Intervista a Medūlla


Ricordi il momento in cui è nata la tua passione per la musica?


Questa è una domanda che mi è stata posta tantissime volte. Quale risposta dovrei dare? Quando ho cantato per la prima volta? Quando mi sono esibito per la prima volta? Quando ho capito che volevo fare il cantante? Quando ho registrato il primo disco o scritto il primo testo? A me piace pensare che il vero inizio di tutto sia stato il 27 Marzo, anche se non ricordo l’anno, cito sempre questa data come una sorta di secondo compleanno. Credo sia stato quello il momento in cui è nata la mia vocazione, non passione, per la musica; suppongo prima fosse solo un sogno confuso, non chiaramente delineato e, forse, un po’ infantile. In quel momento, invece, ho visualizzato esattamente ciò che volevo essere e diventare, ciò che volevo fare come in una sorta di visione vivida. Questa esperienza mi ha fatto esplodere emotivamente e mentre pensavo al progetto che avevo in testa e cantavo sentivo quell’emotività acuirsi. Alla fine tutto questo è condensato in una parola sola: Medulla. 
 
Quali persone, situazioni o musicisti/gruppi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
 
I miei modelli e maestri sono stati principalmente: Bjork, Fever Ray, Meg, Thom Yorke, Brian Molko, Sigur Ros. Mi hanno fatto da maestri e credo nel mio cantato si senta. A partire dalla compressione del suono per renderlo maggiormente gelido, acido, pungente; così come quando decido di scaldarlo, renderlo più arioso e dilatato; per finire con i passaggi dalla voce piena ai falsetti, o dai vibrati alla voce continua, i suoni mozzati. Le mie radici provengono da questi artisti, sono stati influenze fondamentali.
 
Cosa vuoi esprimere attraverso le tue canzoni?
Ogni brano è uno strumento di ricerca sotto vari aspetti, ho creato un post informativo su Instagram proprio a tale scopo https://www.instagram.com/p/ChMmgW3sLj5/?igshid=YmMyMTA2M2Y=. Emozione e concetto al servizio dell’espressione dell’esistenza umana, una catarsi liberatoria volta a costringere l’ascoltatore alla presenza, a fermarsi e a concentrarsi, anziché a evadere e sfuggirsi, l’esatto opposto rispetto a quanto la musica pop mainstream commerciale si prefigge di fare. Cerco di risvegliare la coscienza, guardare il baratro e la bellezza, fare i conti con noi stessi e con la vita, comprendere e comprenderci, configurare un rapporto d’amore e accettazione con noi stessi e col mondo. In un certo senso si tratta di raccoglimento, riflettere e sentire, guardare dentro e fuori con coraggio. I testi sono riflessioni filosofiche volutamente vaghe, spesso ermetiche, in modo da non raccontare storie e contenuti particolari; così facendo ognuno può applicarle alla propria vita, sentirle e farle davvero sue senza filtri o barriere. Si annulla la distanza fra me e loro, smettono di percepire me e percepiscono direttamente loro stessi, io offro solo degli strumenti, una strada, sono loro a colmare tutto questo contestualizzando con le proprie situazioni, la propria vita etc.
 
Parlaci del tuo ultimo singolo o album!
Si tratta di un brano che è uscito nel 2021 dal titolo Eternal Son. Il cuore del brano sta nell’indagare un aspetto dell’esistenza umana, ossia l’essere eternamente costretti a imparare, correggersi, rivedere i propri presupposti; dunque, il doversi riconoscere necessariamente imperfetti e limitati, ma proprio per questo ricchi di valore inestimabile. Ricercare la bellezza nell’imperfezione, nella fragilità, nella limitatezza. Questo passaggio segna una fine che al contempo è inizio, perché gli opposti possono coincidere, fondersi e sono sempre complementari. Ancora una volta l’obiettivo è una ricerca della serenità attraverso l’amore per la vita presa per ciò che è, una sorta di eudemonìa. Il perdonare se stessi sfocia in un perdono degli altri, del mondo, della vita, che come noi non sono affatto perfetti. Allora si è saggi, si possiede la vita, si scorgono le fila che muovono il mondo ed è possibile non solo vedere davvero, ma finalmente sentire davvero cosa il mondo ha da dire, in silenzio, ai pochi, sotto il chiasso che tutto copre.
 
Qual è il tuo rapporto con le case discografiche e che possibilità ci sono di emergere per un giovane musicista?
 
Per il momento non ne ho uno, mi sono sempre autoprodotto. Le possibilità esistono, ma si tratta di un settore estremamente complesso: un tritacarne. Bisogna essere bravi a utilizzare vari canali per pubblicizzarsi e fare self branding. Io ad esempio non sono un granché come PR di me stesso.
 
Cosa consiglieresti ad un musicista che vorrebbe vivere di quest’arte?
 
Mi piacerebbe avere un consiglio in tasca da regalare a qualcuno, significherebbe avercela fatta e aver compreso come funziona questo mondo. Purtroppo ancora non padroneggio come si deve queste dinamiche e io stesso avrei bisogno di qualche buon consiglio da chi si è ben inserito.
 
LINK PER ASCOLTARE, CI SONO TUTTE LE PIATTAFORME QUI
 
Francesco Cogoni.