Intervista a Valerio Pisano

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Da quanto rinvenuto negli archivi delle cantine, cioè libri della terza e quarta elementare, completamente disegnati, o meglio pasticciati,  si può stabilire un presunto inizio in quel periodo.

Infatti questo uso della penna bic, sui libri scolastici era il sistema che avevo trovato per volare via dalla lezione verso il mondo della fantasia. In questo modo la mia distrazione non veniva notata dalla maestra che pensava probabilmente che prendessi appunti. Tutto questo avveniva negli anni 76/77.

Ma anche negli anni successivi i testi avevano tracce di bic, compresi i banchi e ogni superficie a portata di penna. Tralasciando il periodo in cui disegnavo mostri e usavo i fogli da disegno come “diario di bordo” della mia vita adolescenziale, disegnavo, ricoprendo i fogli da disegno senza lasciare libere parti bianche ed in altri casi lasciando minimi spazi bianchi, che mi costringevano a lavorarci sopra per mesi. Per evitare questo ho cercato di concentrarmi nell’evitare questo “travaso” di inchiostro, facendo disegni meno compatti e con un tratto delicato, fino a riuscire a creare un tratto tanto impercettibile da ingannare l’osservatore. Infatti molti di questi lavori sono stati confusi a primo impatto con delle stampe. Il tutto con grande soddisfazione del sottoscritto.

Ho aperto parentesi con i colori ad olio e tecniche miste. Ma l’uso della penna mi rappresenta sicuramente più di ogni altro tipo di tecnica.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Penso che tutti i giorni siamo condizionati anche inconsapevolmente di quello che vediamo, che sentiamo. La mia più bella soddisfazione è stata quella di creare un mondo parallelo fatto di penne vive. Partendo da questo non riesco a legare questo fortunato filone ad una persona, un artista. Cerco sempre di essere più originale possibile.  Non avendo risposta a questo quesito spero che un più attento osservatore dica il proprio parere in merito, paragonarmi ad uno o all’altro artista. Io assorbo tutto, guardo tutto e l’ispirazione potrebbe arrivare da qualsiasi cosa.

La nascita degli autoritratti delle penne è sicuramente casuale. Nel 2009 in un momento di noia disegnai, senza troppe pretese, una penna bic. Un medico prese la penna disegnata come fosse una penna vera. La sua sorpresa nel vedere che si trattava di un disegno, e la mia sorpresa nel vedere la sua sorpresa, è stata la “scintilla.”

Infatti da quel momento ho cominciato a disegnarla in tutti i modi. Dandole le forme più inaspettate, trasformandola in qualsiasi cosa, facendole spuntare braccia e gambe, dandole vita e parola.

I disegni e le animazioni sono il risultato di questa fortunata serie.

Nel 2011 durante un trasloco trovai dei vecchi libri delle elementari. All’interno di uno di essi c’era un album da disegno dove c’erano disegnate due penne.

Io non ricordavo di averle disegnate. Questa è una cosa incredibile che collega a filo doppio la mia vita da scolaro con quella attuale. Un filo lungo circa 30 anni.

 

Cosa cerchi attraverso le forme d’arte che utilizzi?

Tante cose. L’originalità, la novità, la bellezza, la trasformazione ed a volte la dissacrazione. Cerco di trasmettere un’emozione, bella o brutta che sia. A volte le parole non sono sufficienti a sensibilizzare le persone a migliorarsi, diciamo così. Cerco quindi di trasmettere un messaggio visivo, sonoro, sensoriale, che riesca a fare breccia all’indifferenza su certi argomenti. Se questo dovesse avvenire quanto meno ha suscitato una riflessione nel fruitore.

Però ci sono anche i momenti in cui le cose che creo sono finalizzate a donare un sorriso. A volte riesco a trasmettere queste due cose con una sola creazione.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Mi piacerebbe parlare di una delle cose che non mi hai chiesto. Ma non avendomela chiesta non posso rispondere.

Naturalmente sto scherzando.

Il tempo è quello che mi assilla maggiormente. Infatti ho una marea di appunti di idee, progetti, tutti accantonati proprio per mancanza di tempo.

 

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Il Mercato.

Il Mercato, nel mio paese natio, da quando ho memoria, lo facevano e lo fanno ancora il giovedì. Assieme ai venditori di abbigliamento, ortaggi, pentolame e strofinacci, c’era anche il venditore di polli arrosto. In buona sostanza tutti i giovedì si mangiava il pollo arrosto. Quindi quando qualcuno pronuncia la parola “Mercato” in automatico mi viene da pensare “giovedì pollo!”.

Ecco questo è il mio rapporto con il mercato. 

 

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Non penso di essere all’altezza di dare consigli in tal senso.

Penso che i percorsi siano tantissimi, non sempre legati alle vere capacità dell’artista.

Sicuramente non deve nascondere la propria passione dentro un cassetto.

Quindi deve provarci.

Poi durante il percorso, confrontandosi con critica, con altri artisti, con le persone, si renderà conto delle proprie potenzialità.

 

Sito web: http://www.valeriopisano.it/it/

Pagina sul sito Regione cultura: https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=36381&v=2&c=2472&c1=2818&visb=1&t=1&fbclid=IwAR2y3_tvtV2iVXg5OLoJDv-8hlvjRZ9tHqtcIdHvt9NwkZc4_Oyf1AylWkQ#prettyPhoto

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Francesco Cogoni.