Intervista a Massimo Mazzone

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Tra le cose belle della vita non ricordo tante altre cose che arte.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

I miei compagni anarchici e i miei amici in primo luogo, perché senza amore fanatico per la Libertà non esiste bellezza né ricerca.

Le letture geografiche, soprattutto Milton Santos, Franco Farinelli, Beppe De Matteis, poi certamente Nicola Carrino, Sergio Lombardo, Antonio D’Avossa, con cui ho avuto il privilegio di studiare in Accademia, poi alcuni artisti che considero esemplari come Antonio Manuél, Juan Pablo Macìas e Santiago Sierra, poi molti architetti che hanno amato il mio lavoro e che mi hanno permesso di esprimere il mio amore per l’architettura come Massimiliano Fuksas, Juan José Lahuerta, Giorgio Muratore, Angelo Torricelli, José Juan Barba, Pino Pasquali, Francesco Cellini, solo per nominarne alcuni, e per concludere certamente il sociologo Alberto Abruzzese un intellettuale veramente laico e onesto e il filosofo Emanuele Severino che mi ha trasmesso una metodologia che allo stesso tempo è lucida e visionaria, perché ci ricorda che il tempo non esiste.

Sono molto sensibile a influenze esterne quindi ti assicuro che potrei aggiungere all’elenco forse altre cento persone..

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Una modellizzazione geometrica del mondo, che appena trovo dimentico, per avere l’illusione di capire qualcosa.

In realtà sono convinto che la cosa interessante, la più interessante, è che nella vita, nessuno sa come va a finire.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Anche se insegno con amore da decenni e quindi sono abituato a parlare ed ho sempre scritto e pubblicato moltissimo, credo che sia importante ribadire che in arte, come nell’Ideale, la prassi precede la teoria, quindi più che parlare di un qualche aspetto del mio lavoro, preferirei che se qualcuno è interessato magari vada a leggere le cose che ho scritto o meglio ancora a vedere dal vivo qualcosa di quel che ho fatto.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Segue tre filoni distinti.

Da un lato ho collezionisti e persone che amano il mio lavoro, poi c’è un rapporto oramai consolidato che riguarda la Scultura Costruita come metodologia di intervento tra arte e architettura per realizzare opere di una certa dimensione, infine c’è un segmento di ricerca condotto negli anni attraverso gruppi di ricerca per lavori partecipativi, collettivi, condivisi o a più autori, come nel caso di com.plot o Escuela Moderna, che semplicemente NON sono in vendita ma più spesso in dono.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Consiglierei di godersi l’immenso patrimonio artistico architettonico e paesaggistico innanzi tutto in modo da comprendere che la bellezza del Paese deriva dalla capacità di ridisegnarsi ridefinirsi ripensarsi centinaia di volte nel corso dei secoli e comprendere che solo quando le nostre città e edifici lasciano questa autoriflessione per <espandersi> si creano gli scempi e disastri, che pure non mancano.

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Francesco Cogoni.