INTERVISTA A GIULIANO CESCO

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Sono autodidatta.

Dipingo e disegno da quando sono piccolo…

Quindi da una quarantina d’anni.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le influenze che mi hanno guidato inizialmente sono state austriache e legate all’art nouveau in particolare Schiele e Kokoscha, ma a questo si sono aggiunte le stampe giapponesi, i manga e la street art con la sua possibilità di contaminare ambienti diversi ed estranei ai luoghi e ai materiali consueti.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Credo che nel mondo del XXII secolo le verità profonde che ci portiamo dentro come esseri umani siano seppellite e sprofondate dalle pseudo-regole sociali, formali, di mercato; la sincerità, la verità, la fratellanza, la spiritualità sono viziate e dimenticate, sostituite da logiche di interesse e di mercato.

Credo che l’essere umano sia molto di più di un soggetto fiscale o economico.

L’arte è per me una possibilità di parlare e descrivere ciò che normalmente ci è invisibile o ci passa davanti inosservato.

Mi piace creare delle finestre di sospensione dove poter fermarsi e lasciar sorgere suggestioni, emozioni, visioni:
Insomma ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne possano sognare le nostre filosofie e l’arte può esser il veicolo per affrontare e condividere un mondo “altro” tramite il nostro sentire più sensibile e intimo.

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Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

L’opera d’arte può avere esclusivamente un “valore affettivo” ed emozionale.

Non sono naturalmente contro alla compravendita delle opere d’arte, ma d’altra parte penso che un sistema “mercato dell’arte” basato su quote (come per le scommesse sulle corse ippiche), centimetri, fiere dell’arte, investitori, interessi, banche e borse non possa altro che snaturare, svilire e imbastardire qualunque forma di espressione umana.

Decisamente preferisco un’arte libera anche se forse un po’ più “economica”….

Il mio rapporto con il pubblico è quindi esclusivamente personale.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

A chi decidesse di vivere d’arte posso dire di amare, gioire, imparare con umiltà della vita e dai propri errori, cercare maestri sinceri e fidarsi di loro per crescere innanzitutto come essere umani.

E poi disegnare, disegnare, disegnare e credere nel proprio lavoro.

Ognuno di noi ha dentro una ricchezza e una genialità personale e unica, ognuno di noi ha il compito personale di lasciarla crescere e uscire e donare al mondo con fiducia un po’ di questa bellezza e ricchezza nella speranza che ogni giorno le cose vanno meglio.

Buona fortuna.

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Francesco Cogoni.