Linguaggi in Movimento

Quando ho cominciato a pensare a come ideare la mostra mi sono chiesto, cosa intendi fare?
Ci ho pensato un po’, ora che tutto è pronto per essere esposto, a mente fredda mi sono risposto così:

L’intento è quello di mettere in relazione tra loro i caratteri propri e peculiari di ogni artista e del suo linguaggio, ho voluto rendere partecipe il fruitore di quelli che sono alcuni tra i risultati dei processi di ricerca artistica che vengono sviluppati nel nostro tempo, ma non solo, con questa mostra ho voluto dare vita ad un progetto collettivo che è si, esposizione di quadri, ma che racchiude la volontà espressa e compiuta di resistere a dei sistemi privati, acquisendo massima autonomia possibile, e agendo in modo diretto con la società e lo spettatore, in prima persona e senza mediatori.

In questa prima mostra della serie “Linguaggi in movimento”, ho pensato di presentare le opere di artisti che son stati molto importanti per il mio percorso di crescita o per quello di altri giovani artisti partecipanti, e di metterli in relazione con le opere di artisti più giovani e che operano da meno tempo in campo artistico.

Tra i linguaggi presenti abbiamo il senza titolo di Angelo Liberati, opera del 1980 un’insieme di tecniche miste, décollage, collage, insieme di inchiostri e colori ad olio su cartone e su legno che racchiudono tutti i vizi e le virtù tecniche dell’artista, poi c’è l’energia espressa attraverso il gesto informale materico e policromo di Antonio Mallus che produce segni ripetuti con ossessività compulsiva e metodica, il progetto artistico di Mimmo di Caterino di un’arte al servizio del pubblico, condividendo e donando i suoi autoritratti, crea un’opera relazionale in cui il linguaggio acquista la sua autenticità attraverso la condivisione della foto dell’opera col nuovo proprietario, si porta a compimento così il suo processo linguistico dell’arte, Geremia Renzi professore all’Accademia di belle arti di Brera che da Milano ha voluto essere presente con un opera di puro concetto senza oggetto sul tema dell’Assenza/essenza, volendo essere presente lasciando vuoto il suo spazio espositivo, il gusto orientale di zhenru liang che attraverso la fragilità della carta invita all’attenzione dei particolari, poi le delicate illustrazioni di Giulia Messori, microstorie intimamente racchiuse in ogni disegno, il percorso di guarigione descritto nell’opera di Alessandro Melis che attraverso il numero 118 ripetuto con varietà stilistica riesce ad accompagnarci dal nero verso la vivacità colore, l’opera neo pop di Luigi Lai che con un simbolismo espresso con colori vivaci dà sfogo ad una critica all’uomo-consumatore e alle multinazionali del mercato globale, l’arte sgrammaticata di Micro Sismo che vuole mostrare un mondo fatto di maschere, violenza e vizio, ma anche di paura, confusione e grande umanità attraverso la traduzione in parole e immagini dei frammenti di esperienze vissute, dal metamondo di Rossana Corti ci viene presentata una delle opere della serie -Le Forgie- che sorretta da una struttura autoportante ci mostra una possibile speranza nella purezza, la suggestiva installazione con opera video di Manuela Garau, uno studio sulla percezione che limitando la fuoriuscita dei fotoni attraverso stratificazioni e velature, forma variazioni tonali che richiamano ad immagini sfocate ma riconoscibili, i lavori di Oleg Mulliri che attraverso un’ampia varietà di materiali compie degli studi sull’identità attraverso la maschera ed il suo autoritratto l’incompleto, il realismo surreale di Gianluigi Mascia che usa l’insetto come metafora per descrivere alcune delle forme mentis proprie di molti esseri umani nelle relazioni interpersonali tra i due sessi ed infine una mia installazione interattiva creata per rendere partecipi le persone di un’atto di collaborazione, così da rendere più facilmente possibile un reale cambiamento.

Creare legami, scambi artistici e culturali nel territorio è un’impresa, cominciare una serie di mostre collettive, fatte di scambi che mutano e si muovono oltre i confini tematici, territoriali o datazionali è quello che mi son messo in procinto di fare a lungo termine con il progetto Linguaggi in movimento.
Ovviamente ci vuole una certa sensibilità da fruitore, quando si entra in contatto diretto o quand’anche solo ci si affaccia al mondo interiore dell’altro, al suo linguaggio, all’inizio viene difficile capire qualcosa, e quando non si capisce, non si può apprezzare, io non mi aspetto che capiate, ne che appreziate, ma spero almeno che il fruitore abbia l’inteligenza per soffermarsi ad osservare, tentando di carpire quanto può.
Spero che questo evento faccia aprire gli occhi sul ruolo e l’importanza che può e deve avere l’artista nella comunità oggi.

Francesco Cogoni. 18/08/2016

Precedente Intervista a Stefano Donato Successivo Intervista a Michele Vene