Intervista a Flavio Tiberio Petricca

Flavio Tiberio Petricca è nato a Roma nel 1985 e vissuto a Montelibretti. Ha studiato pittura fin da giovanissimo grazie alla nonna paterna, Marisa Giordani, una pittrice dilettante che vanta una grande istruzione in materia grazie a grandi artisti, suoi contemporanei, come il maestro Giorgio De Chirico e Greco. Sempre affascinato dall’arte, quando ha potuto, all’età di 18 anni ha iniziato a frequentare lo studio di Farfa della pittrice Caterina Ricca, dove ha arricchito le sue conoscenze tecniche sul colore e la composizione. Ha iniziato a fare le prime esposizioni in alcuni locali di zona e piccole gallerie già dal 2007, e ha continuato a lavorare ed esporre tra Latina, Roma, Rieti e Madrid fino al 2012. Ha cominciato con il figurativo classico, producendo affreschi e acquerelli; per poi ricercare una sintesi priva di colore e di prospettive, fino all’astrazione sfociata nell’informale. 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Inizio a studiare arte come storia, come studio dell’opera e delle varie tecniche già in tenerissima età, supportato dalla mia famiglia.

Praticamente ho studiato tutta la vita questo, passandoci quasi tutti i giorni della mia vita sopra, crescendo e maturando, quindi, prima che come persona, come artista… se così già mi posso definire.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Principalmente non sono stato colpito da nessun colpo di fulmine che mi ha poi portato su questa strada, come scrivevo prima, è una forma mentis imprescindibile dalla mia persona.

Sicuramente la grassa e liquida e sensuale pittura del Tiepolo, e della scuola veneziana in particolare, ma anche la pittura di P.P.Rubens, o di Luca Giordano mi hanno segnato molto, ma non di meno la genialità arrivista di un Manzoni o di un Kline.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Attraverso l’arte cerco Dio, cerco la scintilla di un energia nell’anima tanto alta che sia in grado di farmi abbracciare il tutto contemporaneamente e per il tutto, intendo la vita.

Quindi un cresciuto senso vitale, per dirlo in modo più pratico o come lo definirebbe Berenson, ma io preferisco chiamarlo Dio.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Della mia ricerca che si è sviluppata attraverso l’ossessione estetica delle superfici e del loro senso tattile, del carisma suscitato da questi e della forma che riuscisse ad amplificarlo, anche se a oggi si riduce tutto questo a un singolo punto nero.

“Fall-Stop!”

Qual è il tuo rapporto con il mercato e cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Cosa consiglio ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Che se è maturato abbastanza da essere davvero un artista, questo problema, oggi, non lo ha.

Pagina facebook: https://www.facebook.com/petriccaflaviotiberio/

Francesco Cogoni.

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