INTERVISTA A SANDRA NAGGAR

Punto di rottura 2010 misure 108 x 116

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce all’età di tre anni quando sono arrivata a Roma e mia madre mi ha fatto vivere tutte le meraviglie d’arte, architettura e artigianato sparse in ogni angolo della città, per non parlare dei viaggi in giro per l’Italia e le domeniche a spasso nei dintorni di Roma a visitare di tutto e di più.

Una vera iniziazione alla bellezza.

Mentre il mio percorso da artista è iniziato invece molti molti anni dopo, nel 2011, con la mia personale di esordio “Tessere Materia Tessere Pittura” curata da Giuliana Stella in uno spazio affascinante, la Sartoria Teatrale LowCostume di Giovanna Buzzi, Silvia Aymonino e Odino Artioli, dove vengono creati e realizzati i costumi per le grandi Opere liriche di tutto il mondo, un vero privilegio per me.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Mi è molto difficile dire chi abbia veramente influenzato il mio lavoro: ho avuto una vera e grandissima passione per il Futurismo, ma c’è anche l’aspetto materico che ho colto in particolare nelle opere di Anselm Kiefer.

Nel mio lavoro ci sono tante influenze artistiche ma molte altre trovano le loro radici nell’artigianato e nella costruzione edile influenzata dal lavoro di mio nonno.

Nell’ultima opera, Metem psico Migrante, Angelo Andriulo ha visto dei collegamenti con Jannis Kounellis e Igor Mitoraj, ma in altre le influenze possono essere del tutto diverse.

In fondo nella mia ricerca c’è tanto di tutto l’immenso patrimonio di arte che ho avuto la fortuna di assimilare per decenni.

Cosa cerchi in arte?

Cerco l’emozione della vibrazione di un gesto artistico lungo e laborioso, piuttosto che quello rapido ed eclatante al quale tutti ambiscono oggi, quel gesto veloce che pensano possa cambiarti la vita.

Io non voglio cambiare la mia vita, la voglio semplicemente sentir vivere.

Sono per la qualità delle cose e non per la quantità.

Le teorie consumistiche hanno consumato il mondo, personalmente preferisco viverlo, godermelo e conservarlo.

Metem-psico-Migrante 2016

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Forse vorrei parlare dell’importanza capitale della parte intuitiva, quella che ha dato vita alla mia arte.

Innanzitutto finché ci ho messo la testa ho rifiutato totalmente di immergermi nella vita artistica, piena di sacrifici e passione intesa come patimento, specialmente nel nostro paese.

L’intuito ha prevalso perché in effetti era imprescindibile che affrontassi il mio io artista e lasciassi un po’ da parte il mio io razionale e manageriale, per poi riconquistarlo dovendo affrontare oggi una carriera artistica dove sei totalmente solo, senza supporti di nessun genere e di nessun tipo.

Inoltre è la parte intuitiva che ha segnato totalmente la mia ricerca artistica, solo con l’intuito sono riuscita a dare vita alle mie opere, ritrovando poi in esse le influenze di cui ho parlato poc’anzi.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Al momento nessuno in effetti, per ora sono la famiglia, gli amici e i parenti che hanno supportato il mio lavoro.

Per entrare nel mercato ci vogliono dei passaggi obbligatori che intendo affrontare nel prossimo futuro.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di avere una famiglia disposta a finanziarlo per molto tempo, vivere di arte è un’impresa per pochi e richiede molto tempo e, come mi dicono tutti ma io non sono d’accordo, un pizzico di fortuna.

Ci vuole tanto lavoro, tanto studio, tanta passione e tantissima costanza.

Qualcuno fa un lavoro alimentare per sopravvivere, anche in questo caso ci vogliono anni perché per fare carriera nel mondo dell’arte, il lavoro è davvero impegnativo e non può essere vissuto come un hobby.

Insomma vivere di arte è un’aspirazione di molti ma è un privilegio per pochissimi, calcolando gli anni e i soldi che investi per ottenere un risultato economico, il ritorno d’investimento è difficile da raggiungere e lo hanno solo in pochi, oggi più che mai.

Rimane il piacere di vivere ciò che si ama con tutta l’anima e un patrimonio di opere che lascerai al mondo.

Sandra Naggar Ho messo il mondo in croce - tecnica mista - 108 x 116 - 2011

Sito: http://sandranaggar.wix.com/sandranaggar

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Mail: [email protected]

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Francesco Cogoni.

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