INTERVISTA A ROBERTO MINGOIA

Introduzione all’intervista:

Roberto Mingoia è creatore ed artefice del Commissario Casu.

Un libro giallo dal sapore irriverente e nuovo, divertente e scorrevole che pone la sua regione, la Sardegna, sotto i riflettori.

Tratta infatti di sequestri seriali, argomento tuttora attuale e di sicuro fascino.

La scelta del crowdfunding arriva come la curiosità di provare un’altra strada dopo l’autopubblicazione e la ricerca dell’editore.

1mese per scrivere il libro, 3 per concludere la campagna, 2 l’editing.

Tempi interessanti ma anche faticosi, dedicati a coinvolgere la gente contagiandola con il suo traboccante entusiasmo.

Periodo che ha visto momenti no come le porte in faccia sbattute dalle biblioteche comunali, e sì con la gente che cita gli aneddoti, i personaggi del libro e chiede un autografo.

Tra gli autori preferiti O. Wilde, G. Orwell, L. Pirandello, I. Calvino, N. Hill, (ma legge di tutto purché lo tenga incollato alle pagine come una calamita e trasmetta forti emozioni).

Quando scrive è semplicemente sé stesso cercando di trasferire messaggi importanti al lettore facendolo divertire per mostrare una Sardegna originale al di là dei soliti stereotipi.

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Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

Ho sempre amato scrivere ma è stato solo con la stabilità lavorativa che ho iniziato a dedicarmi con costanza alla scrittura.

Ora scrivo giorno e notte.

Mia moglie non sa più cosa fare.

Annoto idee in continuazione.

Scrivo e sogno di scrivere.

Ho molta fantasia e colgo quei lati della realtà che la superano.

Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Di sicuro fin dai tempi della scuola ho avuto degli insegnanti di lettere che mi hanno trasmesso la passione per la lettura.

A casa ho sempre visto mio papà leggere.

Tutto questo è stato molto importante perché la lettura è parte integrante per la scrittura.

Nessun bravo scrittore può avere successo senza leggere.

Gli autori che mi hanno influenzato e ispirato sono: italiani, Italo Calvino e Luigi Pirandello.

Stranieri, George Orwell e Oscar Wilde.

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Attraverso la scrittura voglio far divertire la gente e al tempo stesso esprimere dei messaggi positivi.

Più strada farò e un pubblico maggior potrò raggiungere.

Aspiri a una carriera nell’editoria?

Si, ho già firmato un importante contratto con una casa editrice nazionale con una ottima distribuzione.

Il prossimo libro esce a dicembre e si chiama “Maccheroni Connection”, in pratica due libri in un colpo solo!

Avrai fortuna?

Io ci ho sempre creduto e continuerò ad andare avanti.

Con la determinazione si può raggiungere qualsiasi obiettivo.

Scrivendo cosa hai capito?

Ho scoperto che la creatività si può coltivare e il metodo si può imparare.

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Vuoi presentare il tuo romanzo “Il Commissario Casu”?

“Un sospiro profondo, seguito da uno sbuffo di fumo, uscì prepotente dalle narici.

“Respira”.

L’aria aveva il sapore opprimente e impastato di un posacenere pieno lasciato a marcire.

Tutta l’area industriale di Macomer, cielo e orizzonte inclusi, sembrava immersa nei postumi di una serata tabagista. “Respira. E adesso scrivi”, si ripeté l’uomo nel completo in velluto nero, sigaro stretto tra le labbra, taccuino alla mano. “

Si apre così lo scorrevole e avvincente romanzo con protagonista Anthony Casu, commissario ironico e determinato, sardo di origine, latinoamericano di adozione.

Ama infatti la musica reggeton, il mojito, le belle donne e le auto sportive.

A bordo della sua Alfa rossa sfreccia per tutta la Sardegna per risolvere intricati casi criminali.

E’ un grande osservatore, ha uno spiccato intuito e un grande sense of humor.

E’ coadiuvato dall’avvenente medico legale Maia Bottino e dall’amico gangster Bobore.

In questa avventura indaga su una serie di sequestri seriali, tema in auge negli anni 90 ma che ancora oggi ha il suo fascino.

E ahimè a volte torna alla ribalta della cronaca.

In questo libro c’è molto di me.

Per alcune cose siamo uguali per altri diversi come il giorno e la notte.

Lui è avventuroso – io amo una vita tranquilla – lui ama la solitudine – a me piace stare in compagnia.

In comune abbiamo la passione per la musica reggeton, per il buon cibo e per le belle donne.

Per non dimenticare le auto sportive e la velocità.

E’ anche un appassionato di gioco d’azzardo, insomma un tipetto niente male.

Fuma, fa una vita sregolata, ma sul lavoro è un drago.

Almeno ce la mette tutta.

Qual’è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Io ho tentato tutte le strade: autopubblicazione, crowdfunding, ricerca di un editore.

Ognuno ti fa crescere e ti da qualcosa.

E se quello che vuoi è davvero diventare uno scrittore ce la puoi fare.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Consiglierei di non arrendersi mai e di non lasciare nessuna strada intentata.

Se ci credi, funziona!

Per voi da gustare alcuni brani del commissario:

BRANO 1

Villettina tutta su un piano, gialla con un bel ulivo davanti, periferia di Cagliari. Il Commissario Casu aveva gusto anche per gli immobili, piccola ma sincera, del resto in casa non c’era mai. L’arredamento era minimalista, tutto bianco e moderno a parte un divano nero e morbido e un caldo tappetto persiano con sfumature di rosso e disegni semplici e regolari.

Aveva allestito nel suo studio un teatro alla Fbi, con foto appese al muro e mappa con tanto di bandierine rosse, ben poche finora, per segnalare i punti chiave.

“Drinnn, driiiinnnn”. Alla Mad Max si infuriò allo squillare del telefono come se potessero distoglierlo da

quello stato di trance talmente era concentrato. “Pronto, chi è?” “Sì capisco, dov’è stato ritrovato? Gavoi…” e mise in corrispondenza del piccolo paesino sardo una bandierina rossa, ben piazzata, come il primo grande attacco che avrebbe voluto sferrare a Risiko.

BRANO 2

“Buongiorno, lei è il medico legale?”

“Sì, buon giorno. Lei dev’essere il Commissario Casu, mi chiamo Maia Bottino. Se vuole può seguirmi in ospedale dove farò l’autopsia del cadavere e sarà il primo a sapere cos’è successo davvero.”

“Perfetto” disse il Commissario entusiasta, gli piaceva quella tipa, sicura di se, eloquente, una che va dritta al punto, professionale e umana insieme.

Se non fosse stato per i capelli con le meches quasi ci avrebbe fatto un pensierino, ma lui no, solo more. E non avrebbe fatto un’eccezione al suo codice deontologico come su altre cose su cui era categorico.

In ospedale la dottoressa Bottino accese tutte le grandi luci al neon e chiamò il tecnico di sala. Le mattonelle bianche accecavano il Commissario Casu, amante degli ambienti meno luminosi e privi di odore di varechina e agenti vari per pulire. La dottoressa, piccolina ma forzuta, posizionò il corpo sul grande letto d’acciaio per l’autopsia. Praticò una grande incisione a T nella zona sotto il collo, tutto normale; a prima vista il corpo non aveva escoriazioni nè segni di colluttazione. Chi poteva essere? Gli prese le impronte per farle confrontare nel database della polizia. Voleva dare un volto e un nome a questo tipo tarchiato e abbronzato con i baffetti. Tutti i test sull’esterno del corpo erano negativi. Sarebbe potuto morire nel sonno e poi avrebbero potuto posarlo vicino al fiume. Controllò se ci fosse acqua nei polmoni ma niente. Per ultima cosa doveva incidere dietro il cranio per verificare se ci fossero ematomi non visibili ad occhio nudo e controllare lo stomaco per escludere l’avvelenamento tra le cause della morte. Così voleva la procedura, non si poteva lasciare nulla al caso.

BRANO 3

Il Commissario voleva vederci chiaro, chiamò il suo amico Bobore. Erano amici d’infanzia e quando il gioco diventava duro si serviva del suo fratellone fidato che aveva dei legami con la mala locale e sapeva farsi rispettare per la sua pratica delle arti marziali alla Chuck Norris e la frequentazione di diverse carceri sarde.

“Che fine hai fatto? Bobò? Sempre a rumene? Vedrai che ne troverai una che ti farà crescere due marmocchi generati con un altro!” “Anthony, sempre il solito. Cosa bolle in pentola stavolta?” “Dobbiamo indagare su un paio di cosette: la prima il giro di amicizie del cadavere ritrovato vicino a Gavoi…come può un tecnico di rete morire vicino a un lago lontano da casa sua…quello nemmeno a pesca andava…oltre al pc non vedeva mai la luce del sole!”

“Già, ottima osservazione amico mio! Regolamento di conti o qualche collegamento col primo sequestro? La seconda questione invece?”

“La seconda è dovuta alla nuova sparizione. Sud Sardegna, e non centro. Lasciano tracce e nel primo, nessuna. Se lavorano insieme hanno due stili diversi. Ma non credo alle coincidenze. Prova a chiedere negli ambientini nuoresi che conosci tu…E’ irresistibile non parlare di sequestri in alcuni ambientini vero?”

Il volto di Bobore si illuminò, gli piaceva essere considerato così tanto. Aveva sempre desiderato lavorare nelle forze dell’ordine e, tramite il suo amico Anthony, poteva giocare a fare l’investigatore, sul filo del rasoio, a volte minacciando qualche pezzo grosso, a volte vedendosi restituire il favore da qualche bandito.

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Francesco Cogoni.

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