Intervista a Silvia Muraglia

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Da sempre, da quando sono nata.
Ho sempre amato il disegno e la pittura in primis, per poi spaziare anche in altre forme come la poesia e di recente una riscoperta della scultura.
Quand’ero piccola sentivo la necessità di raccontare storie, infatti, inizialmente ero indirizzata verso il fumetto, pian piano mi sono spostata verso la pittura come se fosse un passaggio più completo e maturo.
Sono in continua crescita evolutiva, non si smette mai di studiare.
Ho sempre Frequentato ambienti artistici e ho appreso svariate tecniche dai vari artisti che incontravo nel mio cammino, e poi quando mi sono sentita pronta, grazie anche ad amici pittori più grandi ed esperti nel 1997 ho inaugurato la mia prima personale, continuando cosi la mia carriera artistica.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?
Penso che le primissime persone/artisti siano stati i grandi della storia dell’arte, quelli che si studiano a scuola.
Leonardo Da Vinci, Tiziano, Caravaggio, dai classici in poi.
Ma sono stata influenzata anche dai fumetti Giapponesi (Anime, Manga) e da quelli Italiani.
Mentre per quanto riguarda gli episodi, mi muovo in varie direzioni e di conseguenza tutto può influenzarmi ed ispirarmi, le fonti sono ovunque, da emozioni vissute direttamente a quelle esterne.
Ci sono stati fatti di cronaca molto forti ad avermi scosso parecchio ad altri prettamente intimi e personali che ho successivamente trasferito su tela.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?
Cerco tutto, cerco me, cerco la felicità, cerco il piacere che ritrovo ogni volta che mi immergo in quella dimensione.
E’ talmente naturale che a volte chiederselo non ha senso.
E’ un po’ come cercare una risposta al senso della vita.
Vivo perché sono viva, dipingo perché mi viene naturale ed istintivo.
E necessario, è come respirare.
Strada facendo ho capito che mi piace sapere cosa provano e vedono le persone che visitano le mie mostre, cosa leggono dentro un mio quadro, lo scambio e la condivisione diventa un nuovo stimolo per fare introspezione, per maturare nuovi progetti, quindi cerco anche quello, e tecnicamente cerco di migliorarmi, cerco l’armonia, la bellezza, la pace.
C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?
Ogni periodo è stato ed è particolare.
Ho quasi sempre lavorato a tema, realizzando serie di opere di circa dieci pezzi con lo stesso argomento, dal “Metatondismo” neologismo d’ispirazione personale che tratta gli stati d’animo dell’essere come amore, rabbia, dolore, speranza, percorrendo poi periodi più definiti incentrando lo studio verso il figurativo con i “Tributi” (ritratti di personaggi famosi legati alla scienza, alla letteratura, alla politica), con i volti tribali (La mia tribù) o “incipit” uno studio che nasce dal connubio tra uomini e animali, le somiglianze caratteriali, gli atteggiamenti negativi dei primi e quelli invece naturali dei secondi, dove tratto argomenti forti come la pedofila e il femminicidio.
E per ultimo con “Animals”, dove tecnicamente nasce il desiderio più forte di studiare realismo ed iperrealismo.
E’ una serie dedicata unicamente agli animali, ma con sottili messaggi dietro le righe, come per esempio “L’ape” (Bee a survivor) Un tema dall’impronta ecologica, (ricordo che sono in pericolo di estinzione) un richiamo per salvaguardare e preservare la vita stessa sulla terra che noi umani brutalmente stiamo distruggendo.
Ed è anche un inno alla resilienza, alla forza e alla capacità di tornare ad essere operativi, forti e positivi nonostante tutto.
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Il mio rapporto con il mercato in passato è stato altalenante per via dei cambiamenti all’interno del sistema, dove critici, curatori e galleristi hanno modificato il loro Modus operandi, convincendomi a privatizzare le vendite senza necessità di terzi o di mercanti d’arte.
Ora sto concentrando le mie attenzioni verso un mercato più vasto che è quello del web che abbraccia possibilità più inclusive.
A tal proposito a breve aprirò un profilo su una piattaforma artistica che veste i panni di un mecenate d’altri tempi, incentivando gli artisti a proseguire con il proprio lavoro.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Caro/a Artista:
“Non sarai tu a vivere d’arte ma l’arte a vivere di te”.
I momenti difficili ci saranno, magari dettati dallo sconforto delle poche vendite o dal non sentirsi appagati o realizzati, ma ciò non dovrà distoglierti dal tuo compito di creare arte.
Come non dovrai farti ingannare da chi ti promette sogni in cambio di soldi.
Dai il giusto valore alle tue opere senza svenderti né eccedere.
E soprattutto ricorda di conservare la purezza d’animo e quella sensibilità che ti ha accompagnato fino ad ora.
Gli squali sono ovunque.
Quindi lottate e metteteci amore, passione ed impegno.
Buona fortuna!
Francesco Cogoni.
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