INTERVISTA A FABIO TOPPAZZINI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico di Videomaking?

Ho iniziato col video editing quasi per caso 6 anni fa circa credo: mi venne data in regalo una handycam della sony non aveva manco la tanto agognata HD ma non era poi così importante, anzi fondamentalmente me ne fregavo altamente della qualità dell’immagine o delle competenze tecniche, mi bastava poter premere il tastino rosso e registrare.

Ho cominciato dopo breve tempo ad usarla intensivamente finendo per registrare qualunque cosa in qualunque momento, era economica e “da battaglia” quindi potevo permettermi di lasciarla anche ad amici che potessero usarla per conto loro alcuni giorni: l’intento era semplicemente registrare e archiviare non c’era nessuna ricerca estetica o narrativa.

Lentamente le cose si son fatte più serie, son passato dall’assemblare quei video fatti in casa per svago a montare video altrui per professione: assemblare e ricomporre immagini e caricarle di senso mi riesce naturalmente, si tratta solo di spostare mattoncini colorati e scegliere la giusta colonna sonora.

Montare video è stato lo step decisivo che mi ha fatto comprendere quale sarebbe stata la mia strada professionale.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Chiunque rappresenti senza tanti filtri e narri store secche e d’impatto: Larry clark, Korine, Romain Gavras, Lanthimos, Iñárritu, Laughton, De Seta, Truman & Cooper e per certi versi Mr.Brainwash.

Cosa vuoi esprimere attraverso i video?

Il mio lavoro è montare video, non devo solo esprimere qualcosa.

Devo saper reinterpretare correttamente quello che lo sceneggiatore, l’operatore video o il cliente vogliono venga mostrato e voglio mostrarlo al meglio.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Non penso ci sia molto altro da dire, quello che faccio l’ho già detto: metto in ordine dei mattoncini colorati su uno schermo.

Quale è il tuo rapporto con il mercato… si può vivere di un mestiere come il tuo?

Bisogna giocarsi bene le proprie carte ma ovviamente si, con molta pazienza.

La concorrenza è tanta ma il più delle volte sono tanta attrezzatura e zero competenze.

Cosa consiglieresti ad un videomaker che vorrebbe vivere di questa forma d’arte?

Gli direi di ascoltare più musica.

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sito: https://effemontage.wordpress.com/

Francesco Cogoni.