INTERVISTA A DANIELE SANTAGIULIANA

Opera (1)

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce in modo molto intuitivo sin dalla più tenera infanzia, in maniera del tutto istintiva, dapprima imbrattando i muri di casa (per la gran gioia dei miei genitori!) dapprima con linee grandi e scarabocchi molto visibili, per poi passare ad una fase in cui invece ho cominciato a sviluppare un amore particolare per i piccoli dettagli, cosa ripetutasi poi, quasi ciclicamente, anche nel Liceo Artistico che frequentai dalla fine degli anni ’90.

Da allora ho sviluppato conoscenze, tecniche e sensibilità ulteriori sul come pormi, rimanendo convinto che l’immediatezza sia un’arma vincente e che lo “spettatore” debba impegnarsi per entrare nel mio mondo.

Deve avvicinarsi, esaminare.

Non può “liquidare”, o assimilare in pieno in soli cinque minuti i vari segnali che lascio lungo la strada.

Poi dal 2003 ho cominciato a realizzare musica di stampo sperimentale ed artworks per i dischi che realizzo, ed ora, 13 anni dopo, queste sono le mie attività principali di sostentamento.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ce ne sono molti, e posso affermare che la musica ha svolto un ruolo importante anche per lo sviluppo delle mie opere visive.

Ma, rimanendo fermi allle Arti Visive, coloro che maggiormente mi hanno impressionato sono pittori od illustratori come Austin Osman Spare, i Surrealisti con i loro “Cadaveri Squisiti” e collage, la corrente dell’Art Brut, la “Strega Americana” Marjorie Cameron, William Blake, Frans De Geetere, Francis Bacon, Antonin Artaud, Edvard Munch, filmmakers come David Lynch ed i Quay Brothers, Gunter Brus e l’illustratore di graphic novels Ashley Wood.

Cosa cerchi in arte?

Cerco da sempre una forma di esorcismo da sempre da alcuni miei Dèmoni personali.

Credo che partecipare alla “Matta Bestialità” sia stata una occasione perfetta per esprimere in maniera chiara, seppur parzialmente metafisica, ciò che esprimo di solito anche nel mio vissuto.
Cerco, suppongo, una sorta di “salvezza”.

Mentre negli altri artisti, cerco emozioni sincere, pure, e nude.

Opera (2)

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Sì, mi piace poter affermare di essere da anni in grado di assemblare opere audio oltre che a quelle visive, che mi hanno concesso, confrontandomi con l’essere un artista “multimediale”, di avere una paletta di umori molto ben radicata e riconoscibile, e che, per una sorta di processo di “trademark” o “sinestesia umorale”, ciò che potrete sentire è ciò che vedrete e viceversa. Tendo a vedere la mia
opera come un piccolo bestiario, con inserti, spiegazioni, rimandi alla numerologia, allo sciamanesimo, ed a molte altre cose che le persone possono scoprire strada facendo.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Al momento, è molto defilato, vuoi per vari problemi di salute che mi impediscono di viaggiare e di creare dunque più connessioni ed eventi, vuoi per la natura stessa delle mie opere, non sempre fresca o piacevole, ma sanguigna e carnale, ultima.

Ma c’è nel suo piccolo, e dunque, sebbene “di nicchia”, non posso lamentarmene affatto, ogni cosa che ricevo da questo mondo è un enorme dono che ripaga anni di lavoro su me stesso e su ciò che sto realizzando.

Mi piace essere in contatto personale con chi vuole un mio quadro e/o dei dischi che ho fatto, e creare uno scambio umano con quella persona, non più solo un acquirente, ma una persona che capisce da vicino come mi sta aiutando, sostenendo la mia Arte.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di non perdere le proprie radici a favore di un trend, di non abbassarsi a compromessi.

Trend e compromessi passano veloci e lasciano ben poco dietro a livello di sostanza, di peso specifico.

Se fai qualcosa in cui credi, devi farlo ostinatamente, bypassando determinati meccanismi.

E lavorare duro, tutto il tempo.

Con ogni mezzo a disposizione.

Opera (3)

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Francesco Cogoni.