INTERVISTA A OSCAR GIAMPAOLI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Definirlo percorso artistico lo trovo forse esagerato…

Premetto che la mia è solo una passione verso la street art e la fotografia di strada, nata negli anni ’80 frequentando qualche centro sociale a Roma, vedendo i primi murales tutti o quasi a sfondo sociale, di protesta.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Non c’è un artista preferito, la scena romana è molto interessante, nel corso del tempo ho conosciuto molti artisti, italiani e stranieri…
Stili diversi, metodi di lavoro diversi, ma soprattutto persone diverse, caratteri diversi…
Questa è la parte più interessante, conoscersi, confrontarsi e fare insieme ciò che ci piace.
Cosa cerchi di cogliere attraverso la fotografia?
In una foto cerco di cogliere l’attimo, se è una persona o un artista al lavoro, cerco di “rubare” un qualcosa che gli appartiene…
Se fotografo un lavoro, cerco di fotografarlo al meglio, gratificare l’artista e chi guarderà il suo pezzo.
La mia passione sono i luoghi abbandonati, capannoni, fabbriche, casali, grotte…
Li cerco e li metto a disposizione di artisti/amici, li supporto, li aiuto nella realizzazione, consiglio e infine posto il lavoro.
Non vi è posto migliore per un artista per esprimersi, nell’abbandono, nelle rovine di fabbricati, interagire con quello che hai intorno, per provare, affinare lo stile e soprattutto per essere libero di fare ciò che vuole.
Ma è molto di più… sono infinite ore trascorse insieme tra sigarette e caffè, sono parole, sguardi, conoscersi, trovarsi… un qualcosa che ci appaga.
Nel tempo ho avuto la fortuna di conoscere molti artisti, italiani e stranieri, con alcuni siamo diventati amici… è bello!  
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Ritengo la streetart (che è un mondo dalle mille sfaccettature e stili) un grande mezzo di comunicazione se usato a dovere.
In questi ultimi 3/4 anni, vista la moda e il tiro di questa arte, vi si sono gettati a capofitto, per avere visibilità, artisti di ogni genere, pseudo artisti che nulla hanno a che vedere con la street, curatori, galleristi e non per ultimi i politici con le loro vergognose panzane di riqualificazione del territorio.
Non ho un buon rapporto con la street art “istituzionale”.
L’artista deve essere libero da ogni interferenza per poter dare il proprio meglio.
L’arte, intesa nella sua totalità, ci affina, erudisce, tirando fuori il meglio di noi…
Senza “arte” saremo nulla.
Adoro tutte le forme di street art, fotografo di tutto, lettering, stencil, posterart, graffiti, io catalogo e archivio.
Essendo alcune forme di arte effimere mi piace mantenerle, una forma di memoria storica, ma la vera passione sono i luoghi abbandonati, trovarli, accompagnarci un artista/amico e farci un lavoro, in totale libertà di espressione, il punto più importante.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Non conosco il “mercato”, non frequento mostre, eventi o musei (anche se sono sempre informato su tutto ciò che accade).
Portando artisti in quei posti la vivo in diretta e veramente, da “purista” si potrebbe dire… e nello stesso tempo batto la città, fotografando e catalogando, faccio tutto questo insieme ad un mio grande amico e conoscitore di Street, Valentino Bonacquisti.
Non siamo più ragazzi, ma starci dietro è difficile.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Che dire a un giovane artista…
Cerca di fare sempre al meglio ciò che ti piace, ciò in cui credi…
Persevera…
magari non ti darà da mangiare, ma almeno sarai te stesso fino in fondo e buona fortuna.
E se un giorno avrai una “botta di culo”…
Meglio così.
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Francesco Cogoni.