Intervista a Stefano Paynt

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico ha inizio da bambino, da che ho memoria.
Ricordo di aver scoperto l’amore per il disegno già quando frequentavo l’asilo (avevo già dei lavori commissionati dai miei compagni che mi chiedevano di disegnare Batman e Flash) da allora non ho mai smesso, ho sperimentato molto in questi anni e ancora continuo a farlo.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?
Sono stato influenzato da diversi fattori; In primis sicuramente dai pittori dell’800/900, l’espressionismo è la corrente artistica che più mi ha dato ispirazione, soprattutto l’attitudine e la passione di Vincent Van Gogh.
Direi che un altro fattore influente sia la filosofia, Friedrich​ Nietzsche gioca un ruolo fondamentale, quando anni fa lo scoprì (in un periodo particolarmente turbolento) nel suo pensiero trovai li stessi interrogativi ai quali anche io stavo cercando di dare una risposta.
Poi c’è la musica, grande fonte dalla quale ricavo immagini, i concerti, la street art, i viaggi, le notti passate a bere e cantare, lo schifo che mi fanno li abusi di potere, l’amore per il mare, la rabbia, le manifestazioni, i cori, la nostalgia, il male celato dietro la mc Donald e la chiesa, il rigetto verso i max media, i visi di chi non ho più visto, il tabacco, la stampa, le litografie, i manifesti, i libri illustrati, i tatuaggi, le mostre, il sono della frizione del mulinello all’alba, i film, i lavori da sfruttato sottopagato, il linguaggio non verbale, le partite a pallone, Bakunin, i poeti maledetti, lo stile bohémien, i lupi, i teschi, la simbologia, l’occultismo, i fumetti e tutti gli espedienti fatti fin oggi e tutti quelli che si susseguiranno nel tempo che continueranno a stimolare il mio processo.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?
Cerco “La verità”, provo a mostrare le cosa da altri punti di vista, a dare altre visioni del mondo, voglio far nascere dubbi e domande, creare emozioni, e vorrei che vivessero in eterno.
C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?
C’è in realtà una parte del mio processo creativo che mi ossessiona maggiormente, ed è la smania di voler affrontare, tramite le simbologie, dei concept che riguardano l’uomo e la società in cui vive. Cerco di raccontare le incongruenze della vita umana rapportata al caos emozionale creato dalla giungla sociale di oggigiorno… Imprimerle su carta è un modo per esorcizzarle.
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Mi occupo, per la maggiore, di graphic design/illustrazione, il mercato è saturo di creativi in questo ramo.
Solitamente lavoro per dei gruppi musicali, mi commissionano le copertine dei dischi o le grafiche per il merchandising, oppure lavoro per piccoli brand o aziende private, alle quali fornisco servizi più pubblicitari (loghi, immagini coordinate, ecc..).
Credo non sia semplice spiegare quanto non mi piacciano i soldi, e che il mercato creativo sia l’unico compromesso che ho accettato per farli…
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Beh, diciamo che non credo di poter dare un consiglio in particolare.
Semplicemente direi di continuare a produrre, se si ha realmente l’attitudine a creare, la passione e la voglia, col tempo si raccoglieranno i frutti del proprio lavoro.
“Se varrò qualcosa più in là, la valgo anche adesso, perché il grano è grano, anche se i cittadini all’inizio lo scambiavano per erba.”
                                       Vincent Van Gogh.        
        
Francesco Cogoni.
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