Intervista a Renzo Cugis

Intervista a Renzo Cugis componente dei gruppi L’armeria dei Briganti e Filastrocche’n’roll

12044-armeria_dei_briganti

Come e quando nasce la tua passione per la musica?
E’ arrivata tanto presto da non ricordarmelo.

I miei fratelli più grandi mi hanno allevato a cantautori, il che è stato senza dubbio determinante.

Verso i 7 o 8 anni ho deciso che da grande avrei fatto o il cantante o il muratore.

Sono diventato Perito Edile e continuo a bazzicare nella musica. In fondo mi è andata bene… il muratore è un lavoro veramente faticoso.

Ora porti avanti due progetti musicali, uno filastrocche’n’roll con Gianfranco Liori e l’altro con l’armeria dei briganti, come coesistono queste due realtà c’è qualche connessione o son due progetti ben distinti?
Sono due progetti molto più simili tra loro di quanto in realtà non possa sembrare: lo spettacolo di Filastrocche’n’roll è indirizzato ai bambini, quello dell’armeria a bambini grandi.

Per quanto riguarda lo spirito con cui vengono proposti al pubblico, posso dire che sono praticamente identici.

Più che di coesistenza parlerei di simbiosi.

I componenti dell’armeria all’evenienza si trasformano nella fedele ciurma di filastrocche’n’roll, una vera rock band ribattezzata “L’armeria dei pirati.

Oltretutto Samuele Dessì, chitarrista dell’armeria, è anche il produttore artistico dei due dischi di Filastrocche’n’roll.

Tra i due progetti quale ti fa divertire di più?
Davvero entrambi.

Con Gianfranco abbiamo studiato uno spettacolo fatto soprattutto di canzoni ma con delle piccole gag che ovviamente si ripetono, ma ogni volta riusciamo a divertirci con qualcosa di nuovo: una battuta improvvisata, una stecca che diventa un pretesto per prenderci in giro… se poi aggiungi che Gianfranco non trattiene per niente la risata, riesce a contagiare sia me che il pubblico.

Con L’armeria invece c’è anche la componente fisica…l’adrenalina di un concerto è qualcosa di straordinario difficile da spiegare… e comunque non ci divertiamo di meno.

1236930_10202008902813401_1010039697_n

L’armeria dei briganti è composta da un gruppo di ottimi musicisti, quanto ti ha dato dal punto di vista professionale ma soprattutto dal punto di vista umano?
Con l’armeria ho imparato che se sali sul palco devi essere un professionista, che tu sia pagato adeguatamente oppure no.

Che devi avere rispetto per il pubblico che ti sta davanti e che ti sta dedicando qualcosa di molto prezioso: il proprio tempo.

Che quello che fai piaccia o no, hai il dovere di farlo bene.

Per quanto riguarda il punto di vista umano penso solo che senza l’armeria non sarebbero mai esistiti Andrea Lai, Diego, Mario e Stefano (Samuele e Andrea Murru erano in banca dati già da prima).

Una roba da non credere, mi fa orrore solo a pensarci.

Quali autori hanno influenzato maggiormente i tuoi testi?
I cantautori della vecchia guardia senza dubbio: Guccini, De Andrè, De Gregori e il primo Bennato.

Non avrò imparato niente, ma almeno li ho “usati” come riferimento.

Quanto conta la retorica nella tua vita?
E ora come faccio a risponderti senza retorica?

Mi barrico dietro un anonimo e sincero “moltissimo”.

Ho avuto modo di sapere che hai ricevuto la cattedra di docente all’Università di Aristan, corso in nostalgiologia, ma di preciso di cosa si tratta?

L’Università di Aristan, Facoltà di Scienze della Felicità Corso di laurea in Teoria e Tecniche di Salvezza dell’Umanità è una geniale invenzione di Filippo Martinez.

La laurea non ha nessun valore legale, ma un altissimo valore morale.

Si insegnano materie non proprio consuete a una facoltà convenzionale: solo per farti un esempio Rossella Faa insegna “Anzianità Frù Frù”.

Io invece, coadiuvato dalla quella colonna sonora che è il mio collega Samuele Dessi, sono docente di Nostalgiologia.

Nel mio corso tratterò i rischi che si corrono a provare nostalgia per il passato.

Tre lezioni serissime (la prima si è svolta domenica 14 febbraio) che però si sforzano di essere anche divertenti, nelle quali si cercherà di riconsiderare il passato per riconsiderare il presente e, tutto sommato, essergli riconoscente.

Al presente.

Per tornare al principio, ogni buona casa si costruisce mattone su mattone, progetti per il futuro?
Ho più che altro due speranze: continuare ad avere entusiasmo nel fare le cose e continuare a riconoscermi nel pubblico.

Anche perché il giorno che non sarà più così, si chiude bottega.

12038564_10207835188746908_7948636635709279476_n

Link: https://www.facebook.com/uniaristan/videos/989134894455612/?pnref=story

 

Francesco Cogoni.

Precedente INTERVISTA A DONATELLA SECHI Successivo Intervista a GIULIANO BESIO