Veronica Muntoni “mai come ora ho desiderato ritrovarmi in montagna.”

Come procede la vita in questo momento difficile?
Procede serenamente sino ad ora, cerco di tenermi impegnata il più possibile e immagino come parecchie persone stiano affrontando una fase di recupero e di nuove conoscenze, dal libro lasciato a metà a quelli mai letti e tutta una serie di attività finalmente possibili dovuta a questa lentezza imposta.
Per i creativi è una boccata d’ossigeno per portar avanti le proprie ricerche in modo più autentico e per mettersi alla prova con ciò che si ha, senza troppe pretese materiali!
Prendo come esempio la Pittura di Narcisa Monni, che ha dato grande dignità alle tempere Giotto che fin ad oggi pochi artisti presentandosi in un negozio di belle arti avrebbe preso in considerazione, se non quando le tasche diventano leggere!
La voglia d’espressione ha sempre superato il mezzo in circostanze difficili rendendola ancor più ricca e affascinante, il bisogno aguzza l’ingenio e sa raccontare il doppio.
Stai continuando la tua ricerca? Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?
Sto continuando a scattare, mai come ora ho desiderato ritrovarmi in montagna a scattare con un modello\a, in camera oscura non posso andare ma son stata salvata da delle tecniche di stampa che da tempo avevo iniziato ad approfondire, mi piace definirle l’anello di congiunzione tra due mondi che ho sempre amato, la botanica e la fotografia.
Il materiale lo recupero durante le passeggiate con il mio cane (piante, fiori e foglie) e le esposizioni le seguo durante la seconda uscita la sera nella mia nuova camera a cielo aperto (Il Bastione di san Remy’) un prodotto interamente creato a Castello nel raggio di centinaia di metri.
Sto anche portando avanti la solita ricerca fotografica che si svolge CON QUEL CHE HO, in casa ma non sta facendo altro che farmi desiderare altri spazi, altri soggetti, altre luci.
Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?
L’ unico mezzo disponibile, oltre il pubblico del bastione in mascherina e guinzaglio con cui posso condividere ciò che faccio, avviene tramite Social e mai come in questo periodo mi sento di dover render partecipe, cosa che prima non facevo con lo stesso entusiasmo… allo stesso tempo, aspetto ogni giorno le pubblicazioni degli altri con piacere e spesso con stupore.
Si è creato molto sostegno ed interesse verso gli artisti in questo periodo, si spera che possa continuare con la stessa energia.
Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?
Il ruolo dell’artista… l’artista ha sempre usato l’arte per due motivi, per guarir se stesso o per provar a guarire ciò che di malato c’e al di fuori di se.
In questo momento storico penso che l’artista debba continuare ciò che ha sempre fatto.
Secondo te, come cambierà il mondo, ma sopratutto i mercati dopo la fine del covid-19?
Come cambierà il mondo dopo questa esperienza?
Ogni giorno spero che al termine di tutto questo avvenga ciò che molti di noi sperano, il risveglio di una nuova coscienza collettiva che porti a nuove e profonde consapevolezze, così da spazzare in breve tempo tutto ciò che ci sta oscurando.
Spero di restare in salute e godermi il finale di questo speranzoso spettacolo con non troppe illusioni.
Per quanto riguarda il mercato dell’arte non posso azzardare grandi previsioni e forse non è una riflessione che al momento sento fare.
Al centro dei miei pensieri han preso più spazio tutte quelle persone che nonostante la situazione apocalittica hanno lavorato per il bene di qualsiasi estraneo rischiando la propria salute e spesso quella dei propri familiari, di chi ha a carico una famiglia e non è riuscito ad arrivare a fine mese, o anche a quelle relazioni forzate all’interno di quattro mura.
A tutto il resto penseremo più in là, al momento teniamo l’arte come cura e buona compagna di vita.

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Francesco Cogoni.

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