INTERVISTA A VETURIA MANNI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Negli anni 73 mi sono iscritta a Bologna al Dams il primo.
ed ho avuto modo di conoscere molti personaggi della cultura Italiana tra cui Furio Colombo ed Umberto Eco, Squarzina, ecc,
Per mantenermi agli studi, erano gli anni dell’austerity, e dei primi movimenti studenteschi, trovai lavoro, come si direbbe oggi, come stagista presso la Galleria d’arte Nanni, sotto il Pavaglione, famosa anche tutt’ora presente, come libreria, una delle più importanti.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Nella galleria il mio compito oltre ad allestire mostre, era parlare con le persone e gli artisti, provare a vendere alcune opere.
Lì ho conosciuto Luigi Ontani, ed il maestro Fontana e Burri, ho ammirato le opere di Mirò, e sono rimasta molto colpita, ho avuto modo di studiare Munari, ed apprezzare il suo percorso artistico e letterario, potrei dire che questa è stata la mia prima formazione, non male direi.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Non potrei separare l’arte dalla vita, l’arte è la vita in senso assoluto.
L’arte è il linguaggio con cui un artista comunica al mondo non soltanto il proprio stato d’animo, ma come con il suo lavoro, può trasmettere al mondo ciò che accade nel sociale.
L’arte Parla, qualsiasi linguaggio, sia figurativo che astratto scultoreo o fotografico o performance, e non ha bisogno d’intermediari o d’interpretazione, l’arte arriva dritta al tessuto emozionale.
Certo ognuno ha le sue corde e sarà questo o quell’artista a farle vibrare con il suo lavoro, ma è comunicazione, e che se ne parli bene o male arriva.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La mia ricerca è quotidiana.
E’ come se i miei recettori lavorassero a trecentocinquanta gradi ogni istante e poi all’improvviso producono, accade per caso, a volte anche di notte, mi alzo prendo una tela e comincio a lavorare, come se tutto fosse stato scritto prima, studiato, invece no.
Ora sto lavorando ad un progetto che mi ha scosso e continua a farlo da tempo, l’immigrazione, il trasferimento di masse, genti, popolazioni, proprio come ai tempi del Re Salomone, si fuggiva da un tiranno, oggi, non ci sono cavalli e carrozze, ma l’esodo è lo stesso, si fugge dal MALE
Un po’ come l’altro mio progetto:
LA METAMORFOSI,
questo : IL FILO ROSSO DEL CONFINE,
L’ORO DELLA SPERANZA: SANGUE
parlano di cambiamenti INTERIORI, senza questo passaggio, le nostre CIVILTA’ non progrediranno. 
Siamo tutti Interconnessi, si continua a dire, ma la verità è che lo siamo, ma non lo abbiamo ancora assimilato, mangiato, digerito, e non può essere metabolizzato.
Chiudere frontiere è chiudere la mente, è chiudere i cancelli del PARADISO, qualunque esso sia.
Ho creato un opera anni fa CHE LE PAROLE NON BASTANO, do’ molta importanza ai titoli dei miei lavori.
Sono loro che parlano insieme all’opera.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Il mercato dell’arte è come una grande medusa dai mille tentacoli, un po’ come il mercato dell’immobile o delle auto, o dei gioielli, uno compera secondo il proprio portafoglio, ma credo che investire sull’arte sia una cosa saggia, ci vuole soprattutto emozione e cultura, si può iniziare da piccole opere… 
Ma non credo sia questa la risposta che si aspettava.
Io credo che l’arte dovrebbe essere nei musei aperta e disponibile a tutti, credo che dovrebbe essere studiata meglio, fin da piccoli, insieme alla poesia ed a latino e greco.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
L’ARTE AIUTA AD APRIRE PORTE E MENTI E ALLEGGERISCE IL PESO CHE SI E’ DATO AL MONDO.
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Info contatti alla mail:[email protected]
Francesco Cogoni.

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