Intervista ad Angelo Pretolani

Come e quando nasce il tuo percorso artistico?

II clima culturale in cui mi sono in-formato era quello della cosiddetta contestazione giovanile post-sessantottesca.

Erano i tempi dell’immaginazione al potere, dell’utopia, del rock psichedelico.

I miei primi lavori risalgono agli inizi degli anni Settanta, le prime performance sono del 1973, due di queste sono state poi esposte alla X quadriennale di Roma.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nessuno in particolare… artisticamente sono cresciuto abbastanza orfano.

Interessato a una diversa dimensione del fare arte, io la storia dell’arte l’ho appresa a mano a mano, mentre procedevo in me stesso considerando più importante sentire che capire o sapere.

Come ha scritto Sandra Solimano, allora direttrice del Museo d’arte contemporanea di Villa Croce a Genova,  “anche se è da mettere in conto una generica adesione allo spirito del tempo” […] la performance di Angelo Pretolani “ha ben poche analogie vuoi con gli Happenings di Kaprow vuoi con le Azioni di Vostell”..[1]

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Non cerco… l’arte è lo spirito che si manifesta.

L’artista è una figura-ponte attraverso la quale si può transitare dalla sfera materiale a quella spirituale.

Io non ho linee guida particolari… mi lascio trasportare dalle emozioni, vivendo una dimensione di sospensione, fra forma ed evento.

Scrivevo nell’introduzione in catalogo ad una mia mostra nel 2008… i miei sono “segni accidentali, indicano prossimità e distanza, alterazioni cromatiche in un infinito silenzio, in un inespressionismo oceanico… confusi e persi in un mare di nulla”..[2]

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Non mi piace la parola ricerca.

Io non mi esprimo, io mi espongo.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Credo che il mercato dell’arte stia attraversando una grossa crisi come altri settori d’altra parte.

La cosa non mi preoccupa per nulla, pur avendo venduto di tanto in tanto qualche opera non sono mai stato troppo dentro il mercato dell’arte.

Non posso dire di avere una quotazione di mercato e forse questa è una forza.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Non mi piace dare consigli… e comunque l’artista non è un mestiere.

[1] Sandra Solimano, Anni sessanta e settanta: una stagione vicina e lontana in Attraversare Genova, Percorsi e linguaggi internazionali del contemporaneo, p. 24, Skira, Ginevra-Milano 2004.

[2] Angelo Pretolani, Pittura performativa, Studio Ghiglione, Genova 2008.

Contatti: 

Profilo facebook: https://www.facebook.com/angelo.pretolani

pagina facebook: https://www.facebook.com/Angelo-Pretolani-46425652740/?fref=ts

Mail: [email protected]

https://myspace.com/angelopretolani

Francesco Cogoni.

5 thoughts on “Intervista ad Angelo Pretolani

  • Maggio 10, 2017 alle 1:36 pm
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    Grande Angelo
    meriti tutto ciò che di bello l’arte possa donare
    a te e chi valorizza il tuo lavoro.
    Immacolata

  • Maggio 9, 2017 alle 7:31 pm
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    bravo Angelo : )

  • Maggio 9, 2017 alle 7:04 pm
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    L’artista non è un mestiere ..ma il vero artista è colui che fa nascere un interesse o che permette una riflessione o semplicemente coinvolge con le immagini o le parole ..ma nelle performance di Angelo c’è molto di più…l’interazione-relazione con il pubblico che diventa a sua volte parte dell’opera..nelle foglie d’alloro come nei tratti sfumati scrive e descrive la vita

  • Maggio 9, 2017 alle 4:21 pm
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    Mi è piaciuta la frase “Vivere in una forma di sospensione fra la forma e l’evento”, penso che ti rappresenti in particolare su Fb. Buon lavoro Angelo.
    Paola Zucchello

  • Maggio 9, 2017 alle 12:07 pm
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    Bravo Angelo

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