INTERVISTA A GIANFRANCESCO CATALDO

Quando e come nasce il tuo percorso artistico-musicale?
Il mio percorso nasce da quando avevo dieci anni, li è stato il mio primo approccio con la chitarra.
Poi dopo qualche anno, diciamo dopo un evento accaduto in famiglia ho iniziato a dare voce agli accordi che univo, forse cosi sono nate le mie prime canzoni…
Ricordo il titolo della prima “Il mondo è bello” … avevo una fantasia… Hahaha
Quali musicisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Rino Gaetano e Daniele Silvestri!
Rino Gaetano ha cambiato il mio modo di vedere le storie e di come si possano raccontare cose grandi con parole semplici.
Silvestri mi ha fatto riscoprire quel cantautorato ricercato e ben curato nelle armonie complesse che solo lui sa fare, ammiro di lui anche come scherza con l’ascoltatore facendo a volte anche metriche più veloci dei rapper!
Cosa cerchi dalla musica?
La serenità.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Mi piacerebbe riuscire un giorno a raccontare tante storie ed essere amato da chi mi ascolta perché magari si riconoscono in me.
Spero di apparire sincero a tutti e vorrei essere un cantastorie che fa sorridere la gente dato che ormai pochi lo fanno…
Qual’è il tuo rapporto con le case discografiche e che possibilità ci sono di emergere?
Le case discografiche hanno comunque un ruolo importante in Italia ma diciamo nel mondo, parliamo chiaro, senza una buona produzione non si va da nessuna parte!
Quello che forse criticherei delle etichette major non indipendenti è solo il modo di trattare gli artisti.
Molte di queste etichette ora sono grandi industrie che producono di tutto, ma di tutto nel vero senso della parola, e forse per alcune di queste è meglio lasciar perdere la musica.
Attualmente io sono legato alla AlfaMusic di Roma che è un’etichetta indipendente che mi ha preso dal nulla e che, con un percorso ben preciso è al mio fianco.
Forse il salvabile della discografia è proprio qui, nelle piccole industrie, nell’artigianato della musica, nel piccolo ma buono.
Cosa consiglieresti ad un musicista che vorrebbe vivere di musica?
Di farsi il segno della croce!!!
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Francesco Cogoni.

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