INTERVISTA A VITTORIO VALENTE

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce nel 1985 realizzando le prime Griglie in silicone colorato e trasparente su vetrini di laboratorio sostenuti da fili di nylon montati su telaio in legno.

L’idea nasce dall’osservazione delle catene di acidi nucleici DNA e RNA ricreando un senso di ripetitività della forma schematizzata, una sorta di emblematica riproduzione della vita.

La mia idea era di rappresentare l’uomo nella sua parte più nascosta e infinitesima come ad esempio la cellula (soprattutto nei lavori dal 1987 in poi) e attraverso l’uso del microscopio , rappresentare dei simboli appartenenti ad una grammatica ancora sconosciuta.

Esiste infatti un linguaggio ancestrale, fatto di forme, di segni e di immagini a cui non siamo abituati a pensare, ma che sono parte costituenti di noi stessi ed elementi determinanti della nostra esistenza, di cui ignoriamo o non riusciamo a cogliere il profondo significato, ma che inevitabilmente fanno parte del nostro essere.

Seguiranno nel 1988 la serie dei Guerrieri Silenziosi generati dall’osservazione di virus e batteri poi dal 1990 i Dermascheletri, elementi scheletrici in ferro ricoperti di silicone trasparente, nati dalla necessita di contenere il vuoto e di evidenziare la pelle come elemento imprescindibile.

Nel 2000 nascono i Contenitori di Corpi, rassicuranti oggetti come le sedie, che vengono impellicciati con piccoli siliconici corpi biologici, intesi come parte del fruitore medesimo.

Dal 2004 in poi nascono la nuove Griglie e le nuove Cellule; questi due cicli di lavori caratterizzati dal fatto di essere tutti su tela o tavola, quindi da parete (ovviamente sempre e rigorosamente in silicone), rappresentano una mia personale rielaborazione del l’altorilievo contemporaneo.

Morbide punte in silicone, forme tondeggianti cellulari e quant’altro si ergono minacciosi o silenti dalla tela a formare schemi ripetitivi, a volte monocromatici, a volte policromatici, quasi geometrici ma sempre con grande ripetizione seriale del soggetto.

Una mitosi ?

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Alla fine degli anni ottanta e nel decennio successivo i protagonisti erano i media con le rivoluzionarie tecnologie o i nuovi materiali industriali come ad esempio il silicone.

Fu quindi la nuova produzione industriale, legata sempre più alle esigenze del tessuto sociale della vita quotidiana ad attrarre la mia attenzione, come altri artisti prima di me, ad esempio Piero Gilardi con le gommepiume, Marco Lodola i plexiglass, Franco Costalonga la plastica, i Plumcake e soprattutto la Cracking art di cui sono fondatore insieme a Omar Ronda, Renzo Nucara, Marco Veronese, Alex Angi, e Carlo Rizzetti nel 1993, movimento che cerca di superare le apparenti antinomie tra artificiale- naturale, bello-brutto.

Come la plastica deriva dal petrolio, uno dei più antichi materiali esistenti sulla terra, il silicone viene estratto dalla sabbia per sintesi chimica.

Quindi dicevo la scelta del silicone, già dal 1985 eletta come Pelle artificiale che sarà il filo conduttore di tutte le mie ricerche future.

Ci sono sicuramente altri personaggi del fare artistico che mi hanno affascinato, soprattutto Pino Pascali, vedi i Bachi da Setola e altro che il geniale artista ha creato con materiali inusuali con la parvenza di oggetti o animali fantastici.

Anche altri protagonisti del ‘900 hanno suscitato la mia fantasia, cito per l’occasione una frase del critico Germano Beringheli tratta da un articolo scritto su Repubblica il 6 Febbraio 1996 parlando del mio lavoro dice“ l’artista Vittorio Valente chiama Derma-Scheletri quei tre oggetti in ferro e silicone trasparente che fanno sprofondare lo sguardo e il giudizio in una appassionata ed emblematica annunciazione cui non sono estranei Kafka, Duchamp e, soprattutto, il Becket della trilogia ( Molly, Malone muore, l’Innominabile ) “

Cosa cerchi attraverso l’arte?

E’ sicuramente ovvio rispondere che è la comunicazione alla base della sostanza che ogni artista pone come obbiettivo fondamentale della sua ricerca, quindi cercare di comunicare, ma cosa ?

Quello che mi ha sempre attratto nella cultura della comunicazione mediale è l’uso casuale o voluto dell’inganno, dell’ambiguità, soprattutto nella comunicazione visiva.

Faccio un esempio, forse banale ma interessante, risalente alla prima guerra del Golfo; entrando in un locale dove in televisione, durante un notiziario venivano trasmesse delle immagini di fuochi, guardando distrattamente, la mia mente li ha percepiti come fuochi artificiali…erano immagini di un bombardamento notturno su Baghdad.

Forse è questo che cerco: portare lo spettatore sempre di fronte al dubbio dell’immagine, della forma, e del suo contenuto, nell’interessante rapporto tra essere ed apparire, dove contenuto e contenitore a volte non sono la stessa cosa.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Mostrandosi agli occhi nella sua lucentezza pastosa e vitrea, il silicone rivela alla prova del tatto una consistenza morbida e un calore insospettato, come un che di vivo che rimanda a una sorta di primarietà, ad una idea di origine ancora possibile per una natura replicata, simulata nell’artificialità del materiale.

Quindi scultura tattile dove il tocco dello spettatore assume una certa rilevanza, pelle naturale con pelle artificiale.

Per approfondire meglio questo concetto vorrei citare un brano di Luca Beatrice tratta dal catalogo della CracKing art del 1993 “…

C’è però un termine magico, una parola chiave che gli appartiene di fatto: Valente usa il silicone, ideale sostituto, in scala ulteriormente sofisticata, della simil-pelle dell’androide Anni Ottanta.

Con una differenza netta.

L’androide era rifatto come l’uomo per integrarsi e via via subentrargli nei momenti topici, insomma per sottrargli il potere.

L’uomo di oggi, invece vuol replicarsi con materiali plastici per correggere gli eventuali – difetti di fabbricazione -, per apparire bello e perfetto riempiendo vuoti e asportando pieni.

Una specie di piccola razza nutrita, come ha appunto osservato Jeffrey Deitch inventore dell’Artista Postumano, di interventi di chirurgia estetica, palestre, body shop e istituti di bellezza, talk show televisivi, eccetera, eccetera… “ Prosegue poi dicendo “ …Vittorio Valente lavora con il silicone ad uso idraulico che, oltre a rattoppare perdite varie è assolutamente innocuo.

E con il silicone inventa un inedito sistema di simil- pelle che è l’esatto contrario di ciò che il postumano ha deciso di imporre nel costume artistico…”.

Un ulteriore osservazione sulla tecnica in uso può meglio chiarire la particolarità di questa simil-pelle.

Il silicone viene estratto dal tubo e impastato con colori vari a seconda della cromia desiderata e poi inserito in una siringa medicale, dove attraverso una modulazione manuale ottengo, punte, gocce, grandi e piccole.

Tettonica delle masse e modulazione delle superfici costituiscono i fattori essenziali delle mie sculture.

Che emergano come rilievi dal piano o che si dispongano a tutto tondo nello spazio tridimensionale sono subordinate alle possibilità delle mani a dare forma alla materia e al suo vuoto.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Non sono un grande esperto di mercato, lo subisco nel bene e nel male come tutti gli artisti, ci sono momenti altalenanti, anche se credo che in futuro ci sarà un miglioramento, sempre crisi economica permettendo.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Penso che “fare l’artista” non sia un vero e proprio mestiere, è qualcosa che nasce da determinate intuizioni che a volte sono casuali e fortuite, anche se consiglio di studiare molto, analizzare ed elaborare il passato e il presente, per poter affrontare un proprio modus operandi nel fare arte che sia originale e che possieda personalità, occorre andare oltre gli schemi con la propria ricerca ed essere curiosi fino all’inverosimile.

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Francesco Cogoni.

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