Intervista a Stefano Mercatali

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho sempre avuto un amore viscerale per l’arte. All’età di otto anni mi feci portare agli Uffizi di Firenze da mio padre che aveva un bar a Marradi (FI) frequentato da pittori che alla domenica venivano a dipingere la natura delle circostanti colline ed io cercavo sempre di seguirli, con il mio cavalletto. Mi incuriosiva carpire la loro pittura e le loro tecniche.

Sono partito da una pittura prettamente figurativa, poi nel tempo, frequentando l’Istituto d’Arte della Ceramica di Faenza (dove di seguito ho insegnato oltre che al Liceo Artistico di Ravenna), sono passato ad una pittura sempre più astratta ma sempre con un’impronta figurativa divenuta più esplicita nel periodo in cui ho frequentato l’Accademia.

Nella ricerca di una continua evoluzione sono passato negli anni all’astrattismo puro, all’informale grazie anche alla personale conoscenza di artisti come Vedova e Burri.

Tutte queste esperienze mi hanno portato negli ultimi dieci anni al ritorno del figurativo raccogliendo in esso tutto quello che avevo imparato lungo la mia strada.


Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ho sempre amato Turner, un pittore che considero il moderno dei moderni , ma mi hanno sempre affascinato anche dalla pittura francese Impressionista, i Preraffaelliti ,i Nabis e i Nazareni.

Inoltre ho sempre seguito con interesse i disegni di Rodin, la pittura di Bacon, Hopper, Odd Nerdrum e Kiefer, la pittura dei realisti del primo 1900- 1940 italiani, i pittori realisti figurativi degli ultimi tempi come Galliani, Normanno, Carlo Maria Mariani, Martinelli ecc..

Finita l’accademia ho lavorato e studiato con scultori della ceramica come Carlo Zauli, Leoni, Biancini, Rontini che mi hanno influenzato individualmente verso varie esperienze nella figura tridimensionale che tutt’ora applico anche nella mia pittura.


Cosa cerchi attraverso l’arte?

Senza la pittura, che seguo oltre il mio lavoro di restauratore di importanti opere d’arte, non riuscirei ad esplicare il vulcano in eruzione del mio essere che esplode sempre con l’esigenza di avere sempre il pennello in mano. Un bisogno viscerale dove la mente vibra e si raccoglie nella mia pittura prettamente visionaria.


C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Nei miei quadri raccolgo sempre immagini del mio vissuto: i viaggi, il lavoro, il mio essere.

La mia pittura è un diario che mi racconta.

Non faccio mai disegni preparatori ma parto con il pennello e automaticamente le forme si concretizzano.

Realizzo inoltre, nei miei quadri attraverso la fotografia, come vorrei, che certe sensazioni si concretizzassero in immagini stravolte dalla mia mente, libera comunque sempre da preconcetti.

Studio in continuazione nella mia grande libreria piena di monografie e cataloghi seguendo comunque l’insegnamento impartitomi da un grande Maestro “ guardare e dimenticare”.

Attraverso i libri cerco sempre di imparare la tecnica, la realizzazione del pensiero altrui.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Questo è un momento difficile per il mercato artistico, io espongo costantemente le mie opere in molteplici mostre collettive e personali presso importanti ambienti pubblici e gallerie e ciò consente comunque di aumentare la visibilità del proprio lavoro.


Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Non è facile rispondere a questa domanda, credo che per vivere di arte sia necessario avere la consapevolezza del duro lavoro necessario per poterne assaporare le delizie e la coscienza della validità e dell’innovazione del proprio lavoro per concretizzarlo con canoni ben precisi.

Penso sia necessario vivere l’arte che ci circonda frequentando Vernissage e fiere ed istaurare relazioni con galleristi in sintonia con la propria pittura, inutile rivolgersi a chi predilige l’astratto se si propone arte figurativa, e proporre una percentuale sulle vendite che li sproni nel loro operato.

Consiglio inoltre di avvicinarsi con prudenza ai molteplici inviti di partecipazione a fiere o concorsi a pagamento.

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Francesco Cogoni.