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Intervista a Paolo Tagliaferro

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

La passione per il disegno e per la pittura nacquero quando ero molto piccolo, quando presi per la prima volta una matita in mano, cominciavo già durante l’inizio del mio primo anno di vita a fare scarabocchi.

Io provengo da una famiglia dove l’arte si è sempre tramandata; Quando ero piccolo, all’età di 5-6 anni, osservavo molto mio nonno e mio papà che disegnavano continuamente, mio nonno paterno aveva la passione per i disegni a china e disegnava volti di persone e animali o scene di caccia e mio padre dipingeva ad olio e ad acquerello. Principalmente da loro ho ereditato la passione per il disegno e la pittura.

La voglia di disegnare era spontanea e volevo farlo sempre quando vedevo loro disegnare e dipingere.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Principalmente mio padre che mi ha trasmesso la passione poi durante la mia crescita artistica ho incontrato molte persone che hanno creduto in me e nel mio talento.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Attraverso la mia pittura non voglio dimostrare un virtuosismo pittorico, ma dipingo per passione ciò che mi da più soddisfazione.

La mia crescita pittorica è centrata sull’evoluzione della mia identità perché dipingere con molta pazienza è una cosa innata dentro di me e perciò quando dipingo le mie opere emerge il mio modo di essere calmo e paziente nella vita.

C’e’ una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Recentemente dopo anni di pratica pittorica, ho avuto un piccolo cambiamento nella mia produzione.

Riflettendo molto durante il 2020 sono arrivato a sviluppare la mescolanza del paesaggio con la natura morta o il ritratto, ma non un semplice paesaggio, ma qualcosa di surreale che esiste e che non esiste.

Riprendendo in mano un quadro lasciato fermo per due anni che rappresentava una zucca, l’ho portato a termine quest’anno, finendo bene il soggetto della zucca in primo piano, e nello sfondo in lontananza ho realizzato un cielo, ma un cielo terribile e burrascoso, come una tempesta.

L’ ispirazione del cielo l’ho trovata scattando una fotografia a un terribile temporale che stava arrivando sopra la mia zona l’estate precedente e l’ho trovato così minaccioso che ho deciso di dipingerlo in questa natura morta e il risultato finale del quadro ne è uscito quasi surreale.

Dopo questa prima prova su questo quadro, ho iniziato a progettare altri quadri che vorrei però spingere verso una realtà ancora più immaginaria, però sempre dipinti in stile iperrealista.

Con questo progetto nato nel 2020 ho intenzione di sviluppare una nuova rappresentazione che farà parte di un ciclo delle mie prossime opere negli anni futuri, e questa idea mi ha dato una nuova fonte di ispirazione.

Qual e’ il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato dell’arte è saturo negli ultimi anni e le gallerie d’arte stanno soffrendo molto la concorrenza on line, soprattutto negli ultimi 4-5 anni.

I collezionisti sempre di più ricercano gli artisti in modo on line per gli acquisti delle opere.

Io con le gallerie d’arte lavoro molto raramente rispetto al decennio scorso, perché gli inviti più importanti alle mostre sono stati nelle pinacoteche o in qualche museo importante dove certi critici d’arte che conosco allestiscono delle mostre collettive molto grandi.

Le mie opere sono spesso richieste dai collezionisti che mi cercano attraverso il web o vengono a trovarmi per vedere se ho opere disponibili.

Credo che il rapporto tra artista e gallerista nella sede fisica di una galleria in questi anni verso il 2020 sia del tutto finito ormai, proprio per la massima diffusione nel web per gli artisti e tutti i mezzi tecnologici per farsi conoscere attraverso molti social, e cosi si può scegliere le opportunità migliori per esporre dal vivo i quadri nel mondo.

Ormai quasi nessuno va più a comprare in una galleria d’arte, prima di tutto perché il gallerista è costretto a tenere i prezzi molto elevati delle opere per poter pagare poi gli artisti in caso di vendita. Si parla del 50% sulla vendita tra gallerista e artista, e molto spesso l’artista deve anche pagare una certa quota al gallerista (che è assolutamente inutile). E’ assolutamente inutile perché chi sa davvero credere nel talento di un’artista non chiede soldi per esporre in nessun caso e le mostre serie devono sempre venire promosse da enti culturali come sponsor che pagano la pubblicità e i cataloghi.

Purtroppo questo è un argomento ancora molto vasto di cui avrei un elenco infinito da raccontare sulle esperienze che ho avuto, ma credo di aver reso l’idea con l’esempio che ho fatto.

 

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Il consiglio che vorrei dare a un artista che vorrebbe vivere d’arte, è prima di tutto studiare la storia dell arte molto bene.

Poi apprendere il più possibile le tecniche artistiche per padroneggiarle, e imparare a disegnare e a dipingere bene come facevano gli antichi maestri del passato per poter trovare una propria interpretazione e uno sviluppo personale nei propri quadri. Poi visitare tante mostre di tutti i tipi di pittura, perché ogni quadro, qualsiasi tecnica con cui sia eseguito, o la rappresentazione che ha, può essere un accumulo di spunti per creare.

Un altro consiglio molto importante è osservare la natura e i suoi colori in tutte le varie ore del giorno per capire come cambiano le luci e le ombre perché è attraverso l’attenta osservazione che si può percepire ogni colore che useremo anche nella pittura.

I grandi maestri del passato erano anche grandi osservatori.

La rivoluzione dello studio della luce e dell’ombra, della prospettiva cromatica, la ricerca dei dettagli, tutto questo ha reso grandi gli artisti del passato, oltre al loro talento e alle rappresentazioni.

Anche se siamo in un secolo di tecnologie, l’arte manuale non andrebbe mai sottovalutata, qualsiasi siano le scelte che si fanno in campo artistico, anche per usare i programmi sofisticati di grafica, serve conoscere la teoria dei colori.

 

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Francesco Cogoni.