INTERVISTA A STEFANIA MORGANTE

 

 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Non esiste una data, un avvenimento, un racconto di famiglia.

Ero semplicemente una bambina silenziosa e timida il cui unico modo per esprimersi era usare i colori.

Ho iniziato prima di saper scrivere, naturalmente.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Uno zio che dipingeva paesaggi, non il mio tema, ma sempre emozionante vedere i colori sulla tela.

Gli Impressionisti alle scuole elementari (Renoir in primis), Rembrandt alle medie, Van Gogh inizio liceo.

Insomma i classici.

Nel corso degli anni mai un artista preferito o da cui senta particolari influenze.

Il segreto per me è studiarli tutti, o almeno tentarci: la vita, le opere, la tecnica.

Poi tentare di dimenticarli e mettersi davanti al foglio nudo: io e il foglio, e una salutare amnesia.

Oggi, in questo momento, sono profondamente attratta da Kate Kollwitz e Patti Smith, quasi un’ossessione, per quell’aspetto profondo, carnale, di entrare nei temi con passione e dolore.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Potrei dire che la possibilità di esprimersi sta alla base di tutto, che sia musica, teatro, arti visive.

Per me un’esigenza naturale, come respirare.

Forse è un modo goffo di farsi amare, di ottenere il consenso degli altri.

Ma sarebbe riduttivo.

Cerco risposte.

Sul perché vivo, agisco, scelgo, scarto nella vita.

Su come suggerire prima di tutto a me stessa, un modo per muoversi nella realtà contemporanea con coerenza e volendo fortemente scegliere il percorso attraverso le proprie convinzioni.

Un taglio visivo su come viviamo, sui rapporti fra le persone, nelle città, nel contesto sociale.

ln questo preciso momento, ancora scossa dalla morte di mio padre avvenuta un anno fa, ho diretto la mia attenzione su quella linea d’ombra fra vita e morte, fra esserci e scomparire.

Una trasformazione che resta a noi vivi, che dobbiamo inventare un altro modo di ricucire la tela strappata.

E nello stesso tempo il mio interesse cammina parallelo sulla vita prolungata dalle tecniche mediche che in molti casi non ritengo siano vita.

E sopra tutto, l’ingerenza delle religioni, dei pregiudizi, dei luoghi comuni che ci trasformano in corpi nelle mani di altri, manovrati da interessi politici o religiosi: resi appunto corpi, non più esseri umani muniti di coscienza e auto determinazione.

Il (non) fine vita, quasi una metafora dell’agonia culturale e sociale a cui stiamo partecipando tutti in questi anni.

proteggeremeote

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato ti chiede opere seriali, ammiccamenti alla street art, ti chiede di essere giovane, votata al successo, carica di aspettative televisive, glamour sui social, presente dappertutto.

Non importa che tu abbia un curriculum, importa accumulare mostre, collettive, personali, online, offline.

Che tu sia presente alle più importanti fiere, che tu sia prima di tutto un personaggio, meglio se in overdose di selfie.

Il mercato ti chiede opere di denuncia, che scuotano i sentimenti, che creino uno choc visivo sul pubblico.

Il mercato ti chiede la spettacolarizzazione dell’arte, ti chiede performances, se sei donna meglio un’esibizione di sé e del tuo corpo.

Il mercato impone l’anagrafe come base del talento, non costruisce insieme a te un percorso.

Credo sia così, tutto questo mi fa ovviamente orrore.

Ma magari sono miei pregiudizi.

Perciò il mercato fa finta di non conoscermi e io per arrivarci sono partita dai suoi parenti lontani (per esempio ecommerce, auto pubblicazione).

Prima o poi arriverò alle alte sfere, ma a modo mio, col percorso che ho scelto.

Vorrei morire soddisfatta delle mie scelte.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Dare consigli è sempre antipatico, ti trasforma subito in una vecchia saggia che ha capito tutto della vita e snocciola sentenze su come le cose devono andare.

Credo di aver capito ancora poco della vita per ricoprire un ruolo del genere.

lo mi metto al fianco del giovane e guardo con lui cosa possiamo consigliarci a vicenda.

Di certo

per me stessa consiglio di continuare a trovare un senso in quello che faccio, con una coerenza di riflessioni e di studio.

Con un percorso a lunga durata.

Il tutto e subito non funziona per i posteri, e io ci tengo tanto ai miei posteri!

Consiglio alla giovane me di studiare, esercitarsi ma anche di leggere, imparare, smontare, distruggere quando è necessario, essere autocritica ma anche fermarsi un attimo prima di demolire se stessa inutilmente.

Di sognare certo, anzi di collezionarne molti di sogni, ma anche di desiderare e di lavorare perché si avverino.
E come dice la Smith, “…a volte nascondiamo i nostri sogni dietro alla realtà”.
Se la passione esiste nonostante tutto e tutti, non resta che andare avanti e muoversi, è un dovere per chi ha un talento.

eternamenteassente

sito: www.stefaniamorgante.com

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Francesco Cogoni.

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