Intervista a Simone Fugazzotto

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Dipingo da quando sono bambino, secondo me non esiste un percorso artistico, è proprio sbagliato come concetto.

E’ come viviamo la nostra vita, le gioie e sofferenze che affrontiamo quotidianamente a determinare tutto quello facciamo, che nel mio caso è l’arte.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Mio padre era fotolitografo, aveva un grande torchio dove, ricordo perfettamente, mescolava su un rullo con una spatola i vari pantoni e otteneva sempre il colore perfetto che gli serviva.

Rimanevo incantato, da lui e dai colori, queste sono le emozioni che più mi hanno influenzato.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Non cerco niente.

Mi limito a tradurre in immagini il mio momento storico, le assurdità e i piccoli momenti di meraviglia che ci circondano.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Io dipingo scimmie.
Le dipingo come metafora dell’essere umano.
Vorrei chiarire una volta per tutte questo concetto perché è la domanda che mi viene posta più di frequente.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Un rapporto sano, credo.
Sono cresciuto piano e con costanza, come nella più classica delle situazioni e questo mi ha aiutato a non perdere mai libertà di pensiero in ottica del mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Dipingere meno e fare più contatti che possano aiutarlo a fare mostre, conoscere gente giusta e a vendere quadri.
È più facile di quello che sembra.

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Francesco Cogoni.

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