INTERVISTA A SAAV ZACCHINO

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce dagli anni ’90 ma solo dal 2005 diventa costante, alternato con un’ altra “attività” parallela, quella del rilevatore topografico per la pianificazione urbanistica.

Questa secondo impiego, mi dà una stabilità economica e nel contempo mi permette di conoscere luoghi e storie di gran parte del centro-sud dell’Italia.

Si viaggia spesso dall’Abruzzo alla Calabria con planimetrie aerofotogrammetriche di comuni da aggiornare, percorrendo territori a piedi, incontrando persone paesaggi e luoghi bellissimi, densi di storia sedimentata…Etruria, Sannio, Magna Grecia.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Questi viaggi poi, hanno influenzato molto la mia ricerca ed il conseguente lavoro creativo, in modo particolare le ultimissime cose che ho denominato “geopercezioni”.

La prima persona che ha influenzato il mio modo di “sentire” la Natura, come elemento fondamentale per l’esplorazione artistica , è stato mio padre Vincenzo.

Lui aveva un fortissimo rispetto per i fenomeni naturali, tra l’altro come antico sannita, conosceva erbe officinali e rituali ancestrali tramandati, ormai andati quasi perduti.

In seguito, prendendo coscienza dei miei mezzi espressivi, ho cominciato a guardare il “nomadismo” e le “installazioni” di Mimmo Paladino (l’ho avuto come assistente-insegnante di Figura al Liceo Artistico di Benevento, prima che andasse a Milano e confluisse nella Transavanguardia).

Tra i maestri del passato che mi hanno fatto innamorare dell’arte, ricordo la pittura onirica di Paolo Uccello e la “luce” di Piero della Francesca e Gian Lorenzo Bernini.

Cosa cerchi in arte?

Il mio instancabile operare esige una certa “attenzione filosofica” che illumini il potenziale concetto artistico.

Cerco di migliorare lo stile visivo avendo l’ obbiettivo di suscitare delle domande, emozionare, e comunicare agli altri.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Sì.

Vorrei parlare dell’incontro col territorio -che avviene in maniera analitica- territoriale-, relativamente al suo spazio e alla sua storia, che ha fatto nascere in me l’esigenza di inventare un laboratorio di memoria territoriale che ho chiamato “Geoperazione”, custode di tracce mappali, storie, reperti naturali, ed elementi geo-referenziati… è tutto il materiale per la creazione di installazioni, per la pittura, per la scultura e grafica, poesia, suoni, fotografia e video.

Percependo gli elementi del paesaggio –e antropizzato e silvestre- ho sperimentato “passo dopo passo” nuovi modi di percepire l’anima del posto stesso.

Con la mente ed il corpo disposti verso lo spirito della scoperta, mi sento pronto ad attuare la maieutica per far rinascere le narrazioni del mito, assecondando i sensi verso l’incontro con il luogo.

Questa geo-opera-azione (“concepire” l’opera attraverso l’azione sul territorio) mi rende partecipe dello “spazio-tempo” del luogo.

Il mio corpo in ogni momento, così come la forma di un albero, di un fiume, di una casa, ma anche di una formica, di una farfalla o di qualsiasi altra forma del pianeta, è parte integrante della mappatura informatica geo-referenziata …. tutti, siamo attraversati da coordinate (linee, punti, numeri, segni) della mappatura geografica informatica. Questa esperienza mi ha fatto scoprire la poetica di Kenneth White (Glasgow1936), poeta-scrittore scozzese.

Ho trovato sorprendenti coincidenze con le sensazioni narrate da K. White nei suoi racconti.

Nel racconto “I cigni selvatici”, White descrive il suo viaggio in Giappone, attraverso una “geo-poetica”, ispirandosi a sua volta al poeta giapponese Matsuo Basho(1644–1694) con grande eleganza e leggerezza espressiva.

Meraviglioso è, l’insegnamento degli haiku di Basho nel “cogliere” l’essenza della natura sui propri passi: accogliere nel nostro corpo in moto, il vento, la pioggia, il sole, la neve e poi i suoni, i profumi….i rumori, le paure, le gioie… sempre in modo fluttuante… come le onde del mare che si infrangono sullo scoglio, sempre in modo diverso.

Dunque, l’esperienza personale dell’incontro con i luoghi del paesaggio e la scoperta della “geo-poetica” di Kenneth White/Matsuo Basho, mi hanno reso un “erratico georeferenziato” (una mia definizione) pronto a compiere una “geo-opera-azione” attraversando uno spazio, sui propri passi.

L’innovazione di tale ricerca artistica, basata innanzitutto sulla percezione attraverso i sensi, è la contaminazione creativa dello spazio fisico-sensoriale con quello virtuale, attraverso la dialettica di due piani (layer) dello spazio.

Le mie rappresentazioni artistiche interagiscono su più layer di spazio: bidimensionale, tridimensionale, e dialogando con altri linguaggi, compreso quello tecnologico; per questo nel materiale di lavoro sono presenti schizzi, fotografie, reperti naturali, versi di poesie, racconti, suoni, video, mappature geografiche.

Sin da piccolo ho amato mappe geografiche perché mi davano un senso di libertà, invogliandomi a scoprire i territori che rappresentavano …immaginando di volare per scoprire gli abitanti di quel territorio e le loro storie…immaginando e constatando di essere sicuramente figlio dell’uomo perennemente migrante (come tante persone che sfidano il Mediterraneo in cerca di libertà e dignità), e quindi anche attraverso “Salvatore” il mio nome, ho voluto cercare una mia provenienza.

Varcando le convenzioni del tempo, dunque, Salvatore si ritrova in Palestina, Israele, Egitto… passando per le isole dell’Egèo, ritrovandosi in Saav per continuarmi a cercare… quindi: Saav Zacchino.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il mio rapporto con il mercato: chi è interessato ai miei lavori mi contatta direttamente.

In passato alcune gallerie mi avevano proposto di realizzare lavori “di quantità” ma non sarei stato capace di tenere il ritmo, quindi temporeggiavo e poi rinunciavo: …non avrei fatto buoni lavori…avrei perso il senso di quello che facevo e quindi puntavo ai lavori su commissione.

Non ero maturo abbastanza, forse ora con l’esperienza in più, avrei accettato!

Mi piacerebbe che qualche ente o collezionista si interessasse ad un ciclo completo di miei lavori…avrebbe più senso.

Comunque per i tempi che corrono, ogni ipotesi è ben accetta, salvaguardando però la qualità!

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Cosa posso consigliare?

Io sono la persona meno indicata per tali consigli!

Vivere d’arte oggi?

Viviamo in un’epoca in cui il tempo della scienza (come direbbe il grande filosofo Bergson) ha preso il sopravvento su quello della coscienza.

La tecnologia scandisce i secondi atrofizzando lo slancio vitale, principale garante della creatività.

Ma poi chi decide il confine dell’arte?

Cos’è l’arte oggi?

Il termine “arte” lo si usa per tutto…

c’è un forte rischio di mistificazione…

è molto “inflazionato”.

Sono stati abbattuti i confini “virtuali” che potrebbero permettere la comunicazione in modo totale… e tuttavia persiste, paradossalmente, una “campana di vetro” come confine reale per ognuno di noi.

Nonostante la difficoltà delle circostanze, esorto un giovane artista, che abbia profonda fede nel valore dell’ arte, a perseverare con tenacia in nome dell’ autenticità.

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Mail: [email protected]

tel. 3281286975

Francesco Cogoni.