Intervista a Sabrina Oppo

foto di Gaia Orefice

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico diciamo che è iniziato quando frequentavo l’istituto d’arte (anche se in realtà direi che è nato con me); ho sempre avuto una propensione per il disegno e per l’arte, sono sempre stata un po particolare, anche nel vestire sin dal tempo in cui frequentavo le scuole medie, alle superiori ho iniziato ad approfondire la conoscenza della storia dell’arte e ad apprezzarla in maniera più consapevole.

La mia passione per l’arte è diventata sempre più profonda.

Decisi di continuare ad andare a fondo in questa mia passione e frequentare l’Accademia di Belle Arti e li mi si è aperto un mondo; il mio!

Quello dell’arte contemporanea a cui forse appartenevo già da tempo ma li è stato il momento della consapevolezza, il momento in cui ho capito nel mio profondo che quella era la mia vita, mi apparteneva e io ad essa.

Era ciò che avevo sempre voluto fare e essere.

Penso che il mio percorso potesse essere solo questo e più passa il tempo più sono convinta di questo.

Ogni tanto mi rendo conto che non potrei fare altrimenti che questo. Nonostante sia complicato perché mi rendo conto che ho difficoltà nell’esprimere il mio lavoro a parole a volte.

Mi capita di avere dei periodi in cui ho delle pause, tra lavoro e altro capita che l’arte un po venga messa da parte…

per me questi periodi sono dei periodi in cui mi sento estremamente vuota e inutile nonostante faccia tante altre cose… ma l’arte è l’unica cosa a farmi sentire viva e non farla mi annienta.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Vedi credo che durante tutto il mio percorso tutta la storia dell’arte e l’arte contemporanea abbia influenzato il mio pensiero in maniera tanto sottile che poi in realtà se ci si pensa è difficile dire quale artista può avermi ispirato, perché forse la risposta è; tutti!

Poi vedo che questa domanda è cosi ricorrente verso gli artisti che sembra quasi che uno debba per forza avere un artista preferito o di riferimento, come avere un cantante preferito ecc…

E’ normale c’è qualcosa che ti influenza più di qualche altra, ovviamente, che trovi più tua anche negli altri artisti.

Io credo che ogni artista parli molto di se e di ciò che lo circonda attraverso le proprie opere e di alcuni aspetti della vita che probabilmente l’hanno toccato in prima persona.

Ogni individuo è il risultato delle proprie esperienze, gli artisti come i poeti, i musicisti, ecc tendono a sublimare le proprie vite attraverso le loro opere.

Certo ci sono stati degli episodi che hanno influenzato la mia vita e di conseguenza il mio lavoro.

Uno più di tutti che a modificato me, ha segnato la mia esistenza e nonostante il tempo trascorso quel momento resta un segno indelebile, una svolta; certo è un tema che in realtà è sempre presente in un modo o nell’altro nella mia ricerca.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

In realtà non so cosa cerco attraverso la forma d’arte che utilizzo, forse solo di esprimere dei pensieri e cercare delle riflessioni negli altri; se parli dell’installazione è la forma con cui riesco ad esprimermi meglio, nel senso che è la forma che in questo momento è la più completa per me, magari poi tornerò alla pittura, ma non mi bastava più.

Se parli dei materiali amo profondamente la natura e non cerco di imitarla, cerco di parlare dell’esistenza e della realtà attraverso essa.

Riguardo agli ultimi lavori, trovo interessante costringere il fruitore ad osservare qualcosa che forse altrimenti non guarderebbe.

Chi guarderebbe qualcosa di morto?

Nessuno.

La morte fa paura, la morte viene evitata, da molti anche il solo pensiero viene evitato, ma in realtà è una parte fondamentale della nostra esistenza e non possiamo di certo ignorarla, nei miei ultimi lavori ho esposto solo cadaveri o pezzi di cadaveri… e in questo caso una farfalla morta non è stata solo vista è stata “guardata” e come spesso accade quando guardi qualcosa che altrimenti non avresti visto, una volta vista ci si rende conto che questa cosa è bellissima… così le penne e le ali degli uccelli, un po come faceva Ungaretti con le sue poesie, lui ridà valore alle parole da valore allo spazio bianco delle pagine, la singola parola riacquista il suo significato la sua importanza… cosi la vita attraverso la morte.

La morte ci fa riflettere ci restituisce la consapevolezza di quanto la vita sia importante. La nostra vita è importante quella di ognuno di noi.

Il valore per la morte si è perso e cosi quello per la vita… se solo pensassimo a quante persone per raggiungere i loro sogni muoiono, penso ai gommoni nel mediterraneo, penso agli attentati… morti, su morti, su morti e noi non li sentiamo più questi morti, milioni e milioni di persone e noi non li sentiamo e la vita perde forza.

In questi giorni si parla tanto del fenomeno nato in Russia tra gli adolescenti di suicidarsi dopo aver affrontato varie prove di coraggio, è un qualcosa di molto triste, perché le persone devono sfuggire alla loro vita?

E’ perché qualcuno induce qualcun altro a perdere l’opportunità di poter vivere, sognare e realizzarsi…

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Ma la mia ricerca è una ricerca sull’esistenza, sui limiti, sull’impossibilità, è un tema ricorrente così anche la morte, le cose distrutte… che non siamo altro che noi che subiamo dei continui dolori durante l’esistenza.

La consapevolezza che non riusciremo a volare non ci impedirà di provare a farlo, anzi è proprio il limite che ci porta al superamento dello stesso.

E’ il muro, che spinge la nostra curiosità a volerlo scavalcare, nonostante il rischio sia alto.

Le cicatrici sui nostri corpi saranno il segno dei tanti tentativi nello spiccare il volo.

Capita di cadere e rialzarsi, alcune volte invece no.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato è un rapporto flebile, ho venduto pochi pezzi in realtà, ma non è una cosa che mi preoccupa tanto.

Prima forse pensavo di più a poter vivere d’arte, certo non mi dispiacerebbe, anche perché così potrei dedicarmi completamente ad essa, ma insegnare è comunque un modo per fare arte è un modo per avvicinare le nuove generazioni all’arte, c’è un gran bisogno di questo, sopratutto nel nostro territorio.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

In realtà forse non sono molto adatta a dare dei consigli simili visto il rapporto che ho con il mercato.

Il consiglio che darei e sicuramente cercare fuori dalla Sardegna, perché in Sardegna il mercato dell’arte è pressoché inesistente.

Anche se c’è qualche piccole eccezione(c’è qualche collezionista).

Comunque la preoccupazione maggiore riguardo questo tema, almeno per quanto mi riguarda è che bisogna stare attenti che il mercato non conduca il proprio lavoro in una direzione che non sia quella decisa e portata avanti dall’artista, a volte per vendere con il passare del tempo si può cadere nello stile solo per poter essere acquistati.

Con questo non dico che non si debba pensare al mercato, anzi.

Immagine di copertina di Gaia Orefice

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Francesco Cogoni.

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