INTERVISTA A MICHELE GUIDARINI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Nasco come grafico pubblicitario con una grande passione per l’arte ed il disegno. 

Decido di approfondire gli studi artistici frequentando l’accademia di Bella Arti di Firenze, contemporaneamente a corsi di metodologia dell’arte contemporanea, scultura, design e fotografia.
Studio la pittura ad olio, l’anatomia, il disegno classico, l’incisione passando gli esami pratici a pieni voti.
Acquisisco un bellissimo bagaglio culturale e stilistico, ma decido di non seguire la strada della tecnica “perfetta” per esprimermi e rappresentare me stesso nel mondo dell’arte. 
Al secondo anno decido di frequentare un corso di pittura contemporanea con uno dei professori più folli della scuola che scopre i miei sketchbooks e mi dice letteralmente di abbandonare tutto il mio percorso e dedicarmi al mio stile, ai miei scarabocchi con cui avevo riempito ogni foglio.
Accetto e capisco che era la spinta che cercavo nella mia insicurezza giovanile.
Da qui in poi mi dedico esclusivamente a dare forza e vita al mio stile underground.
In poco tempo sono tra i nomi italiani che rappresentano la lowbrow art e del popsurrealism.
Il mio stile personale prende forza e da qui la mia carriera artistica è in ascesa, arrivando ad esporre in varie capitali europee e mondiali.
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Durante il mio percorso artistico ho studiato con attenzione lo stile e le forti personalità artistiche come Rainer, Bosch, Goya, Bacon, J&D Chapman, McCarthy, Gilbert&George, Bacon, Lichtenstein, Duchamp, Franko B, Sherman e tanti altri.
Cosa cerchi in arte?
La mia libertà.
La mia pura e incensurata libertà.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La mia ricerca più grande è stata quella di scollarmi di dosso le regole accademiche artistiche, tecniche e seguire l’impulso personale.
Ogni volta che disegno vorrei prendere un pennarello in mano e non sapere cosa è e nemmeno come si usa.
Ogni volta vorrei non conoscere il mondo per disegnarlo solo attraverso la mia immaginazione.
Ogni volta vorrei parlare della vita a milioni di chilometri di distanza dalla terra per avere un’idea pura, astratta, non vincolata da schemi, dai colori che già conosco, dalle forme che i miei occhi hanno assimilato. Vorrei creare una materia mentale partendo dalla base, da ciò che mi è totalmente sconosciuto, dalla pura immaginazione.
Questa è la mia perenne ricerca.
Impossibile direi, ma estremamente stimolante.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Il mercato è in secondo, forse in terzo piano.
Certo, non dico che vendere opere l’arte mi faccia schifo, ma non è nemmeno la mia priorità.
Ho già un lavoro, ho un studio grafico mio che mi fa “guadagnare il pane”.
Per questo non cerco l’aspetto monetario nell’arte, ma come ho detto prima, la mia libertà.
Vendere opere è sempre bello e stimolante, ti aiuta a credere che la tua arte funziona, che emoziona.
Ti fa capire che qualcuno condivide il tuo pensiero.
è uno confronto con il mondo esterno, è il tuo collegamento con la società. 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Che se parte col concetto di voler fare l’artista come priorità, non sarà mai un artista.
Se vivi la persona che sei e cerchi di sfruttare le tue capacità creative per rappresentarti non hai bisogno di pensare di vivere di arte, lo stai già facendo.
Ma a livello personale e mentale, non materiale.
L’arte non deve servire per ripagare necessità primarie o la cena del sabato sera.
L’arte è un mezzo di comunicazione per confrontarsi con un sistema, con una realtà che non ti rappresenta, deve esprimere il tuo inconscio, le emozioni, le paure, le molteplici visioni.
Ho sempre pensato che l’artista ha una dote in più rispetto alla massa.
Una dote creativa, fantasiosa, critica che non potrebbe essere traducibile con altri mezzi.
L’artista è quella persona che da vita ai sogni, agli sfoghi, solidifica e materializza ciò che nella mente è spesso solo fumo.
L’artista troppo amato, condiviso e di facile comprensione, non è un artista.
è solo un’idea, un falso raggiungimento della popolarità artistica, è una persona che cerca popolarità e per cui l’arte non rappresenta un bisogno.
L’arte è dolore, fatica, gloria nel momento del confronto e non nelle aste.
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Francesco Cogoni.