INTERVISTA A MAURO MOLEDDA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a disegnare da giovanissimo, passavo il tempo con fogli e matite.

L’amore per l’arte è stato agevolato e favorito all’interno della famiglia da una zia che mi leggeva storie e poesie e dal sentire sempre parlare del cugino di mio padre andato a Milano a studiare arte con la prima borsa di studio rilasciata dal Comune di Nuoro a tre giovani talentuosi (Pintori, Nivola, Fancello).

Vi è da dire inoltre che l’aver avuto come insegnante alle scuole medie Giovanni Maria Sulas e l’opportunità di parlare e vedere le opere degli amici di mio padre (Tonino Ruju, Graziano Cadelanu, Giovanni Nonnis) ha sicuramente influito e rinforzato il mio amore per l’arte.

Mi sarebbe piaciuto a metà anni ’60 andare a studiare arte a Sassari ma non è stato possibile.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Mi è sempre piaciuto sperimentare e provare ad utilizzare diverse tecniche pittoriche, anche se ho sempre privilegiato l’utilizzo dell’acquarello, vi è stato un periodo nel quale ho appreso molto dall’amicizia che mi legava a Giorgio Podda, creativo ed eclettico, ma devo dire che tutti gli anni ’70 sono stati per me (una volta arrivato a Cagliari) un grande laboratorio di vita e sperimentazione.

L’aver fatto parte del gruppo “I Compagni di Scena” mi ha avvicinato ancora di più al sociale e al territorio consentendomi di conoscere artisti che apprezzavano le nostre attività creative di animazione, teatro, musica etc …

Mi piace ricordare Angelo Liberati, Gaetano Brundu, Tonino Casula, Leo Pes etc…

In generale nel mondo artistico mi ha sempre affascinato il lavoro di Paul Klee, W. Kandiskj, Egon Shile, Hopper, Picasso, J. Mirò, Chagall.

Anche la musica ed il canto (che tanto ho amato) sono forma e colore interfacciandosi con le tecniche pittoriche e fotografiche.

Cosa cerchi attraverso l’arte e la fotografia?

L’arte e la fotografia sono per me terapeutiche in relazione allo stress che comporta il mio lavoro, ma sopra tutto fanno parte del mio mondo espressivo, del mio comunicare o “leggere” ciò che mi circonda.

Il colore, la forma, l’intensità di un segno rappresentano il mio stato d’animo; le immagini frazioni di vita irripetibile, nella gioia e nel dolore.

Non c’è nulla da spiegare, solo da guardare e “sentire”.

Sono arrivato tardi alla mia personale pittorica (Caffè dell’Arte Cagliari Dicembre 2015) proprio perché la curiosità di provare tecniche differenti mi ha in qualche modo allontanato temporaneamente dai tematismi, cosa sulla quale sto lavorando adesso.

Il percorso fotografico invece tende alla realizzazione di reportage soprattutto dedicati al mondo dell’arte e ai suoi interpreti, fuori da schematismi e pose, legato agli attimi.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Attualmente la mia ricerca è orientata allo sviluppo di “temi”, indagando le tecniche e i modi di rappresentazione grafico-pittorica-fotografica.

Segni e colori che ricoprono gli spazi del foglio o della tela, generando contrasti tra la luce e l’ombra.

L’acquarello mi aiuta ad interpretare questo pensiero anche se una parte di me richiede e desidera provare qualcosa di più forte e materico.

Non ritengo eccessivamente rilevante l’identificazione con categorie pittoriche precise, ma mi accorgo che alcune volte passo dal figurativo, all’informale e all’astrattismo, in modo naturale guidato esclusivamente dal messaggio che tendo dare con l’opera.

Quale è il tuo rapporto con il mercato?

Ecco, penso di essere il peggior venditore di me stesso da sempre; non ho un bel rapporto con il mercato e trovo spesso fazioso ed eccessivo il muoversi dietro lo specchio dell’arte esclusivamente per profitto.

Oggigiorno non esistono più i Galleristi e i Collezionisti d’arte di una volta e l’artista si trova spesso solo ed isolato nel confronto con il mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Son rimasti davvero in pochi coloro che campano esclusivamente dall’arte e proprio per questo sento di stimarli ancora di più viste le difficoltà che incontrano in questi nostri tempi.

Ne invidio la libertà, il privilegio di aver potuto fare una scelta così ardua e il coraggio.

Oggi per un giovane artista il riferimento è il mercato schizofrenico e le sue regole, tanti vorrebbero vivere d’arte ma in pochi arrivano al traguardo; posso solo augurare loro di credere in ciò che fanno e di avere la pazienza di studiare e confrontarsi sempre per poter crescere.

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Francesco Cogoni.