INTERVISTA A ROBERTO SERRI

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Nasco nel 1962, a Las Plassas (Ca).

Vivo e lavoro a Oliena (NU).

Dopo una lunga esperienza nell’impresa edile di famiglia, all’età di 25 anni mi ritrovo a dirigere una mia azienda, operante sempre nel settore dell’edilizia.

Le cose in principio andavano bene, poi col tempo si sono complicate e quella che sembrava una crisi passeggera, è diventata sempre più grave.

Per qualche anno ho continuato, sperando in una ripresa, fino alla chiusura definitiva dell’azienda avvenuta nel 2010.

All’età di 48 anni, nel periodo più buio della mia vita, tra mille difficoltà trovo la forza di reinventarmi un nuovo lavoro.

Cosi ho iniziato, da autodidatta, sfruttando la conoscenza di alcune tecniche del mio mestiere a creare delle Espressioni in cemento e ferro, chiamandole “CARAS” (facce).

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Devo ammettere che senza il mio amico Gesuino (Bravissimo pittore e poeta) probabilmente non ce l’avrei fatta.

Lui è stato il primo a scoprire quello che io stavo iniziando a realizzare.

In quel periodo buio mi rinchiudevo in una mia casetta di campagna, non sapevo dove sbattere la testa, disperato senza lavoro, una famiglia da mandare avanti, stavo per crollare psicologicamente.

Iniziai cosi, con un po di cemento avanzato a modellare qualche viso, per me era semplicemente un modo per sfogare la mia rabbia.

Gesuino veniva ogni tanto a farmi compagnia e gustare insieme un buon Nepente, intuì subito che con i miei lavori riuscivo a trasmette emozioni.

Mi consigliò di farle vedere al pubblico.

Dopo diversi tentativi andati a vuoto (causa il mio umore ancora troppo giù) riusci finalmente a convincermi e organizzammo la mia prima esposizione, era il 15 agosto 2010 al Parco delle Fonti di SU Gologone.

Fu un grande successo, lui ebbe ragione e io da li presi coraggio e continuai con più serenità a proseguire il mio nuovo cammino.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Attraverso l’arte ho ritrovato il mio giusto equilibrio, quella serenità mentale che mai avevo provato prima nella mia vita, e questo mi basta … cerco solo questo.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La mia idea era quella di associare le mie opere a qualcosa di tradizionalmente sardo, ma inizialmente era difficile trovare il tema giusto.

Allora mi venne in mente di associarle alle antiche leggende della nostra tradizione e ai personaggi della mitologia Sarda.

La ricerca fu abbastanza impegnativa, dopo aver spulciato diversi testi riuscii a scovare una cinquantina di personaggi.

Ovvio che tutto questo lavoro non sarei riuscito a portarlo a termine da solo.

Quindi dovetti coinvolgere alcuni amici e parenti disponibili ad una collaborazione.

Grazie a Bastiano per le meravigliose poesie in sardo, a Michela e Claudia per le traduzioni in Italiano e Inglese al Prof. Bachis e l’Ass. Non vedenti per le didascalie in Braille e Annarita e Maria per gli allestimenti.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il primo periodo quando riuscivo a vendere qualcosa provavo sempre una strana sensazione, gioia e dolore messi insieme.

Gioia, perché comunque avevo bisogno di portare il pane a casa, un tremendo fastidio quando vedevo la mia opera andare via, una gelosia morbosa.

Poi col tempo capisci che la soddisfazione più bella è il sapere che tanti pezzetti della tua anima girano il mondo.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Più che ad un’artista, vorrei consigliare ai giovani e a tutte le persone che per un motivo o per un altro si ritrovano improvvisamente in gravi difficoltà.

Mai mollare, per nessun motivo, a volte le porte si chiudono ma si aprono dei portoni…

E se non si dovessero aprire li sfondiamo a calci…

MA MAI MOLLARE.

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Francesco Cogoni.