Spazio E_Emme ospita “Animanti” dal 24/11/2017

“Animanti”

Inaugurerà Venerdì 24/11/2017

alle ore 18:30

dentro lo Spazio E_Emme in via Mameli 187 a Cagliari,

per il Progetto “Nessuna Esclusa”, la Mostra Collettiva “Animanti”

a cura di Rossana Corti con le opere di:
Progetto Askos ( Michele Mereu e Chiara Schirru ), Matteo Campulla e Selena Sely, Emanuela Cau, Francesco Cogoni e Valentin Doux e Anrose Thotas, Rossana Corti, Caterina Lai, Zhenru Licia Liang e Geremia Renzi, Anna Marchi, Rossella Meloni, Francesca Randi, Laura Saddi.

Una riflessione corale sulla violenza di genere, in cui gli artisti raccontano di vite di donna che si
fanno icona per riflettere su prigioni e su liberazioni e azioni di auto-salvezza.
La Collettiva resterà aperta dal 24 novembre al 15 dicembre 2017, dalle ore 18.30 alle ore 21:00,
solo per alcuni giorni nella settimana, con questo calendario:

24, 25, 29 e 30 novembre; 1, 6, 7, 13, 14 e 15 dicembre 2017.

L’ingresso è gratuito.
Il Catalogo Digitale scaricabile sarà online da giovedì 30/ 11/ 2017.
Contatti:
@rossanacorti
@progetto.nessuna.esclusa

 

Testo Critico di Rossana Corti

Siamo tutti prigionieri di gabbie invisibili, costruite intorno e dentro di noi, attraverso una cultura universalmente diffusa permeata di violenza, che educa a non vedersi persone uguali, fatte di corpi e di anime fragili, bisognose di cure e d’amore, ma individui appartenenti a gradini diversi di umanità, superiori e inferiori, che legittimano esclusioni dai diritti e abusi.
Le donne continuano ad essere parte della categoria dei bersagli sociali, nella realtà dei fatti
quotidiani, ad ogni latitudine del pianeta.

Qui è già l’Altrove dove l’orrore si riproduce, ogni giorno, soprattutto nell’ambiente domestico, degli affetti, dei conoscenti più prossimi.
E ogni violenza porta altra violenza. Che si fa tessitura estesa. Contagio.
Sussiste grazie a complicità silenziose ed esplicite, che generano il vuoto intorno alla vittima,
proteggendo il suo aguzzino. Ma nessun futuro, in questo “teatro delle ingiustizie”, è certo: i ruoli possono essere capovolti, la vittima può (e dovrebbe) difendersi e non lasciarsi immolare, le porte delle prigioni più crudeli abbattute e le vite possono ricominciare. Nonostante tutto.
Le opere raccontano queste vite ferite di donna, tracciando dei percorsi per frammenti, attraverso la fotografia, la videoarte, la pittura, l’illustrazione, la scultura e l’installazione.
E lo spazio che le accoglie si fa corpo a sua volta, dimora dai molti sguardi.