INTERVISTA A MARJAN FAHIMI

 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico inizia a Tehran (Iran), dove sono nata; ho cominciato a frequentare i corsi di pittura e disegno presso gli studi di alcuni maestri dell’arte contemporanea Iraniana (Hossein Maher e Maryam Mahin) all’età di 15 anni, proseguendo fino al 2004, anno in cui sono partita per l’Italia per intraprendere gli studi in Architettura a Roma.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Tra i primi artisti a segnare il mio lavoro posso nominare sicuramente Anselm Kiefer e Antoni Tàpies.

Sono rimasta da subito affascinata dalla loro arte materica e graffiata e dalle loro tecniche sperimentali, dove qualsiasi cosa può diventare materia base per creare.

Anche il movimento Romantico e in particolare William Turner sono stati di forte impatto nella mia visione artistica.

Forse è stato proprio Turner con le sue atmosfere tempestose, le sue tonalità di grigio e il movimento incessante dei suoi lavori a far nascere in me amore per il paesaggio nel suo attimo più sublime.

Ma dopo il mio arrivo in Italia, l’incontro con l’arte rinascimentale ha cambiato qualcosa di fondamentale nella mia visione pittorica.

Mi sono quindi dedicata allo studio della pittura rinascimentale dal punto di vista tecnico e cromatico, in particolare lo studio dei paesaggi che facevano da sfondo alle opere.

La serie SKY dei miei lavori è particolarmente influenzata da questa ricerca.

Cosa cerchi attraverso l’arte e C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare? 

La parte sperimentale dell’arte per me è sempre stata la più interessante e la mia pittura principalmente si basa sui metodi sperimentali spesso frutto di contaminazioni tecniche e di una costante ricerca di nuove forme espressive, materiali e supporti.

Mi interessa molto anche l’interazione dell’opera pittorica con l’ambiente architettonico che la ospita ed il dialogo tra loro.

Gioco spesso a frammentare l’opera in più parti per creare composizioni o distanziare la superficie dipinta dal muro per creare giochi di ombre in modo da rendere parte integrante dell’opera anche lo spazio architettonico.

Parallelamente, cerco di portare avanti la mia ricerca formale e tematica.

Il paesaggio ha sempre avuto un ruolo importante nella mia pittura, in particolare la componente naturalistica del paesaggio e la sua essenza, ovvero ciò che rende spettacolare lo stesso agli occhi dell’osservatore.

Cerco di concentrare la mia attenzione sugli elementi principali che caratterizzano la sua poetica come giochi di contrasto tra luce e ombra, movimenti della materia, colori e tessuti in modo da creare atmosfere che rievocano nel nostro subconscio visioni della natura.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

I miei primi collezionisti, come succede quasi per tutti gli artisti, sono stati i parenti e gli amici.

Oltre ad appoggiarmi economicamente acquistando le mie opere mi hanno sostenuto e continuano a farlo con la loro presenza e partecipazione costante alle mostre ed eventi che organizzo.

Inoltre ho avuto un appoggio professionale da galleristi, case d’asta e curatori sia in Italia che all’estero.  

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Sinceramente non so come rispondere a questa domanda, come accennavo prima non ho avuto l’occasione di scegliere l’arte come percorso accademico ne in Iran ne in Italia perciò non ho iniziato il mio percorso artistico immaginandolo come mezzo di sostentamento ma che semplicemente ha sempre fatto parte della mia vita.

Credo che fondamentalmente si dovrebbe scegliere l’arte come stile di vita, un’impostazione mentale per guardare il mondo attraverso l’obiettivo della bellezza.

L’arte è qualcosa che si porta avanti nonostante le difficoltà della vita quotidiana e non viceversa.

Contatti:

sito: marjanfahimi.com

Pagina facebook: www.facebook.com/marjanfahimiart

Francesco Cogoni.