INTERVISTA A SIMONE MEREU CANEPA

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Come nasce il tuo percorso artistico e quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
(Ammesso che sia un percorso artistico) disegni e acquarelli sono il felice matrimonio tra le mie due grandi passioni: la Sardegna e l’Arte.

Dietro le mie chine c’è il segno grafico e l’alternanza di chiari e scuri e mezzi toni derivati dalle tecniche calcografiche e dai disegnatori del Novecento sardo, il che mi porta a concentrarmi verso un’arte essenzialmente realistica e formale, seppur al di fuori dei canoni mimetici per giocare con i valori espressivi degli elementi formali.
Non sono mai tecniche pure ma sono tecniche miste: china e matita, a volte tocchi di carboncino o acquarello, perché ciò che mi interessa non è la tecnica (lascia spesso molto a desiderare ad un’attenta disamina) ma l’efficacia evocativa del risultato finale.
Cosa cerchi in arte?
Quello che chiunque cerca producendo una rappresentazione, sia essa fatta di parole, numeri o, come in questo caso, di immagini, cerco di raccontare la mia percezione in questo caso di una terra, ne canto le parti che hanno dato a me emozioni, le ritaglio come cammei per ricordare che c’è pure tanta bellezza a pochi metri da noi; una bellezza non fatta solo di colore, ma proprio di forme, di volumi e di luci: in questo il lavoro a china e a matita è più efficace.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
E’ più che un aspetto della ricerca artistica è un aspetto della motivazione a esprimermi attraverso codici grafici; la voglia di sottolineare il valore del racconto grafico, cioè mi piace schizzare un paesaggio che coglie la mia attenzione, serve a imprimerlo nella mia anima; il fatto che lo ridisegni lo rende più mio e consolida il mio senso di appartenenza, inspessisce la mia identità: sono un sardo orgoglioso di amare la sua terra e che vuole ricordare a tutti che vale e che è nostra.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Inesistente e se sarà sarà strumentalmente funzionale alla raccolta fondi per politiche indipendentiste.
 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Campare oggi d’arte è difficile, ma l’artista vero fa comunque altri lavori e campa d’arte, nel senso che non potrebbe vivere senza produrne.
In questo vi è un grande consiglio: essere autentici e pronti ad ascoltare, a dialogare, a non cercare il plauso ma la coerenza e la congruenza con se stessi e con ciò che si vuol comunicare.
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Francesco Cogoni.