INTERVISTA A MARCO FEBBRARI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Appassionato di cinema ma soprattutto della scrittura cinematografica; mi sono formato studiando, da autodidatta, decine e decine di sceneggiature cinematografiche: guardavo film e studiavo la sceneggiatura per capire come funzionavano i meccanismi della visione.

Nel frattempo la passione per il fumetto cresceva, grazie a mio padre, che cominciò a farmi leggere il Corriere dei Ragazzi, l’Eternauta di H. Oesterheld, Tex, Zagor e il Comandante Mark.

Il fumetto mi affascinava perché mi consentiva di poter creare mondi e personaggi senza i limiti della tecnologia cinematografica: bastavano una buona dose di fantasia e un bravo disegnatore, e tutto prendeva vita.

Passai anni a fantasticare e scrivere, finché non venni coinvolto da quel talento naturale di Gigi Simeoni.

Così cominciò il mio percorso artistico.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

I più importanti per la mia formazione artistica: Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock, per la consapevolezza della struttura nelle loro opere.

Nei fumetti, Frank Miller, David Mazzucchelli, Alan Moore e Magnus, autori in grado di reinterpretare i generi con una forte caratterizzazione autoriale, senza mai cadere nel banale.

In letteratura, Cormac McCarthy, Stephen King e Ennio Flaiano, autori diversi tra loro ma accomunati dall’immensa capacità di raccontare “visivamente” le anomalie dell’umanità tutta.

Cosa cerchi in arte?

Non cerco nulla, racconto la vita, la morte e tutto il contorno.

Ogni giorno osservo con attenzione il mondo che mi circonda, poi elaboro i cambiamenti che mi aiutano nel percorso, tribolato, della creazione.

Basilare, saper scremare dalla banalità del quotidiano, una potenziale idea.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Ho l’ambizione di voler raccontare l’ossessione del male nei miei personaggi: sviscerare il lato oscuro che alberga nel fondo di ogni persona.

L’oscurità con la quale, prima o poi, tutti noi dovremo fare i conti.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

È molto importante, soprattutto il rispetto per chi ti legge, non va dimenticato.

Sperimentare con la consapevolezza di raccontare, ma senza imbrogliare il lettore, che ti punisce se non percepisce il cuore e la passione nell’opera.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Scrivere, scrivere, scrivere nel caso di uno scrittore.

Disegnare, disegnare, disegnare, per un illustratore.

Mai arrendersi, perché prima o poi una porta si apre e il sogno può avverarsi.

Insomma “Siate folli, siate affamati”.

Amazzoni

Francesco Cogoni.

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