INTERVISTA A ROBERTO PETROCCHI

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

I miei interessi, artistici prima che professionali, si sono delineati abbastanza presto con la precoce passione per la poesia, la letteratura, le arti figurative.

Interesse poi sfociato nel cinema: dapprima il documentario, successivamente la scrittura filmica e la regia.

L’iscrizione al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma doveva costituire la prima tappa, ma il vero itinerario professionale è iniziato sul set e, parallelamente, con la sperimentazione e la ricerca.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Gli artisti che, più propriamente direi, hanno contribuito alla mia formazione, sono stati: Valerio Zurlini, Michelangelo Antonioni, a partire dai suoi straordinari documentari: in epoca di rinnovato interesse per questa forma di rappresentazione filmica, ritengo che vadano recuperati e rivisti, soprattutto dai più giovani e dagli storici del cinema.

Non posso, infine, non menzionare Igmar Bergman.

L’episodio che più di altri ha influito nella mie future scelte artistiche è legato proprio al grande maestro svedese.

Si tratta della visione, in tv, del film “Il posto delle fragole”: credo fossi poco più che un adolescente.

Cosa cerchi attraverso l’arte di fare film?

Quello che m’interessa quando scrivo o decido di girare un film è l’esplorazione dell’intimità umana più segreta; il tentativo di fornire, in qualche modo, una risposta anche se parziale ed “aperta” ai grandi perché dell’esistere: la solitudine della condizione umana, il “riscatto” dal patimento interiore attraverso la vocazione artistica, l’insensatezza della morte.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Da un po’ di tempo a questa parte sono interessato ad una “poetica” che esprima appieno – soprattutto in una realtà dominata dall’evoluzione/rivoluzione tecnologica, che non può non interessare anche la sfera espressiva – ciò che il mezzo audiovisivo consente.

Personalmente ritengo che la contaminazione linguistica tra cinema, pittura, fotografia, teatro-musica, ne rappresenti una felice sintesi.

Qual’è il tuo rapporto con il mondo del mercato?

Il rapporto di un’artista con il mercato non è mai semplice.

Dal mio punto di vista se un artista non deve confondere la sua, legittima, libertà creativa con l’autoreferenzialità, il mercato e chi lo gestisce non deve relegare ai margini la “proposta autoriale”; al contrario, dovrebbe creare le premesse per un’incentivazione della stessa, a beneficio della divulgazione culturale ma anche del mercato stesso.

Cosa consiglieresti ad un giovane regista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Il consiglio che mi sento di poter dare a chi aspiri a svolgere un’attività complessa come quella cinematografica (artistica, più in generale) è di cercare d’identificare con chiarezza quelli che sono i suoi interessi/obiettivi e battersi con fermezza per vederli realizzati, attraverso lo studio e l’esperienza.

Ma, al contempo, deve essere onesto con se stesso: l’ambizione se non supportata dal talento e la preparazione può essere molto pericolosa.

Sito: http://www.robertopetrocchi.it/

Francesco Cogoni.