INTERVISTA A EMANUELA CAU

Quando e come nasce il tuo percorso artistico-fotografico?

Nella prima parte della mia vita sono stata un’attrice teatrale e cinematografica, in quegli anni mi sono occupata anche di regia, montaggio e scrittura cinematografica.

Poi con la nascita di mio figlio il mio mondo si è capovolto, il tempo ristretto, le priorità invertite.

E’ in questa dimensione scomoda per certi versi, ma di grande rivoluzione per altri, che la fotografia è prepotentemente entrata nella mia vita.

In quel periodo mi mancava il tempo per tutto.

Vedere un film o leggere un libro mi era impossibile per esempio o anche solo leggere un giornale o le etichette degli alimenti, non potevo progettare nulla.

Ma potevo fotografare quello che stavo vivendo, provare a raccontarlo.

E’ così che ho iniziato ad utilizzare la macchina fotografica.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Sono molti, è difficile determinare chi mi abbia influenzato di più, in ogni caso provo a citarne qualcuno: Maya Deren, Diana Arbus, Jan Saudek, Francesca Woodman, Duane Michals, Irina Ionesco, David Lynch, Laura Farneti, Pina Bausch Krzysztof Kiesloski e tanti altria.

Cosa cerchi di cogliere ed esprimere attraverso la tua arte?

Cerco di conferire bellezza alle mie inquietudini, di creare un dialogo con il mio inconscio e di non giudicarmi, misurarmi, circoscrivermi o descrivermi mentre lo faccio.

Provo a fotografare l’invisibile, l’inafferrabile.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Da alcuni anni ho iniziato una ricerca fotografica sull’autorappresentazione, il che vuol dire che fotografo me.

Ma non mi rappresento nella mia vita quotidiana, cerco di fotografare i sentimenti, le emozioni, le immagini interiori.

Per farlo, creo un ambiente adatto, mi circondo di alcuni oggetti che possono aiutarmi ad entrare in contatto con il mio inconscio e inizio un viaggio nel profondo.

Con la macchina fotografica registro alcune immagini di questo viaggio, immagini sulle quali in seguito agisco o materialmente, con graffi, strappi, colorazioni e altro ancora, oppure graficamente con il computer.

Lo scatto è un momento importante del mio lavoro, ma non la conclusione, un mio lavoro si può dire concluso solo quando si allontana da me, quando qualcuno lo compra, altrimenti è suscettibile di variazioni sempre, cresce si trasforma con me.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Gestisco un blog e una pagina facebook nei quali pubblico frammenti significativi della mia ricerca, grazie a questi strumenti virtuali, molte persone sono entrate in contatto con me manifestando il loro apprezzamento e comprando le mie opere.

Ho anche aperto un piccolo negozio virtuale dove gestisco meglio la vendita delle mie opere, ecco tutti i link per rintracciarmi e seguirmi:

Il mio negozio:

https://www.etsy.com/it/shop/EmanuelaCauArt?ref=pr_shop_more

Il blog

http://emanuelacauphoto.tumblr.com/

E la mia pagina facebook:

https://www.facebook.com/emanuelacauphoto/

Cosa consiglieresti ad artista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Di interrogarsi e capire che posto occupa l’arte nella sua vita, perché fare un percorso artistico richiede sacrifici molto grandi…

Francesco Cogoni.