Progetto “Ibrahim” di Manuel Canelles e Ivan Crico

Nelle scorse giornate ho parlato brevemente con Manuel Canelles che mi ha presentato il progetto e accennato come sarebbe stato l’allestimento. Il Progetto “Ibrahim” di Manuel Canelles e Ivan Crico è esposto dal tre all’otto Settembre nell’ambiente #1 del Macro di Roma.
  
La disposizione, come mi è stata descritta, è stata strutturata in maniera molto regolare e coerente con un certo gusto filologico-semiotico.
Tutto nasce dal progetto di ricerca “Lost” teso a restituire, attraverso una stratificazione di codici espressivi differenti, forma visibile a opere pittoriche perdute di cui non è pervenuta alcuna testimonianza iconografica, ma delle quali rimane traccia solo in brevi e sporadiche documentazioni scritte, tramandate nel tempo e giunte sino ai nostri giorni.
In questo caso, per il progetto “Ibrahim” si riferiscono ad un’opera perduta di Géricault dal titolo: “l’uomo che guarda e contempla il mare“, della quale i due artisti Manuel Canelles e Ivan Crico ci danno, (nella parete di retro), la restituzione reinterpretata ad olio del dipinto.
Quest’opera è il simbolo di odissee e naufragi, anche esistenziali, di cui non sono pervenute testimonianze iconografiche, ma della quale rimane traccia solo in documentazioni scritte, queste documentazioni ci vengono esposte attraverso la didascalia che testimonia la narrazione pervenuta dell’opera scomparsa, e son state disposte sulle pareti piccole in fondo (visibili immediatamente).
In una parete grande (a sinistra di chi entra) sono posizionati 100 scatti 15×15 che riflettono sulla relazione tra rappresentazione (onstage) del corpo e rappresentazione pittorica, sono le foto che attestano il lavoro scenico svolto insieme a Ibrahim.
Ibrahim è un giovane attore africano in fuga dalla guerra, che dopo una drammatica traversata del deserto e la reclusione in un campo di detenzione libico, approda con un gommone sulle nostre coste.
Sull’altra parete (a destra) saranno esposte fotografie in grande formato di particolari del corpo.
Queste foto rafforzano il senso di limite e smarrimento in cui si trova lo spettatore, come qualsiasi uomo davanti alle cose delle quali ha una prospettiva limitata, si palesano allo sguardo solo delle parti, dei fotogrammi ingigantiti che come dei frammenti di storia lasciano intuire un retroscena che non può essere pienamente conoscibile.
Questa sarà stata sicuramente la stessa condizione in cui devono essersi trovati i due artisti Manuel Canelles e Ivan Crico nell’affrontare il progetto avendo a disposizione solo brevi documentazioni scritte, l’aspetto più forte del progetto credo consista proprio in questo, aldilà di tutti gli approfondimenti che si potrebbero fare, e sta nel fatto che attraverso il lavoro di ricostruzione non si ricrea soltanto il passato perduto, ma si costruisce il presente nella volontà di preservarlo, così da superare l’angosciante idea che il presente venga in futuro dimenticato, smarrito o distrutto.
Lavorando su più piani espressivi (lettere, pittura, teatro/cinema, fotografia ecc.) hanno documentato le diverse fasi del processo, ricreando e presentandoci una visione complessiva delle cose che sono state, sia di quelle perdute che di quelle vissute nel presente, è attraverso questa volontà che dichiarano apertamente il tentativo di non lasciarci nell’angosciante smarrimento del non detto, dell’oscuro, senza farci dimenticare però di prestare attenzione ai nostri limiti mostrandoci un suonatore di flauto che non possiamo sentire, ricordandoci l’essenzialità del documentarsi e del custodire la memoria passata, proteggendo il presente dall’oblio, ed essendo artefici della rinascita di meraviglie perdute.
Francesco Cogoni. 

 

Credits:
Ideazione e realizzazione: Manuel Canelles / Ivan Crico
Interprete: Ibrahim Cambai
Direzione della fotografia: Martina Ferraretto
Vocalist: Erica Benfatto
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