Intervista a Luisa Schirru

  
Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico nasce 20 anni fa all’improvviso e apparentemente per caso. Ora potrei invece definirlo un insight: tutte le esperienze “artistiche” vissute fino ad allora sono emerse condensandosi e orientandomi, in particolare, verso il linguaggio pittorico.
Non riesco ad individuarne con precisione.
Credo che appartenere alla terra in cui sono nata con “millenni di silenzi alle spalle, di tentativi di poesia, di pani per le feste, di fili di telaio…” ( per dirla con le parole di Maria Lai) e, aggiungo , di profumi, di fortezze, di luce accecante, di ramadure, di ballu tundu, di cieli stellati, di miti e racconti intorno al fuoco, abbia contribuito a nutrire il mio immaginario e a guidare le mie mani.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?
Cerco me stessa, cerco un costante ritorno all’origine per alimentarmi di nuove immagini, cerco l’animo umano in tutte sfaccettature in cui si presenta.
L’intreccio tra la narrazione e la gestualità: a voler tracciare un’analogia penso alle stesure di colore come a delle trame dove i fili rappresentano i segni che impressi danno luogo ad una pittura intima, silenziosa, senza troppe concessioni alla parola, dove sono i tratti essenziali a conferire senso all’opera e il colore a favorire l’ immersione ed emersione immaginativa.
Ho ragione di credere che imbastire, tessere narrazioni e declinarle sul piano pittorico realizzi spazi di relazione, di identificazione e rispecchiamento in chi osserva.
È in questa dinamica che avviene l’incontro, che trovo sempre nuovi spunti di indagine.
Non ho un vero e proprio rapporto con il mercato.
Lo definisco un esempio di “non luogo” della contemporaneità al pari di tanti altri.
Per ora mi tengo in una posizione di osservazione e continuo a raccogliere elementi di valutazione.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Non ho particolari suggerimenti se non quelli che riservo a me stessa e che quindi credo possano essere adeguati solo per me stessa.
Creare e condividere la propria arte in una logica di socializzazione del proprio pensiero artistico è già una parte che “sostiene” la vita della persona che crea mentre per ciò che riguarda il sostegno economico che ne potrebbe derivare nutro dei dubbi: temo non sia semplice vivere d’arte.
Francesco Cogoni.