Intervista a Mauro Patta

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho fatto il Liceo Artistico a Cagliari e dopo qualche anno da lavoratore ho deciso di andare a Firenze a studiare all’Accademia di Belle Arti.

Ho sempre dipinto quadri, nel 2014 ho vinto un concorso di murales nel mio paese natio e da quel momento mi sono innamorato dell’arte muraria. L’essere sempre a contatto con la gente, in continuo confronto è impagabile. Da allora continuavo a fare murales i fine settimana, principalmente in Sardegna, anche se lavoravo come pittore di porcellana alla Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. A inizio 2019 ho deciso di lasciare un posto di lavoro a tempo indeterminato e tornare a vivere in Sardegna con mia moglie per seguire il mio sogno, facendo di quest’arte la mia attività principale.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente la tua arte?

Naturalmente l’esperienza toscana e l’Accademia sono state fondamentali per il mio percorso artistico e di vita. Ho iniziato l’arte muraria prendendo esempio dai muralisti storici sardi ma in questo momento prendo ispirazione da tanti Street artist internazionali.

Cosa cerchi attraverso la pittura muraria?

Mi sono avvicinato a questa pratica per il suo ruolo sociale, lo stretto contatto con le persone e la possibilità di riqualificare spazi urbani. Creare un’opera per tutti, anche per chi non se la può permettere è una cosa impagabile e l’arte può essere il giusto carburante per i piccoli centri abitati che hanno fame di cultura, bellezza e confronto con l’esterno.

Penso sia molto importante andare avanti senza dimenticare le proprie radici. Mi definisco un ponte tra il muralismo classico sardo e la street art contemporanea. Il mio obbiettivo è stimolare i ricordi degli anziani, far riscoprire le proprie radici ai giovani e far conoscere la storia e le tradizioni di un posto ai visitatori. Tutto questo cerco di farlo in una chiave più moderna, ottenendo quindi, l’attenzione di tutti e ho capito che in Sardegna c’è bisogno di un muralismo legato alla tradizione ma fresco e contemporaneo.

C’è una parte della tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Ho lavorato 4 anni come pittore di porcellana alla Richard-Ginori e penso che questo mi abbia influenzato non poco nella mia scelta di usare parti decorative più grafiche, alternate naturalmente con la mia pittura figurativa. Di conseguenza ho iniziato a fare una perenne ricerca dei tessuti sardi che utilizzo spesso nelle mie opere. Presto molta attenzione alla composizione, cercando sempre dei tagli fotografici che aiutano l’opera a rimanere fresca.

Qual è il tuo rapporto con il mercato dell’arte?

Posso dire di essere molto soddisfatto di me stesso perché riesco a vivere della mia arte.

Ho un diretto rapporto con i miei committenti che variano da enti pubblici, associazioni, cooperative e privati senza aver avuto nessun aiuto da intermediari come curatori o galleristi.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Sicuramente il mio consiglio è di perseverare nei propri obiettivi ed essere costanti. Procrastinare non porta da nessuna parte. La visione poetica dell’artista bohémien non è realistica. Solo con il duro lavoro si possono ottenere dei buoni risultati. Chiaramente questo è solo il mio pensiero.

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Francesco Cogoni.