INTERVISTA A ISABELLA FRECCIA

Intervista ad Isabella Freccia, autrice del libro “Quell’amore che profumava di giuggiole”

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Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

L’amore per la scrittura lo coltivo sin da ragazza, allorquando già mi dilettavo a raccogliere i miei pensieri, le mie emozioni, il mio vissuto, nonché tutti i miei racconti di fantasia.

È un desiderio che è andato crescendo nel tempo, incoraggiata un amico scrittore che mi conosce da tanti anni e che ha sempre apprezzato la mia capacità di tramandare racconti orali, nonché dalla volontà di esternare i miei ideali, i miei valori, la mia forma mentis e confrontarmi con quanti si accostano alla lettura dei miei testi.

Quali scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Indubbiamente, tra i grandi scrittori che hanno inciso profondamente sulla mia attività di autrice, vi sono Giacomo Leopardi e Dante Alighieri, per i loro versi che venivano declamati a me e alla mia famiglia, quando ero bambina, da mio fratello nelle fredde serate invernali.

Mio padre rincasava dal lavoro e ci accingevamo ad ascoltare la capacità oratoria di mio fratello riuniti al caminetto.

Sia l’uno che l’altro scrittore mi hanno fornito numerosi motivi ispiratori.

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Anzitutto, il mio essere se stessa, senza infingimenti e ipocrisie, dando molto spazio al mio racconto costante e reale con la natura e le sue innumerevoli bellezze, che hanno accompagnato la mia infanzia e continuano a rappresentare una parte importante della mia vita.

Poi, vi è il desiderio mai sopito di esprimere quelli che sono i mali della società (disoccupazione giovanile, violenza sulle donne, bullismo, emigrazione, corruzione politica e crisi delle istituzioni, abbandono degli anziani, forme di emarginazione e discriminazione nel tessuto sociale, ecc.) e denunciare tutto ciò che non va, auspicando soluzioni condivise.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Sì, non posso nascondere che, soprattutto in questo mio ultimo libro, prevale uno spaccato triste della società, incentrato prevalentemente su due deplorevoli fenomeni: la dilagante violenza sulle donne e la solitudine degli anziani.

Insisto molto su queste problematiche perché ritengo siano inaccettabili in una società che ama definirsi civile.

E poi indubbiamente grande spazio è da me dedicato alla forza vitale dell’amore, una costante dei miei scritti, un amore che non conosce confini e barriere, senza limiti d’età, estrazione sociale ed economica, sesso, razza e religione.

L’amore come motore del mondo.

Qual è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Ad essere sincera fino ad oggi il mio rapporto è nullo, non posso esprimere giudizi positivi sul rapporto tra quanti si affacciano alla scrittura e le grandi case editrici.

Io stessa autoproduco i miei testi per una serie di ragioni.

Non tutti infatti possono permettersi ingenti spese di denaro per sostenere la pubblicazione di un libro ed essere inseriti nei grandi circuiti culturali.

Spero vivamente che tale situazioni cambi e si evolva a favore dei giovani scrittori, che pur ci sono e sono tanti.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Il mio consiglio, per i motivi fin qui esposti, è anzitutto quello di non dormire sugli allori, ossia di coltivare la passione per la scrittura senza però anteporla a quella che può essere una vera professione, almeno al momento, affinché si possa avere un’autosufficienza economica in attesi di tempi migliori, che premino la scrittura come una professione.

E comunque, a prescindere da questo, non posso che incoraggiare quanti hanno questa virtù: scrivete, scrivete, scrivete, perché scrivere è una fonte di ricchezza per se stessi e per gli altri.

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Francesco Cogoni.