INTERVISTA A FILIPPO LO IACONO

  
Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Attrazione, curiosità, fantasia, creatività già presenti sin dal mio primo decennio di vita, in parte nati con me e a tratti stimolati positivamente dal rapporto familiare altalenante, fatto da privazioni sofferenze e piaceri della mia prima adolescenza, elementi importanti che determineranno più avanti l’interesse e le scelte nella formazione che segnerà l’inizio vero e proprio dei miei primi lavori.Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

L’attività familiare in ambito di antiquariato e opere d’autore gioca un ottimo ruolo, accostandomi a bravi artisti dell’epoca che allargano le mie conoscenze tecniche e non solo attraverso la loro esperienza artistica culturale contemporaneamente allo studio liceale e al lavoro.

Aver frequentato diverse tavolozze di maestri autorevoli, non influenzano particolarmente il mio percorso che vede già un interesse chiaro al periodo degli impressionisti, del realismo, dei macchiaioli e non solo, oggi insieme si fondono ai miei occhi creando questo mondo nuovo dove esprimo emozioni e ricerca gioie e sofferenza, passato e futuro in un figurativo contemporaneo innovativo.Cosa cerchi attraverso l’arte?

Ho sempre dato un grande valore alla parola Arte e definirsi artisti ce ne vuole.
Credo che sia stata e lo sarà per sempre un grande strumento di comunicazione, ma come prima cosa riuscire a capire ed esplorare dentro di noi ciò che siamo veramente confrontandosi più volte dare un identità decifrare svelare l’evoluzioni che la maturità ci dona nel corso della vita, estrinsecare e lasciare traccia della nostra esistenza utile alle nuove generazioni, ricordando di un generoso passato in bilico nella sua bellezza un presente sofferente e propositivo per il futuro.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?Se dicessi sui materiali, sull’uso di nuove sperimentazioni o chissà cos’altro e cosa avrei inventato o creato oggi?

Non credo di realizzare delle opere che vengono fuori cosi, nasce un progetto, la mano esegue e qualcosa di grande, misterioso, intimistico si impone, credo si chiami anima, un universo inesplorato ancora in parte sconosciuto, comincia a dialogare, saltano schemi, teorie, regole, così i colori, i segni, le forme, diventano espressione…
Piuttosto catalizzare emozioni che diano quel contributo voluto che ci portano oltre all’immagine cosi come guardare e Osservare e allora…

Come la bellezza radiosa, raggiante, cercare e ritrovare il suo splendore anche privata dalla luce, nel buio assoluto.Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Grazie all’impegno e ai risultati ottenuti che mi hanno permesso di crescere, posso dire sufficientemente accettabile, sicuramente migliorabile.Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Sei veramente un Artista?
Allora credici …
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Francesco Cogoni.
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