Intervista a Dedalo

Ricordi il momento in cui è nata la tua passione per la musica?

  • Non esattamente, ma posso dirti che l’approdo di MTV in Italia nel ’97 ha avuto una grossa influenza su di me. Stavo tutto il pomeriggio a guardare i videoclip che giravano – Offspring, U2, Sum 41, Blink 182 e chissà chi altro – e battere sul divano coi mestoli della cucina. Quando mio Zio mi ha regalato la mia prima chitarra riproducevo all’unisono le linee vocali delle canzoni che passavano. È stato un ottimo esercizio per l’orecchio.

Quali persone, situazioni o musicisti/gruppi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

  • Non saprei da dove iniziare perché sono davvero troppi. Ho sempre ascoltato musica, sin da piccolo – mamma metteva i Platters, Dean Martin, mia sorella metteva gli 883 e Grignani – ma i miei primi gruppi preferiti sono stato gli Offspring e i Metallica, che sono i gruppi coi quali ho iniziato a suonare la chitarra. Nel mio ‘periodo metal’ i miei gruppi preferiti sono stati Dream Theater e Alter Bridge, sinché poi non ho scoperto il grunge e mi sono innamorato dei Soundgarden,degli Alice In Chains e degli Stone Temple Pilots. Non posso non citare in modo specifico Euphoria Morning, il primo disco solista di Chris Cornell, che mi ha fatto piangere, ridere, divertire e disperare insieme. Naturalmente sono passato per gli Audioslave, che ho amato profondamente. Poi, all’età di circa 22 anni, ho scoperto il Soul e non sono più riuscito a liberarmene. Stevie Wonder, Marvin Gaye, Sam Cooke e Bill Withers sono stati quelli con cui ho scoperto questo genere. Grazie a loro ho capito e amato artisti come John Legend (mio cantante preferito per molto tempo), Ne-Yo, Alicia Keys, ma anche Paolo Nutini, Hozier. Ultimamente ho scoperto Allen Stone, un cantautore americano incredibile.
    Della tradizione italiana mi piacciono tantissimo Baglioni e Battisti. Nella scena contemporanea ho apprezzato molto artisti come Coez, Mahmood e Dargen. Anche Brunori mi ha dato tanto.

Cosa vuoi esprimere attraverso le tue canzoni?

  • Quando scrivo una canzone mi sembra come se questa si scrivesse da sé. Le parole e la musica escono insieme e di solito – anzi, sempre – le mie canzoni esprimono le sensazioni, le felicità e i disagi che in quel momento provo ma a cui non riesco a dare una forma o un’identità. La musica mi dà la possibilità di fare questo, tirar fuori un’emozione dandole una forma, per poterla contemplare, per poter comunicarci, così da essere sempre in contatto con le mie emozioni. I miei testi, infatti, sono sempre molto intimi, introspettivi.

Parlaci del tuo ultimo singolo o album!

  • L’ultimo lavoro che ho pubblicato è anche il mio primo, cheè il disco I’m Fine. Sono 7 canzoni, uscite a giugno del 2021, che ho scritto durante gli anni dell’università. Non si discostano dalla descrizione che ho fatto nella risposta precedente. Sono canzoni molto intime, che parlano di momenti importanti, talvolta epifanici, della mia vita, nei quali ho realizzato qualcosa di davvero importante, che avevo bisogno di descrivere attraverso una canzone. Di questo disco, la canzone a cui sono più affezionato in questo momento – spesso cambia – è White Skies. Parla del momento in cui, quando sei in aereo e sta piovendo, tutto è nuvoloso, il cielo è bianco\grigio, c’è una cappa soffocante. Arriva poi un momento, però, in cui l’aereo si immerge nelle nuvole e non si vede niente, quando improvvisamente esce dalla bruma e il sole investe il velivolo. È un’immagine davvero forte che mi ha sempre comunicato tanto. Attualmente sto lavorando all’arrangiamento delle canzoni che andranno a comporre il prossimo disco, che spero di far uscire entro la fine dell’anno prossimo.

Qual è il tuo rapporto con le case discografiche e che possibilità ci sono di emergere per un giovane musicista?

  • Personalmente non sono in contatto con alcuna etichetta discografica, tantomeno una casa. Sono un musicista indipendente e i miei lavori sono totalmente autoprodotti. Le possibilità di emergere, soprattutto per uno come me che vive in Sardegna e fa il genere che fa, sono davvero misere. Penso che per avere qualche possibilità in più dovrei trasferirmi in centri urbani dotati di una scena musicale e artistica più viva di quella sarda, che, al contrario, è molto immobile. Tuttavia,penso che se uno è bravo e sa comunicare con la sua musica prima o poi riesca, con tanto impegno e sacrificio, a togliersi qualche soddisfazione. Ed è quello che sto provando a fare.

Cosa consiglieresti ad un musicista che vorrebbe vivere di quest’arte?

  • Vivere di musica è pericoloso, perché rischi di perdere la libertà di dire e fare quello che vuoi. Mentre se hai un lavoro, inteso nel senso più comune del termine, con cui ti mantieni, la tua arte sarà sempre il tuo spazio personale in cui ti senti libero di muoverti ed esprimerti secondo il tuo bisogno.

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Francesco Cogoni.