INTERVISTA A ROBERTO BRUNELLI

Chi colora Nanu Brunelli Roberto

Quando e come nasce la tua passione per l’arte?

Ho iniziato ad avvicinarmi all’arte da bambino, attraverso un’innata curiosità che mi ha guidato all’interno di una vera e propria educazione estetica, portandomi a contatto con opere realizzate da Joan Mirò e da De Chirico.

Devo ringraziare la nonna materna che lavorando al servizio di una delle famiglie all’epoca più importanti di Forlì, mi portava con sé, ancora bambino, dandomi l’opportunità di perdermi per ore in contemplazione, non soltanto davanti alle opere d’Arte ma anche dinnanzi a maschere e oggetti culturali dell’Africa Nera, che avevano portato in Italia al loro rientro da una fortunata avventura commerciale in quello che all’epoca era chiamato ex-Congo Belga.
Ho progressivamente assimilato questa passione che nel tempo è maturata in una mia collezione personale.

In cuor mio, amo pensare che questo processo sia nato per educare i miei figli al bello, facendoli vivere come ho vissuto io la mia prima infanzia, in un museo.

Ho voluto con forte determinazione creare, scrivendo con lo pseudonimo di investart, il Piano di Accumulo Patrimonio
Artistico (P.A.P.A.), sul Forum di FinanzaOnLine della Brown Editore,
approfondito in molteplici thread dal lontano luglio 2007.

Questa discussione, nel tempo, si è rivelata un notevole successo ed è stata tra le più seguite dai lettori del Forum, arrivando sino alla nona edizione.

In cosa consiste il tuo lavoro letterario?

Nel mio Lavoro letterario parto dal presupposto che nessuno, che si tratti di un singolo individuo o di una Nazione, possa andare con profitto da nessuna parte, se non si conosce bene la storia, anche quella più recente, del proprio Paese.

Per comprendere, o meglio riuscire a leggere dove stiamo realmente
andando, dobbiamo conoscere bene la storia, anche quella più contemporanea.

Ho voluto quindi ricostruire, con “ANNINOVANTA 1990-2015.

Un percorso nell’arte italiana”, la storia artistica degli ultimi 25 anni del nostro paese, dimostrando che quella generazione di artisti ha anticipato di molti anni con i loro Lavori la crisi-deriva, non soltanto economica ma soprattutto sociale e di valori, nella quale l’Italia stava entrando, per arrivare a quello che noi tutti possiamo tristemente osservare oggi.
Con “Investire in Arte e Collezionismo”, scritto assieme allo Storico
dell’Arte Salvatore Puzella, ho voluto scrivere un libro “alla rovescia”: visto che nessuno ha o può avere, nel mondo degli investimenti e non solo in Arte, la sfera di cristallo, abbiamo scritto un libro partendo da tutti gli errori da non commettere quando ci si avvicina o già si affrontano questi tipi di investimenti.
Per finire, con “Chi colora Nanù?” scritto assieme all’artista Stefano
Tedioli, di cui mi piace ricordare che una parte dei ricavati verrà devoluta da noi autori in beneficenza a favore della “RIO DE ORO”, Associazione di Solidarietà con il popolo SAHARAWI, sono partito dal presupposto che sia fondamentale avvicinare fin da subito i bambini all’arte e alla cultura; ed ecco quindi un libro dedicato ai più piccoli che ho fortemente voluto, molto curato fin nei minimi dettagli e che come tutti i miei libri è anche questo rigorosamente NO EAP (no all’Editoria a pagamento) avendo gli Editori coperto interamente le spese di produzione dei volumi.

Credo sia anche questo un modo molto valido non solo per avvicinare i bambini all’arte fin da piccolissimi, ma un vero e proprio sistema per aiutarli a comprendere che dietro a un Quadro vi è sempre un racconto, più o meno voluto e più o meno velato.

Il bambino ha così modo di guardalo, di sentirlo, di toccarlo, di assaporare i suoi colori, le sue linee, i suoi contorni, i suoi suoni e le sue trame.

Raccontando, seppur lì indirettamente la fisionomia del quadro, si impara a esplorarlo.

Così facendo, insegniamo loro a guardare anche attraverso la gestualità del corpo e non soltanto la potenzialità dello sguardo.
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Con quali artisti hai sentito una certa affinità e ti sei trovato più
vicino?

Per la mia formazione professionale (ad oggi, la mia principale occupazione è quella di Infermiere), fin da giovanissimo ho compreso quanto nel campo dell’Arte, così come in quello della medicina, non debba oggi più esistere la figura del “tuttologo”.

Bisogna certamente avere un’ottima preparazione in Storia dell’Arte, per comprendere da dove veniamo, ma al tempo stesso serve la
ferrea determinazione di restare costantemente informati, per leggere la Società attuale e comprendere dove l’Arte stia andando.

Mi piace sempre raccontare che molto probabilmente la mia generazione (sono nato nel 1972) sia quella che guardava con ammirazione e rispetto “i ragazzi più grandi”, non vedendo l’ora di compiere 14 anni per avere il motorino e 18 per la patente
della macchina.

Oggi giorno tutto gira così velocemente che non ci si ferma più
a guardare e a riflettere nemmeno su quello che c’è stato immediatamente prima di noi, figuriamoci su quello che è successo 15-20 anni prima.

Per me invece non è stato così: ho seguito e studiato fin dai loro primi esordi gli Artisti italiani della “Generazione anni ’60”, cioè quelli nati dal 1960 al 1970, fino ad essere considerato oggi da tanti uno dei massimi esperti di questi Artisti e del loro Lavoro.
Tutti quegli artisti, come tutti i veri artisti della storia dell’arte, sono
stati degli “anticipatori”: ci hanno infatti raccontato con almeno 10-20 anni d’anticipo come e dove le cose stavano andando.
La maggior parte dei collezionisti, dei critici e degli addetti ai lavori non
ha voluto leggere quello che essi con le loro opere ci stavano raccontando.
Non era facile.

Nel tempo del “tranquilli siam qui noi”, quando tutti vivevano
al di sopra delle loro reali possibilità, quando si era creata l’illusione che
tutti potevano divenire proprietari di una casa pagando un mutuo e al tempo stesso continuando a spendere e spandere in aperitivi & co., era più facile voltarsi dall’altra parte e ignorare “i messaggi” che questi Artisti ci stavano mandando.

Loro erano lì con i loro quadri a dirci “attenzione, questo sarà il
futuro”, e noi ignoravamo tali avvertimenti.

Ma nessuno si è fermato anche soltanto per un attimo ad ascoltarlo, nessuno ha colto il messaggio e si è “messo in guardia”.

Tutti hanno continuato a fare lo struzzo mettendo la testa sotto terra, meglio non guardare, meglio girare la testa dall’altra parte.

In che direzione sta andando l’arte Italiana oggi?

Due Artisti italo-argentini, Julio Luis Lavarello e Mabel Elena Casalaspro,
importantissimi per la mia formazione critica e artistica, mi hanno sempre detto che in Argentina, ai tempi delle dittatura, vi è stata un energia nell’Arte (grazie ai movimenti anti regime e alla voglia di giustizia e libertà) che dopo non si è più vista e che è andata lentamente scemando con la riconquista della libertà.
Oggi, in Italia, non credo che manchi tale energia ma che si  sia assopita,
che in qualche modo è stata assorbita dalla tecnologia.
Vi porto un esempio.

Quando negli anni ’90 prendevo uno zainetto e andavo a
Milano in una sola giornata per vedere una Mostra, in quel modo misuravo il polso alla vita reale; il viaggio, molto più lungo di oggi, era uno scambio ininterrotto di informazioni con gli altri, perché si parlava per ore.

Oggi c’è gente che per un’ora non stacca un attimo l’orecchio dal cellulare, spesso per parlare di fatti che non dovrebbero avere un pubblico uditorio.

C’è anche chi non alza gli occhi dallo smartphone, da dove naviga o “messaggia” per tutto il viaggio, e chi ha il PC aperto sulle gambe e si guarda un film.
Capita poi che si viaggi in macchina in due, e quello che non guida riesce
nell’impossibile impresa di parlare per tutto il viaggio, ma senza mollare mai lo smartphone dove non smette un secondo di navigare. Personalmente, confesso che non sarei mai capace di fare contemporaneamente le due cose (parlare con un altro mentre navigo sul web).
Il grande giornalista Ettore Mo ripeteva sovente che il giornalismo si fa con la suola delle scarpe.

oggi giorno purtroppo, sempre più spesso, a fronte dell’enorme sforzo che gli organizzatori di eventi, mostre e spettacoli compiono per regalare allo spettatore il migliore avvenimento possibile, sembra
impensabile riuscire a fare quello che chi ci ha preceduto ha realizzato, in un’intera pagina di storia dell’arte scritta, quando per assurdo non c’era ancora il web, con i siti e i social, e le centinaia di pagine che oggi possono parlare di quegli eventi.
Oggi, sempre più spesso ci si trova di fronte al silenzio più assoluto: quasi tutte le testate, più o meno note, virtuali o meno, si limitano a riproporre esclusivamente il comunicato stampa dell’evento, e nessuno scrive più recensioni, nemmeno quando sarebbero positive che potrebbero lasciare traccia di quanto di buono è stato fatto.

Quanto conta il tuo lavoro nella valorizzazione e la sopravvivenza degli
artisti e dell’arte?

Come scrive il Prof. Cosimo Semeraro, nella Presentazione del mio volume ANNINOVANTA 1990-2015.

Un percorso nell’arte italiana: ”Purtroppo l’attuale crisi colpisce e ferisce proprio questo settore che tocca la creatività: oggi, essere creativi ed essere diciottenni è la stessa disgrazia; è forte il
pericolo di schizofrenia fra il mondo della formazione e il mondo dell’arte.

La mancanza di lavoro innesca sempre paurosi scenari di chiusura e di incertezza esistenziale”.

Intellettualmente, il mio sforzo è teso a rompere il muro e fare
qualcosa gli Artisti della Generazione anni ’60, e non solo.

Vorrei mostrare il loro giusto merito, e il loro giusto valore.

Di molti artisti, sul web, ne parlo soltanto io.

Questi artisti non hanno significativi passaggi in asta e sembra quasi che a livello internazionale non lavorino, eppure sono sempre presenti in esposizioni che si svolgono in importanti sedi museali italiane e straniere.

La cosa è quantomeno curiosa e va nella direzione di quanto da sempre sostiene un importante Gallerista modenese, mi riferisco a Emilio Mazzoli della omonima Galleria, quando dice di acquistare quello che gli altri oggi non comprano, naturalmente scegliendo tra gli Artisti che però espongono in importantissime sedi.

Se oggi andiamo a vedere i valori attuali dei più gettonati Artisti dalle
riviste patinate dei tempi passati, vediamo che non hanno poi mantenuto proporzionalmente le aspettative che promettevano, mentre altri all’epoca, meno pubblicizzati e acquistati ma che esponevano in vere sedi espositive museali, hanno poi sempre proporzionalmente battuto le magre aspettative sul loro nome.
Quello che posso fare, al pari di un Consulente Finanziario Indipendente, è portare alla conoscenza dei più, in forma completamente autonoma, tutta una serie di Artisti ad oggi dimenticati dal mercato ma con una importante storia espositiva alle spalle e una significativa qualità nella propria produzione artistica.

Cosa consiglieresti a un artista che vorrebbe vivere di arte?

Penso che la difficoltà maggiore sia sempre legata alla validità dell’opera e alla convinzione che ogni autore ha delle proprie capacità.

Prima di voler vivere d’arte bisogna porsi alcune domande.

Essere sempre obiettivi; le maggiori fatiche sono legate alla complessità del lavoro, non sempre percepibile a livello di vendita; è il mercato che diventa importante e a volte strategico nell’attribuire valore e sostegno ad un autore le cui opere devono entrare a far parte di collezioni di prestigio ed essere sostenute da una certa parte della critica.
Un autore che vuole fare l’artista di mestiere deve avere una grande
preparazione professionale, buone idee, visitare e frequentare le grandi fiere, cercare costantemente occasioni per mostrare il proprio lavoro in situazioni di qualità e dedicare ogni giorno del tempo alle relazioni.

Mi è difficile dare consigli che possano essere validi per tutti perché ognuno deve seguire le proprie inclinazioni, magari sbagliando.

Da parte mia, suggerirei di imparare bene l’inglese e fare esperienze con
possibilità di soggiorni anche lunghi all’estero, tenendo ben presente che non è la gara dei cento metri: bisogna prendere il tutto come una lunga maratona dove è necessario avere resistenza e non scoraggiarsi, essere curiosi, constatare se quello che si sta facendo è la prima cosa a cui si pensa il mattino appena svegli e l’ultima prima di addormentarsi, cercare di osservare i successi altrui come fonti di stimolo e ricordarsi che come lavoro potrebbe essere tra i tanti uno di quelli più poetici!
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Contatti:
www.brunelliroberto.it

Mail. [email protected]

Francesco Cogoni.