Intervista a Marco Sireci

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Difficile da dire: l’arte, la pittura e il disegno hanno sempre fatto parte della mia vita.

Durante gli anni del Liceo ho avuto modo di avvicinarmi per la prima volta alla pittura ad acquerello: tecnica difficile da padroneggiare ma che è stata in grado di stregarmi fin dal primo momento grazie alla sua leggerezza e trasparenza.

Dopo un primo periodo di sperimentazione, ho deciso di fondere la mia passione per la pittura ad acquerello con quella per la natura ed il paesaggio, iniziando di fatto il mio percorso come pittore paesaggista.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Il mio lavoro è sempre stato ispirato e influenzato dalle opere di tutti quegli acquerellisti Inglesi attivi tra ‘700 e ‘800, in particolar modo da maestri come Turner, Thomas Girtin, John Sell Cotman e John Robert Cozens.

Tra i contemporanei apprezzo particolarmente le opere di David Curtis, formidabile acquerellista Inglese.

Attualmente sto cercando di discostarmi un po’ da questi modelli, in modo da donare nuovi spunti e freschezza ai miei lavori.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Cerco di cristallizzare l’impressione e lo stato d’animo che mi donano i luoghi che visito.

Non si tratta solo di dipingere un paesaggio più o meno fedelmente, ma di bloccare sula carta, pennellata dopo pennellata, quello che penso e provo nei confronti del soggetto che ritraggo.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Nessuna in particolare.

Il mio approccio alla pittura è piuttosto spontaneo; in questa fase della mia carriera preferisco dare a chi guarda i miei lavori chiavi di lettura semplici, senza andare a cercare significati nascosti o di difficile comprensione.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Un rapporto di odio e amore.

Viviamo tempi difficili e le persone non sono sempre disposte ad investire nell’arte.

Mi auguro che le cose possano cambiare nei prossimi anni.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di avere tanta pazienza, non scoraggiarsi e continuare ad avere fiducia nel proprio lavoro.

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