Minimi – Alessandro Melis A cura di Francesco Cogoni e Simone Mereu.

Minimi – Alessandro Melis
A cura di Francesco Cogoni e Simone Mereu.
Dal 20 aprile al 7 maggio 2021, online sulla pagina Facebook della Galleria Siotto.
“Il colore è l’impronta tattile dell’occhio, la musica dei sordi in un certo senso.
Come prendere a piene mani ciò che abbiamo dentro in quell’istante e comprimerlo in un venti per venti. E così il pensiero si tinge dei colori della sua anima magmatica, attraverso il gesto che gestisce il colore. Poi il rosso sul bianco ed il bianco a fare da silenzio tra una composizione e l’altra; ancora tanto rosso. Infine lo sguardo spiazza seguendo i moti del segno per cercare disperatamente qualche appiglio, un aiuto, un’immagine rarefatta che gli permetta di aggrapparsi saldamente alla vita.
Alessandro non è per una matematica del sentimento, è nella via maestra dell’autocontrollo nella follia, del viverla, conoscerla senza perdersi. In quest’ultima mostra si sforza a comprimere in uno spazio limitato l’esplosività espressiva che divampa solitamente in tele enormi, rappresentando come in queste ultime opere, molti dei lati più oscuri dell’essere umano attraverso quest’avventuroso viaggio nel colore, che diventa un paesaggio malizioso, poi ancora una rarefatta impressione, poi ancora un ricordo, poi una speranza.”
Francesco Cogoni.
“Penso che ogni colore abbia una propria forza che si esprime sin dal primo momento della sua stesura sulla tela. Questa forza aumenta o diminuisce quando nel susseguirsi delle stesure il colore o i colori si mescolano o si separano”
In questo pensiero di Alessandro Melis si condensa tutta la sua visione della pittura, essa porta in se la consapevolezza dell’esperienza del colore e del gesto come fatto intimo, come parte di un’autoscoperta, per dirla con Jacson Pollock, in quanto un pittore dipinge ciò che è. Se la pittura è un momento di verità dell’artista, essa segue i suoi moti d’animo, i pensieri, le sensazioni e le emozioni.
Il piccolo formato 20×20 ci offre con immediatezza le tante variabili che affollano la complessità di un uomo profondo quale Alessandro è. All’apparente disordine che associa silenzi ai chiassi dell’animo si sovrappone l’idea di una sentita coerenza che riordina una apparente follia, attraverso una consapevolezza artistica che fa trasparire uno spessore culturale notevole, rintracciabile, tra gli altri, in effetti pittorici che ci portano alla memoria i cieli e i mari di August Strindberg o i guizzi segnici del colore di Mario Schifano degli anni ’80.
Attraverso la selezione compiuta con Francesco Cogoni dei “minimi”, piccole opere di formato per lui insolito, Alessandro Melis si svela in un flusso di coscienza che percorre un tempo soggettivo dove passato, presente e futuro si condensano tra memoria e aspirazioni di un’esistenza che da particolare diviene universale, nella misura in cui l’artista, mostrandosi, partecipa e chiede di partecipare al suo mondo fatto di gesto e colore.”
Simone Mereu.