Laura Saddi “La mia vita procede tra normalità e bassi”

Come procede la vita in questo momento difficile?
La mia vita procede tra normalità e bassi.
Ho sempre avuto l’ansia del tempo: di non averne abbastanza, di non utilizzarlo al meglio, di essere impossibilitata, per motivi esterni, a farlo fruttare.
Non fanno che ripeterci di stare a casa e approfittare di tutto questo tempo libero, ma io non ho la stessa percezione: la giornata continua a essere di 24 ore e molte delle cose che avrei dovuto e voluto fare possono essere svolte solo all’esterno.

Alle volte mi viene da piangere e mi sento in colpa perché non sto riuscendo a mantenere delle promesse importanti, altre volte penso che questa reclusione per molti potrebbe essere l’opportunità di non assumersi responsabilità.
Vedo il mondo fuori dalla mia finestra che continua ad andare avanti e non mi aspetta.
Poi mi faccio coraggio e mi dico che sono molto fortunata, convivo con un uomo fantastico, due cani e tre gatti, ho una casa che mi permette di affacciarmi su più panorami e, soprattutto, posso ancora dipingere.
Stai lavorando a qualche progetto artistico?
Avrei dovuto avere due mostre in primavera perciò, a inizio “quarantena” ho pensato di avere del tempo in più (te l’ho scritto, è una mia ossessione!) per poter realizzare altri lavori da aggiungere.
Da grande fiduciosa nella scienza pensavo che l’emergenza si sarebbe risolta presto e le mostre sarebbero solo slittate.
Quando ho realizzato che la situazione non era così semplice, ho “parcheggiato” quei lavori e ho iniziato una nuova serie con uno stile più rapido e che ha per tema l’abbraccio.
La pandemia mi ha fatto riflettere su quanto sia precaria la nostra esistenza, non che prima la considerassi molto stabile e sicura, perciò ho bisogno di buttare giù i miei lavori in maniera più immediata.
Inoltre penso che lascerà un segno indelebile nelle nostre abitudini: il terrore fomentato dai media e da certa politica non ha fatto altro che ingrassare tutte quelle persone piene d’odio e rabbia repressa che hanno contribuito a seminare ignoranza e diffidenza per il prossimo.
Credo che il timore di essere contaminati rimarrà anche dopo l’emergenza e che saranno in tanti ad avere paura dei baci e degli abbracci.
Ma ho fiducia: non c’è niente che riempia il cuore di speranza più di quanto lo possa fare un amore giovanile.
Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?
Ho la fortuna di avere il mio spazio di lavoro in casa quindi sto continuando a progettare e dipingere con i materiali che ho perchè in questo periodo è diventato difficoltoso reperire colori.
Il bianco di titanio è diventato merce rara! Mi continuo a ripetere che non sono stupida perciò troverò una soluzione a tutte le mancanze.
Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?
Con i fruitori molti appuntamenti sono saltati.
I social stanno permettendo un contatto anche se molto limitato.
Sono del parere che la maggior parte dell’arte visiva vada fruita dal vivo.
Un dipinto, una performance o un’installazione soffrono molto nell’essere canalizzati solo via web.
La stessa cosa magari non avviene per certi tipi di illustrazione o video.
Trovo che siano lodevoli le iniziative intraprese dai musei e gallerie di regalare delle visite guidate o vere e proprie lezioni sui pezzi delle loro collezioni.
O anche alcune iniziative di beneficenza come quella di MancaSpazio che, su idea di Chiara Manca e Maria Jole Serreli, hanno chiesto agli artisti di mettere in vendita alcune opere il cui ricavato andrà totalmente devoluto a Emergency Sassari per sostenere la città più martoriata dal virus in Sardegna.
Approfitto dell’occasione per condividere il link: https://www.facebook.com/mancaspazionuoro/
Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?
L’artista può fare diverse cose: chiedersi se la propria produzione è realmente contemporanea a ciò che stiamo vivendo e provare a formulare delle risposte, può continuare a criticare la società, il mondo dell’arte, fare beneficenza, aiutare con i propri mezzi chi, esattamente come lui, sta affrontando un periodo difficile.
Può anche decidere di alleviare gli spiriti e regalare un po’ di distrazione.
Sono tutte scelte che si dovrebbero fare anche quando non siamo in emergenza sanitaria.
Secondo te, come cambierà il mondo, ma sopratutto i mercati dopo la fine del covid-19?
Come ho scritto sopra, credo che nel mondo rimarrà la diffidenza verso il prossimo.
Ovviamente la colpa non è solo per il virus SARS-CoV 2, perchè già da prima si respiravano ambienti di sapore medievale.
I mercati, ma lo stiamo vedendo già ora, continueranno a rimarcare i confini tra i ricchi, benestanti e poveri.
Non tutti i lavoratori godono delle stesse coperture previdenziali perciò saranno in tanti a rimanere schiacciati da questa crisi e il mercato dell’arte non fa differenza.
Perciò spetta a tutti quanti evitare che i più deboli soccombano.
Spero che gli artisti e chiunque sia dotato di intelletto contribuisca a combattere l’ignoranza che, esattamente come il virus, sta dilagando in tutti i continenti e in tutte le fasce sociali.
Francesco Cogoni.