Intervista a Yuleisy Cruz Lezca

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?  

Credo di portare dentro la poesia da sempre; perché per me la poesia è grazia, è un atteggiamento di vita, un modo di schierarsi con la bellezza, con la fantasia, con la propria essenza e con i propri sogni, usando al meglio le parole.

Ho sempre considerato la poesia il mio mezzo di espressione più immediato, il mio modo di conversare, senza pretendere di uccidere nulla.  

Mi chiedete e mi è stato chiesto spesso, se io sia una poetessa surrealista; io direi sì e no, sono anche questo, ma non solo.

Credo che quello che sono e il mio modo di cambiare orientamento e target nella scrittura, abbia a che vedere con la mia filosofia di vita, non sono solo una poetessa che s’ispira al proprio sentire, in modo intimistico; non mi definirei nemmeno una poetessa di poesia civile, ma spesso ho usato la poesia come protesta, perché le circostanze mi hanno spinto a farlo.

Sono senz’altro una sognatrice legata al mio tempo in modo così chiaro, che la mia poesia, senza volere, è finemente legata alla vita del mondo, ma in un modo tutto mio, esprimo le possibilità dell’uomo rispetto all’universo, perché l’uomo è anche colui che percepisce le più tremende vibrazioni della vita.

Senza l’uomo non esisterebbe l’arte, nella mia poetica l’uomo è il fulcro.

Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

La mia libreria è ben fornita, ho numerosi libri di filosofia.

Adoro i filosofi greci.

Ho letto George Wilhelm F. Hegel, Lucio Anneo Seneca, Schopenhauer, F. Nietzsche, Giordano Bruno e tanti altri…

Sono inoltre un’appassionata di aforismi, in particolare adoro quelli di Nietzsche e quelli di Oscar Wilde.

Poi nella mia libreria non mancano i libri di poesia.

Posso citare alcuni poeti fra i miei preferiti, come per esempio la poetessa Alejandra Pizarnik, di lei ho letto numerosi libri e ho letto più volte il libro “La figlia dell’insonnia”; Julio Cotàzar con “Rayuela”,  Cristina Campo, Antonio Porchia,  Miguel de Cervantes, Olga Orozco, Edmon Jabès, Emily Dickinson, Fernado Pessoa, Juan Gelman, Federico García Lorca.

Per esempio se prendiamo Federico García Lorca, anch’io come lui, mi sono posta spesso il problema della morte, ma nella mia poetica il fatalismo, il pessimismo e la morte non hanno una parte preponderante. 

Io credo molto nel presente, ma quando scrivo, mi pongo sempre il problema della qualità della mia scrittura, progettandomi nel futuro.

Con questo mio modo di pormi m’ispiro molto a Rafael Alberti.

Ho letto anche molti poeti di cui cito alcuni che mi hanno particolarmente colpita come Wistawa Szymborska, Walt Whitman, W. Blake, Pedro Salinas del quale ho letto moltissimi dei suoi libri ma sono stata molto colpita da “La voce a te dovuta” e  “Amore, mondo in pericoli lungo lamento”, Poi Octavio Paz, di questo ultimo ho letto moltissimo e vorrei citare tre dei suoi capolavori:

“Anch’io sono scrittura”  e  “Vento cardinale e altre poesie” , “La duplice fiamma”, Thomas Stearns Eliot, Baudelaire, Antonio Machado, J. Luis Borges, Pablo Neruda, Robert Frost, W B Yeats, Rainer Maria Rilke, W.H.Auden, E.Montale, Guido Gozzano, Clemente Rebora, Renato Giorgi, Edoardo Sanguineti, C. Pavese, P.P. Pasolini, Leonardo Sinisgalli.

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Vorrei che il mio contributo poetico risponda alla mission della mia epoca, che sia all’altezza delle circostanze per emozionare le persone che mi leggono; vorrei dare una voce all’essenza dell’uomo e,

 soprattutto, vorrei che la mia poesia non sia né vecchia né nuova, ma che appartenga a qualsiasi domani, senza età, come l’anima più intima dell’uomo.

Questo ultimo sarebbe per me un desiderio alto: riuscire nel tentativo di persistenza e permanenza; usare quelle parole che danno eternità al pensiero.

Sono comunque una poetessa che usa moltissimo il paesaggio, stabilisco un rapporto con tutte le cose che vedo attorno a me.

Non potrei prescinderne.

Ho visto anche qualche tuo quadro, che legame c’è tra la scrittura e questa tua passione?

Questa mie passioni, me le porto dentro da sempre: “dipingere e scrivere” per me sono un bisogno, tramite loro mi esprimo e  do libertà alla materia, memoria di me ai colori e alle pagine.

Per me la pittura è la poesia visibile della mia anima invisibile e la scrittura una conferma di esistere, tramite le immagini del racconto.

Credo che la poesia e la pittura siano intimamente legate, perché tutte e due hanno una grandezza simbolica, e permettono una costante scoperta sulla natura della nostra essenza in modo estemporaneo.

Il sodalizio della pittura e la poesia è una conseguenza naturale della nostra umanità espansiva.

Parole e disegni si uniscono nella mia immaginazione e, come stormi di uccelli, mi liberano, mi fanno volteggiare in un cielo luminoso.

A volte, grazie a loro, scopro la pagina nascosta di ogni mia foglia, sia di quelle che cadono sia di quelle che ancora resistono all’autunno, sognando una nuova primavera… quindi, tramite  la poesia e la pittura “sogno!”.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La mia ricerca è continua, in evoluzione, se ne parlassi adesso, domani dovrei cambiare il mio discorso.

Sono completamente minata dal mio tempo, progettata in avanti in un tempo che evolve.

Sono impegnata a fare nuove ricerche che riguardano la libertà nell’uso della rima, nella ricerca delle assonanze, nell’avventura dei ritmi, che ribadiscano la validità dell’assunzione dell’eredità globale della poesia ispanica e latinoamericana.

Comunque più che di ricerca vorrei parlare di nuovi progetti, sto per presentare il mio libro “Credibili incertezze” a Prato, in un evento patrocinato dal Comune di Prato, e organizzato dall’Associazione 6 settembre; l’evento coinvolgerà più forme d’arte, perché mio libro sarà interpretato da degli autori di teatro e accompagnato dalla musica, il tutto sarà realizzato dall’Associazione Altroteatro di Firenze.

Tale evento aprirà il Premio Giornalistico Letterario Prato Città aperta, dedicato alla cultura migrante, che mi ha vista vincitrice l’anno scorso.

Come scrittrice e poetessa amo abbinare alla scrittura altre forme d’arte e condividere degli eventi con diversi artisti; infatti ho accompagnato con i miei versi numerose mostre fotografiche e pittoriche, collaborando con altri artisti.

Un altro progetto di cui vado fiera è Il festival Internazionale della Poesia di Tozeur in Tunisia, sono stata invitata per il secondo anno consecutivo a tale Festival per rappresentare come poetessa il mio paese di origine: Cuba, e per tale evento sto preparando un libro bilingue, dedicato al deserto.

Qual è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

 

Io mi sono avvicinata alle case editrici a seguito della vincita nei vari concorsi letterari da loro organizzati, poi successivamente sono avvenute le mie pubblicazione, in tutti i casi loro hanno investito su di me.

Non mi sono mai rivolta a nessuna casa editrice a pagamento e ho avuto con tutte un buon rapporto di collaborazione.

Credo che per i giovani che si avvicinano alla scrittura, il mondo dell’editoria possa essere a volte ostile, ma comunque è necessario provarci, avvicinarlo e imparare a conoscerlo, perché autori ed editori hanno bisogno di comprensione reciproca, di capirsi, di collaborare, perché sono due mondi strettamente interdipendenti.

Consiglio agli scrittori esordienti e anche a me stessa, un esame attento sull’andamento di mercato, sulla reale domanda dei lettori. 

Poi consiglio di insistere proponendo i propri scritti ai critici letterari, ai concorsi letterari e nel web, consiglio anche di preparare i propri lavori con cura, senza fretta per invogliare l’editore ad investire su di loro.

Infine considero buona norma prima d’inviare un manoscritto a una casa editrice di consultare il loro catalogo per accettarsi sul fatto che l’argomento trattato sia preso in considerazione, perché rientra nei loro obiettivi editoriali.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

 

Nulla è impossibile, anche se è molto difficile vivere solo d’arte, giacché l’arte richiede un investimento economico iniziale per un tempo più o meno lungo.

Ma consiglio quello che faccio io, continuare a lavorare, cercare di migliorarsi e proporsi continuamente.

Contatti:

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Francesco Cogoni.