INTERVISTA A MONICA LUGAS

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Da sempre perché da bambina giocavo con l’argilla nel laboratorio di ceramica di mio padre.
Poi più avanti, studiando Costantino Nivola per la mia tesi all’Accademia di Carrara ho avuto una forte illuminazione.

In quel momento ho capito dove cercare le forme per le mie sculture, un punto solido di partenza per la mia ricerca plastica, la mia antica terra che in quel momento sublimavo da lontano: pozzi sacri, nuraghes, bronzetti, pinnettas, muri a secco, la lingua dei miei nonni.

In questo periodo nasce Andalas, la scultura in bronzo che ha poi vinto nel ’95 il Premio Nivola per giovani scultori.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
I miei insegnanti del Liceo Artistico di Cagliari, docenti che praticavano l’arte oltre ad insegnarla, Mibelli, Brundu, Caracciolo, Olla, Marchisio sono stati i miei maestri.

Poi, frequentando scultura all’Accademia di Carrara i docenti di scultura Balocchi e Giannini mi hanno incoraggiata a cercare ispirazione nella mia cultura arcaica isolana.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Mi piace esplorare la realtà.

Negli ultimi anni il mio lavoro si è orientato verso un contatto con la gente, che si traduce spesso in lavori di arte partecipata.

Nell’ultimo ho coinvolto un gruppo di ragazzi richiedenti asilo ai quali ho scattato foto con pose che interpretano la loro condizione di fuggitivi, hanno studiato loro le pose e i titoli dei diversi scatti.

Mi hanno donato le loro maglie e i loro nomi che ho usato per il video Esclusione centrifuga.
Anche qualche anno fa grazie al collettivo Funivie Veloci ho coinvolto diverse donne del quartiere La Marina di Cagliari che mi hanno donato dei capi di abbigliamento ai quali hanno associato un pensiero sul loro personale vissuto con quell’indumento.

L’esito è stata una installazione sulle scale della chiesa di S. Eusebio a Cagliari, una composizione circolare dei vari pezzi che riproduceva la forma e i colori del rosone della facciata.

Anche a Sadali con il Monumento alla Memoria voluto dal Comune per il Cimitero monumentale del paese, ho realizzato un’altalena bianca sulla quale i bambini si possono dondolare e ricordare i loro cari.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Da dieci anni sto lavorando alla tematica della migrazione, in particolare quella tragica migrazione via mare su barconi.

Nella mostra al Museo Su Logu de s’ Iscultura di Tortolì del 2009 voluta da Edoardo Manzoni, avevo individuato un percorso visivo e concettuale che dal candore delle mammelle, dispensatrici di vita, arrivava al candore funereo di navicelle sospese dentro gabbie arrugginite e carrelli da camera mortuaria.

Il titolo Lunadigàs che nel gergo dei pastori indica la pecora sterile, è una metafora sulla nostra società spesso sterile e incapace di umanità.
La tematica è presente anche nell’ultima mostra curata da Anna Oggiano allo Spazio Invisibile a Cagliari, dal titolo Esclusione centrifuga.

Questa volta ho esposto opere colorate: giubotti salvagente fatti con stoffe africane e damascate, esposti su uno stender come merce in vendita da scegliere, un video dove Tshirt con i nomi di sopravvissuti al viaggio nei barconi vengono lavate e centrifugate da una lavatrice che non riesce a cancellarne i nomi. Mi spaventa lo “Shadenfreude” (godimento malevolo) della società nei confronti delle disgrazie della gente, di questo voglio parlare.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Nessuno, non mi interessa, sono lontana dalle logiche per me incomprensibili del mercato dell’arte.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Ad un artista non mi sento di dare consigli, agli studenti consiglio sempre di viaggiare, imparare più lingue seguire le mostre, le fiere i concorsi e credere nel proprio lavoro.


Sito: www.monicalugas.com

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Francesco Cogoni.

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