Intervista a Valter Adam Casotto

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Dopo la fine degli studi al liceo artistico a Padova, mi sono chiesto se sarei riuscito a sostentarmi economicamente con l’arte.
Attratto dal cinema e dagli effetti visivi, mi sono iscritto a dei brevi corsi di make-up prostetico e di video operatore.
Ho quindi frequentato un laboratorio producendo effetti speciali per cinema e pubblicità e poi lavorato a delle serie tv come video maker come la serie tv di pazzi irriverenti ‘The Munchies’ in onda su MTV ed Italia1 nel lontano 2003- 2005.
E’ stato un percorso iniziale variegato… per poi trasferirmi a Londra dal 2008 e concentrarmi principalmente sul makeup prostetico per il cinema e i miei lavori personali nel campo d’arte.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?
Sono sempre stato affascinato dall’arte scultorea del Bernini o dalla pittura di William Turner ma lavorando a stretto contatto con talentuosissimi artigiani nel mondo del cinema mi sono innamorato dell’approccio e della visione personale di ognuno di loro.
Rubavo e rubo con gli occhi apprendendo molto dal settore e credo che questo sia necessario per un arista che voglia crescere sviluppare una propria tecnica personale e vivere d’arte.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?
Attraverso gli oggetti che creo cerco un contatto diretto con l’essenza stessa dell’essere umano e quello che lo rende tale. 
Un qualcosa che accomuna tutti attraverso le esperienze di ogni giorno e della vita in generale in senso più ampio.
Cerco un ponte comunicativo universale che possa farci riflettere sulla nostra essenza aldilà del tempo attraverso un soggetto assolutamente comune a tutti noi come l’epidermide. 
C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?
Al momento sono molto affascinato dal concetto che abbiamo del tempo.
Il tempo, ammesso che esista, ci aiuta a ridefinire la prospettiva che abbiamo del mondo e di noi stessi.
Questo è il tema principale che sto sondando in questo periodo.
Attraverso questo lavoro il soggetto viene catapultato ad anni di distanza innescando quesiti alla base della propria esistenza, sulle sue vere esigenze ed aspirazioni.
Per me è un’esplorazione concettuale delle sfaccettature e trasformazioni legate all’identità individuale ma anche della riscoperta di un core immutabile e comune al di la’ del tempo per ognuno di noi. 
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Definirei il mio rapporto con il mercato dell’arte abbastanza buono, in realtà è un ambiente molto eterogeneo, quindi un po’ anomalo.
Il mondo dell’arte è fatto di piccoli villaggi ed ognuno con le sue regole, però al momento sono contento. 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Attraverso i social il mercato è diventato globale e ad un artista che voglia vivere d’arte consiglio molta dedizione, ricerca e lavoro per poter affinare a tutto tondo le proprie capacità, tecniche ed imprenditoriali, non vorrei che qualcuno pensasse che il lavoro dell’artista differisca da un qualsiasi altro tipo di lavoro per dedizione.
In generale non credo esista un lavoro migliore di un altro.
 
Esiste soltanto il lavoro per il quale si è maggiormente portati e se questo è fare l’artista è il caso di rimboccarsi le maniche e lavorare duro perché il mondo è pieno di bravissimi artisti, come d’altra parte è pieno di altrettanti bravissimi lavoratori in ogni settore.
 
Francesco Cogoni.
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