Piercarlo Carella “Il tempo dell’incognita”.

  
Come procede la vita in questo momento difficile?
A diversi progetti.
Un pezzo per una collettiva, commissioni varie, e “X”, un fumetto che ho in testa da decenni ma che ancora vive tra appunti, schizzi, bozze e centinaia di sceneggiature a cui manca ancora qualcosa.
Forse questo è il tempo giusto per lui. Il tempo dell’incognita.
Stai lavorando a qualche progetto artistico?
Non ha subito particolari modifiche, a parte l’assenza del via vai solito di persone a cui ero abituato durante il lavoro.
Com’è cambiata la tua arte in una condizione di semi isolamento come quella in cui ci troviamo?
La mia espressività artistica non ha subito particolari variazioni, anzi, devo dire che “le crisi” hanno quasi l’effetto di un bagno al mare.
Anche se gli effetti benefici non si riscontrano nell’immediato.
Hai modo di tenerti in contatto e condividere la tua arte con i fruitori? Che ruolo giocano i Social in questa battaglia?
Internet mi permette di dare lezioni via Skype e di comprare ciò che oggi non si trova, per esempio materiale da disegno o libri.
Che ruolo dovrebbe svolgere l’artista in questo momento storico?
Svolge, a parer mio, il ruolo di osservatore e produttore di “idee”.
È un filtro.
Non sempre pulito.
Secondo te, come cambierà il mondo, ma sopratutto i mercati dopo la fine del covid-19?
Il mondo non cambierà, o meglio, la storia continuerà il suo solito percorso…
Certo è che il sistema produttivo in cui ci troviamo immersi sta sempre più mettendo a nudo le sue immense e irrisolte contraddizioni.
E sarà costretto prima o poi a cedere il passo a un sistema scientificamente e culturalmente più avanzato.
A crollare sotto il peso di forze produttive sempre più sviluppate e bisognose di un futuro.
L’Homo economicus rappresenta già il passato, e non ha niente di nuovo da offrire se non le solite ricette assaggiate già troppe volte.
Francesco Cogoni.
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