in cui un artista possa vivere di Arte, sopratutto orbitando in un’isola.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Ad un artista “capace” che volesse vivere d’Arte, che ovviamente non abbia già raggiunto una potenziale ipotetica notorietà, consiglierei di rimanere nel campo del figurativo/commerciale, cioè in quel genere che la gran parte della massa delle persone riesca potenzialmente a “leggere” ed apprezzare con facili chiavi di lettura. 

L’informale, l’astratto, il concettuale, e tutte le correnti  pittoriche complicate da interpretare sono sicuramente più difficili da piazzare  proprio perché poco leggibili.

 Inoltre se dovesse vivere in un isola, pur con i suoi pregi e difetti,  consiglierei assolutamente di uscire fuori verso le grandi città d’Italia o all’estero.  

Lasciatemi volare

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Francesco Cogoni.